Il nuovo ministro dell’Economia della Germania e quindi dell’Europa

27 Settembre 2017, di Daniele Chicca

I media tedeschi hanno equiparato l’esito e le conseguenze delle elezioni Federali a un ‘flacherdbeben‘, ossia un “terremoto” politico. Non solo per la Germania ma anche per l’Europa intera. Dopo la vittoria meno ampia del previsto la Cancelliera Angela Merkel, al suo quarto mandato, si rivolgerà ai Liberali (10,7% dei consensi e 80 seggi ottenuti a urne scrutinate) e forse anche ai Verdi (8,9%) per cercare di formare una coalizione di governo detta “giamaicana” (dal colore dei tre partiti rappresentati).

I Social Democratici di Martin Schulz, che come i conservatori del blocco CDU/CSU hanno ottenuto il risultato minimo storico, hanno già annunciato che stavolta rimarranno all’Opposizione e che Merkel deve prendersi le sue responsabilità del risultato del voto. Schulz si riferisce non soltanto alla perdita di consensi dei due grandi partiti dell’establishment, ma anche dell’ascesa dell’estrema destra. Alternativa per la Germania (AFD), una forza anti migranti e populista, ha sfondato ottenendo il 12,6% dei voti, grazie soprattutto alla performance nell’Est del paese. Per la prima volta da più di mezzo secolo una formazione di destra radicale entra in Parlamento in Germania.

Tornando a quelli che si preannunciano lunghi e tesi negoziati per formare un governo con una maggioranza parlamentare, il leader dei Liberali (FDP) Christian Lindner ha già fatto sapere che se Merkel lo avvicinerà per proporre una coalizione, chiederà in cambio il posto di ministro dell’Economia della Germania. Si tratta dell’incarico più importante di governo dopo quello di Cancelliere e anche il più importante probabilmente di tutta l’Europa unita. In teoria è il primo partito incaricato di formare il governo che propone un nome per quel ruolo di spicco, mentre alla seconda formazione politica più rappresentata spetta la carica appena inferiore come prestigio: di solito quella di ministro degli Esteri.

Germania: chi è e cosa vuole Christian Lindner

Anche se le idee del partito dei Liberali, favorevole al libero mercato e al capitalismo globale, sono simili su molti aspetti dello spettro economico a quelle dei conservatori al potere da ormai 12 anni, l’opinione sul sostegno all’Europa è ben diversa, negli anni il partito centrista ha assunto un orientamento sempre più nazionalista e anti europeo. Lindner ha una visione più rigidfa e meno favorevole all’integrazione persino dell’attuale ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, considerato uno dei grandi falchi di Germania. Dalle ultime indiscrezioni stampa pare che all’uscente Schaeuble verrà proposto come “contentino” il posto di presidente del Parlamento.

In campagna elettorale Lindner ha chiesto più rigore e il rispetto assoluto del patto di stabilità Ue, un insieme di regole disegnate per impedire ai deficit dei singoli Stati membri di gonfiarsi. Con l’esempio della Grecia bene in mente, il leader dei Liberali ha anche chiesto procedure che consentano a un paese membro di uscire dall’Eurozona senza dover abbandonare anche l’Unione Europea.

Il primo punto non piacerà al neo presidente francese Emmanuel Macron, che potrebbe non riuscire a trovare un punto d’incontro nel merito con Lindner. Macron, come ha spiegato con l’intervento di ieri circa il suo progetto di integrazione europea, vorrebbe regole di bilancio meno severe per consentire agli Stati membri di investire soldi pubblici quando si presenta la necessità. A Mario Draghi, presidente della Bce, non andrebbe a genio dover trattare con un’autorità di politica economica più importante d’Europa che non è d’accordo con la sua l’euro è irreversibile.

Germania e Bce governate da falchi: scenario da incubo per l’Italia

Un’altra poltrona fondamentale che potrebbe cambiare ospite nel panorama europeo nei prossimi tempi è proprio quella della Bce. Draghi è ben poco popolare in Germania. Il programma di quantitative easing è stato messo in discussione dalla Corte Suprema di Germania, mentre il collega di Draghi Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, ha chiesto più volte che venisse interrotto. Le misure hanno permesso all’Eurozona di superare il periodo di crisi del debito, contribuendo alla crescita dell’economia tedesca ma è i tassi di interesse ultra bassi o negativi hanno eroso i risparmi del popolo tedesco.

Se Merkel dovesse offrire al 37enne Lindner il ruolo di ministro delle Finanze (Schaeuble, in carica dal 2009, ha 75 anni ormai e le sue condizioni di salute sono relativamente precarie da quando ha scampato un tentativo di omicidio durante un comizio elettorale nel 1990), una delle prime mosse del leader del FDP sarebbe quella di spingere per la candidatura di Weidmann a capo della Bce nel 2019, l’anno in cui le misure di stimolo monetario straordinario di Draghi saranno ormai con ogni probabilità concluse.

Due falchi tedeschi a dettare le regole (Weidmann alla Bce e Lindner al governo del ministero di Economia in Germania, e quindi in Europa): sarebbe uno scenario da incubo per l’Italia e i paesi meno virtuosi dell’area euro.