Il Nasdaq cede l’1.6%, incognita petrolio

1 Marzo 2011, di Redazione Wall Street Italia

Marzo non inizia nel migliore dei modi, con i listini azionari che hanno perso circa un punto percentuale. A pesare sono state le parole del presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, che ha ammesso davanti al Senato che il rialzo delle materie prime potrebbe compromettere la ripresa.

La seduta e’ stata compromessa dall’incremento dei prezzi del petrolio, che si sono riavvicinati in area $100 al barile. Giornata record anche per oro e argento. Ieri Wall Street ha chiuso il terzo mese consecutivo in rialzo. I guadagni accumulati a febbraio sono stati dell’ordine del 3%.

Il Dow ha lasciato sul campo l’1,38% a quota 12.058, il Nasdaq l’1,61% in area 2.737, mentre l’S&P 500 l’1,57% a 1.306 punti. Tra i settori particolarmente deboli si segnalano i servizi petroliferi, il comparto energetico e quello finanziario. Tra le singole azioni, pesanti Caterpillar e Alcoa. Anche le General Motors cedono terreno nonostante la casa di Detroit abbia annunciato un rialzo del 49% delle vendite di auto in febbraio. In controtendenza invece Coca-Cola (+1,5%). L’indice della volatilita’ del Vix, misura considerata la piu’ attendibile per avere un’idea della paura che aleggia sui mercati, e’ salito del 10% oltre i 20 punti.

Anche i metalli preziosi sono stati molto richiesti, con l’argento che continua la sua incredibile corsa. L’oro sente il profumo di record, con i prezzi saliti a quota $1.425 l’oncia, mentre l’argento ha gia’ raggiunto i massimi di 31 anni.

La solidita’ della prova delle commodity trova le sue radici nei persistenti timori legati ai rischi di un effetto contagio nella regione mediorientale e nordafricana. La paura e’ che le tensioni e le rivolte potrebbero presto coinvolgere anche l’Arabia Saudita, il paese maggiormente ricco di risorse petrolifere al mondo, che secondo alcuni testimoni avrebbe mandato 15 carrarmati in Bahrein per sedare le rivolte di matrice sciita in corso nel paese confinante. Tutto cio’ dopo che il mercato azionario del regno saudita ha perso il 6,8%, il maggiore calo in oltre due anni.

In ambito macro, le parole di Bernanke circa i rischi inflativi in America hanno avuto l’effetto di spingere al rialzo il dollaro che invece fino a quel momento stava perdendo quota rispetto all’euro. Bernanke ha spiegato che i prezzi del greggio difficilmente comprometteranno la crescita dell’economia, ma che se il valore restera’ cosi’ alto, cio’ potrebbero congelare la crescita e alimentare l’inflazione. Bernanke resta preoccupato sulla debolezza del mercato del lavoro, ma vede segnali di solidita’ nell’andamento delle attivita’ economiche in generale.

I dati provenienti dalla Cina hanno attirato l’attenzione degli operatori, mentre una mano l’ha offerta anche l’andamento nel complesso positivo delle altre piazze finanziarie mondiali. L’attivita’ manifatturiera cinese si e’ indebolita in febbraio, ma paradossalmente ha aiutato a riportare un certo appetito verso il rischio nei mercati. Molti analisti intepretano infatti i dati piu’ deboli come un segno potenziale che la Banca Centrale del paese sara’ meno aggressiva nelle sue iniziative di stretta monetaria.

A proposito di manifattura, in febbraio l’indice Ism ha mostrato un miglioramento superiore alle attese ai massimi da maggio 2004. La spesa per le costruzioni e’ invece calata per il secondo mese consecutivo in gennaio.

In Europa, l’Eurostoxx 50 ha ceduto lo 0,75%, messo sotto pressione dai timori legati all’inflazione e dal rialzo dei prezzi dell’oro nero. Piazza Affari ha perso oltre l’1% appesantita dalla prova negativa dei finanziari e piu’ in generale dalle prese di beneficio.

Sugli altri mercati, nel comparto energetico i futures con scadenza aprile del greggio hanno chiuso in rialzo del 2,74% a $99,63 il barile. I contratti con scadenza aprile dell’oro hanno guadagnato l’1,5% a $1.431,2 l’oncia. Sul fronte valutario l’euro e’ arretrato dello 0,23% a $1,3771. Quanto ai Treasury, il rendimento sul decennale ha chiuso invariato al 3,4140%.