Il mondo va all’inverso: Seattle tassa i ricchi, Francia li premia

12 Luglio 2017, di Alessandra Caparello

L’idea di Seattle di introdurre un salario minimo per aiutare i lavoratori a basso reddito ha prodotto l’effetto contrario. Secondo quanto reso noto in un report dell’Università di Washington le aziende hanno deciso di automatizzare le proprie attività, spostare le imprese fuori città e tagliare posti di lavoro al fine di compensare i maggiori costi di manodopera.

Non soddisfatti del loro esperimento, il comune di Seattle ha deciso così di perseguire una forma più diretta di redistribuzione del reddito, introducendo un’imposta sul reddito dei ricchi. Come sottolinea il Seattle Times, la misura approvata dal consiglio comunale di Seattle prevede l’applicazione di un’imposta sul reddito totale superiore a 250mila dollari per i single e oltre 500mila per le famiglie  che presentano congiuntamente la dichiarazione dei redditi. I promotori della tassa, Lisa Herbold e Kshama Sawant, hanno affermato che i proventi dell’imposta potranno essere usati per abbassare le imposte sulla proprietà e aiutare i senzatetto, fornire alloggi a prezzi accessibili, creare posti di lavoro nell’economia green.

Se una città introduce una tassa sui ricchi dall’altra parte del mondo si pensa esattamente il contrario. Il premier francese Edouard Philippe ha annunciato un taglio delle tasse sulla ricchezza, insieme all’eliminazione della tassa di soggiorno locale: tutte misure che rientrano nel piano del governo guidato da Emanuel Macron di mettere in ordine le casse dello Stato con un piano di tagli fiscali di 20 miliardi in 5 anni.

Già l’anno prossimo, ha annunciato il premier Philippe, la Francia taglierà le imposte su imprese e persone di 11 miliardi di euro, più veloce di quanto originariamente previsto dal governo. Obiettivo è creare incentivi per nuovi investimenti, assunzioni e crescita economica.

In un’intervista al quotidiano Les Echos, il premier ha affermato che in Francia la pressione fiscale si abbasserà di 11 miliardi di euro nel 2018, pari a 4 miliardi in più di quel che era stato precedentemente annunciato.

La pressione fiscale sarà ridotta di circa 0,6 punti di Pil, per un ammontare di circa 11 miliardi. E’ uno sforzo considerevole