IL PADRINO DELLO SPAM FINISCE IN GALERA

1 Dicembre 2009, di Redazione Wall Street Italia
Questo articolo viene pubblicato per gentile concessione di Paolo Attivissimo che gestisce il bel blog IlDisinformatico e che ringraziamo. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Si era autoproclamato “il Padrino dello spam”, the godfather of spam, ma l’FBI l’ha preso e messo in cella lo stesso. Il sessantaquattrenne Alan Ralsky è stato condannato dal tribunale federale di Detroit a più di quattro anni di carcere, insieme al genero Scott Bradley e ad altri due complici. Dovrà inoltre risarcire 250.000 dollari alle autorità federali.

Ralsky è noto agli internettiani come uno degli spammer più prolifici della Rete: mandava decine di milioni di e-mail pubblicitarie indesiderate ogni giorno. Era noto anche perché, a differenza dei suoi colleghi, non faceva mistero della propria attività pestifera, tanto che si fece intervistare dal Detroit News nel dicembre del 2002.

La punizione della Rete non tardò ad arrivare: gli utenti riuscirono in pochissimo tempo a scoprire l’indirizzo di casa di Ralsky e lo pubblicarono su Slashdot.org, col risultato che Ralsky si trovò iscritto a una quantità colossale di cataloghi e riviste cartacee gratuite. La sua abitazione fu intasata di posta-spazzatura, esattamente come lui intasava le caselle di mail altrui. Eppure ebbe il coraggio di dichiarare “Queste persone sono pazze, mi stanno molestando” al Detroit Free Press, senza dunque capire l’antifona.

La fine ingloriosa di Ralsky servirà da monito agli altri spammer che intasano Internet? Improbabile. La condanna, infatti, non è tanto per la sua attività di spammer, quanto per una frode sul mercato azionario perpetrata attraverso mail-spazzatura.

Fra il gennaio 2004 e il settembre del 2005, Ralsky e i suoi complici crearono una truffa “pump and dump”: comprarono a basso costo azioni di società in crisi e poi inviarono a destinatari presi a caso un enorme numero di mail pubblicitarie che consigliavano l’acquisto delle azioni di queste società. Fra i destinatari c’era sempre qualcuno che abboccava, attratto dall’idea di facili guadagni in borsa, e quindi il valore delle azioni saliva artificiosamente: a quel punto Ralsky e soci vendevano le proprie azioni con un lauto guadagno, lasciando gli altri investitori con un pugno di mosche.

L’attività rendeva bene: uno dei suoi complici, How Wai John Hu, ha dovuto versare alle autorità mezzo milione di dollari derivante da queste speculazioni illegali.

Fonti: AFP/Sydney Morning Herald, The Inquirer, The Telegraph, articoli citati da Wikipedia.