IL MONDO SCOPRI’ L’EPIDEMIA DELL’ANTICRESCITA

8 Settembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Come sarà il prossimo attentato? Un’autobomba, una lettera all’antrace, un aereo che si schianta su un edificio o un candelotto pieno di gas velenosi? E colpirà un’ambasciata, un autobus carico di bambini, una nave ancorata in un porto o una discoteca? Dopo l’11 settembre, una speciale forma di imprevedibilità e di angoscia ha fatto capolino nella vita dei paesi ricchi, fino ad allora tranquilli e sicuri delle loro prospettive di vita e di crescita, perfino arroganti in tale sicurezza.

Quest’imprevedibilità, e quindi l’impossibilità di misurare la probabilità di un evento futuro, potrebbe essere definita l’«anti-crescita economica». In un clima di imprevedibilità, diventa infatti assai difficile far progetti di ogni genere perché, invece di un rischio, misurabile con una certa precisione, che le singole imprese e i singoli individui possono razionalmente accettare o respingere in base alle proprie inclinazioni, ci si trova di fronte a un’incertezza, non misurabile e quindi paralizzante.

Diventa così più difficile far progetti, i tempi si allungano per le nuove decisioni di investimento e di consumo, gli orizzonti delle famiglie si restringono, i programmi delle imprese diventano meno audaci. Quasi inconsciamente, i consumatori sono più riluttanti a viaggiare in aereo, a recarsi nei supermercati, a far turismo in paesi lontani, mentre le imprese archiviano progetti di espansione in aree che vengono definite insicure. Se si fa eccezione per la Cina e per alcuni altri paesi emergenti, è difficile trovare un’economia che nel 2003 mostri un tasso di crescita superiore a quello del 2000 o della prima parte del 2001.

Detto tutto questo, sarebbe un errore attribuire la colpa del rallentamento esclusivamente agli attentati dell’11 settembre e alla lunga serie di atti terroristici che ne sono seguiti. L’«effetto 11 settembre» è risultato amplificato in quanto, già prima di quei clamorosi attentati, altri germi di recessione avevano colpito i circuiti economici dell’economia mondiale e, soprattutto, dell’economia americana. Proprio il giorno precedente si era verificato un vistoso calo delle quotazioni di Borsa e proprio l’11 settembre, poche ore prima degli attentati, un giornale serio e posato come il tedesco Die Welt recava come titolo di apertura Timori di recessione, caos nelle Borse.

L’economia, in altre parole, era già malata per conto suo e, per seguitare con una metafora medica, i fatti traumatici dell’11 settembre possono essere paragonati alle vicende di un malato di polmonite che si rompe una gamba: si tratta di due patologie assai differenti le quali, però, prese congiuntamente, interagiscono negativamente tra loro e aggravano sensibilmente il quadro clinico. Che tutto ciò si sia tradotto soltanto in un rallentamento, o, al massimo, in uno stallo, e non già in un vero e proprio collasso, è un tributo alla solidità dell’economia globale e soprattutto di quella americana, e all’efficacia delle politiche economiche.

Solidità strutturale e decisioni tempestive sono riuscite ad arginare gli effetti negativi ma non a procedere automaticamente a un rilancio miracoloso: il paziente è sfebbrato, potrebbe ricominciare una vita normale ma persiste una debolezza di fondo che gli sconsiglia di uscir di casa. Nemmeno i dinamici Stati Uniti sono riusciti a scuotersi di dosso una certa debolezza: i disoccupati sono cresciuti di oltre due milioni, la ripresa è esitante e parziale. Ci vorrà, in ogni caso, molto tempo perché l’economia mondiale ritrovi i ritmi degli anni novanta.

Forse non ci riuscirà se prima non si tornerà alle certezze: è ben difficile immaginare un’economia che si espande ai ritmi della pace se nel mondo permane un clima di guerra.

Copyright © La Stampa per Wall Street Italia, Inc. Riproduzione vietata. All rights reserved.

Che tu sia d’accordo o no con questo articolo, ti preghiamo di farci conoscere la tua opinione. I commenti migliori, redatti in forma di articolo, saranno selezionati e pubblicati su Wall Street Italia. Per scriverci utilizza il link SCRIVI A WALL STREET ITALIA .