Il piano del governo per finanziare il reddito di cittadinanza

18 Luglio 2018, di Alessandra Caparello

Il ministro dell’economia Giovanni Tria lo ha assicurato: il reddito di cittadinanza si farà non fornendo però tempistiche. Il problema principale è trovare le coperture necessarie per cui i lavori al MEF sarebbero già partiti.

Ne scrive Il Messaggero secondo cui il ministro ha messo al lavoro i suoi tecnici per trovare una via sostenibile per i conti pubblici e qualche indicazione dalle prime riunioni è emersa. La prima più importante, sottolineata dal ministro Tria, è che il reddito di cittadinanza non avrà costi, perché sarà finanziato con strumenti di welfare già esistenti. Cosa significa? Che l’assegno di 780 euro al mese promesso dal Movimento Cinque Stelle verrebbe in parte pagato attingendo alle risorse del Rei, il Reddito di Inclusione previsto dal precedente governo.

In realtà il progetto grillino, scrive Andrea Bassi, “Starebbe cambiando forma per modellarlo alle richieste dell’ alleato leghista, che non vuole un sussidio ma uno strumento che traghetti chi è in difficoltà verso un’ occupazione”. Così facendo si allargherebbe l’arsenale delle misure attuali a sostengo dei meno abbienti da inglobare nella Naspi, il sussidio di disoccupazione.

Le risorse verrebbero dai fondi europei come ha spiegato il ministro per gli Affari europei Paolo Savona nei giorni scorsi. Ma in ogni caso i tempi non sono brevi visto che si tratta di riformare un interno sistema.

In ogni caso l’idea del reddito minimo continua a far discutere anche fuori dai confini nazionali. C’è che lo critica come Frank Field esperto di riforma del welfare secondo cui il reddito di base universale non risolverà i problemi ma ne creerà di nuovi e c’è chi lo difende come Nicola Sturgeon, primo ministro scozzese, secondo cui l’idea del reddito minimo vale la pena di essere presa in seria considerazione.