Società

IL NUOVO CORSO DEL CREDITO
NELL’ ERA DRAGHI

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(WSI) –
La benedizione del presidente del Consiglio Romano Prodi, quella del ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa,il via libera del presidente della Cariplo Giuseppe Guzzetti sono tutti segnali importanti cui va aggiunto il tacito consenso del governatore Mario Draghi che fin dalla sua prima uscita pubblica ha sollecitato i banchieri a promuovere nuove aggregazioni.

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L’avvio del progetto è anche il frutto più importante dell’alleanza tra il presidente di Intesa Giovanni Bazoli e quello di SanpaoloImi Enrico Salza,culminata nella scelta di Corrado Faissola per la presidenza dell’Abi a costo di provocare una spaccatura senza precedenti nel mondo bancario.

Bazoli e Salza avevano già accolto la sollecitazione di Draghi a crescere, ma senza successo. Le avances verso Capitalia e Mps erano state respinte dai destinatari, peraltro senza argomentazioni convincenti. Le ambizioni personali e il campanilismo che,secondo Draghi,non avrebbero dovuto frenare il processo incompiuto di consolidamento del settore bancario,finora hanno invece prevalso.

Adesso si apre una fase nuova. Rispetto ai tentativi precedenti anche il ” metodo” sembra più appropriato, con un maggiore coinvolgimento degli azionisti e un lavoro preparatorio più approfondito. Questo però non significa che tutti i problemi siano risolti. Il primo riguarda l’assetto azionario. Dopo la fusione i soci “forti” della nuova banca sarebbero sostanzialmente quattro, di cui due italiani e due stranieri. Il primo è l’insieme delle fondazioni (con il 22% circa) che,una volta raggiunto l’accordo sulla governance, le sedi e la strategia,si dovrebbero muovere all’unisono.
Al loro fianco, per motivi di “vicinanza” e a tutela dell'”italianità”, ci sarebbero le Generali (con il 4,5%).

Quanto ai due soci esteri, i loro obiettivi potrebbero essere diversi. Il Credit Agricole, che con il suo 18% è in grado di condizionare qualsiasi decisione del patto di sindacato di Banca Intesa e che avrebbe l’8% dopo la fusione, ha sempre affermato di essere favorevole a operazioni di crescita a patto di non dover diluire la sua quota. Può darsi che questa condizione venga meno nelle trattative per la governance della nuova banca e che l’Agricole accetti ua quota più bassa pur di rimanere in una posizione di forza,simile a quella che ha in Intesa, anche nella nuova banca.

Molto però dipenderà dalle scelte del Banco Santander. Gli spagnoli da tempo a Torino si trovano in mezzo a un guado. Hanno capito di essere indesiderati ( soprattutto con la tentata fusione Sanpaolo ImiDexia), ma non vogliono rinunciare all’opportunità di acquisire l’intero SanpaoloImi partendo dalla robusta quota che è già nelle loro mani. E magari riuscire là dove hanno fallito i rivali del Banco Bilbao Vizcaya, che si sono fatti sfilare la Bnl sotto al naso dai francesi di Bnp Paribas. Il progetto di fusione con Intesa non sarà accolto bene dal Santander, che potrebbe anche decidere di cedere le sue azioni. Oppure potrebbe puntare sull’insuccesso dell’operazione e rimanere alla finestra per vedere come va a finire. Pronto magari a giocare le sue carte se e quando Intesa e Sanpaolo Imi stabilissero che la fusione non conviene.

Ma i rapporti tra gli azionisti non sono l’unico ostacolo da superare. Per restare alla governance sarà interessante vedere come e dove saranno sistemate le numerose “prime donne” presenti nei due gruppi. A cominciare dai due presidenti, per i quali si profila un interessante compromesso grazie al nuovo dirito societario che consente l’istituzione di un consiglio di sorveglianza al fianco del consiglio di amministrazione.

Tra i vari top manager la guida operativa spetterà a Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa, mentre Alfonso Iozzo, che tanto ha contribuito al progetto, ha preferito fare un passo indietro, anche se assumerà importanti incarichi. Più complessa si presenta la situazione di Pietro Modiano, direttore generale dell’istituto torinese. Molti osservatori sono però pronti a scommettere che potrebbe assumere lo stesso ruolo nella nuova banca.L’unico che dovrebbe dormire sonni tranquilli è Mario Greco: la sua Eurizon, società di prossima quotazione mirata al wealth management, non dovrebbe correre rischi.

Infine c’è l’aspetto forse più delicato che riguarda il futuro del personale. BancaIntesa e SanpaoloImi sono due banche abbastanza efficienti che hanno compiuto importanti ristrutturazioni anche grazie alle precedenti fusioni. Perché l’aggregazione dei due colossi abbia un senso è necessario procedere alle dovute razionalizzazioni che comportano inevitabilmente, ancora una volta, riduzioni del personale. La fredda reazione delle forze sindacali all’annuncio di ieri è la conferma che il problema esiste e che potrebbe portare a tensioni anche politiche. Ma,con il consenso del sindacato e nei tempi dovuti, l’impresa non è impossibile.

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