IL MODELLO USA SENZA DOLCE VITA

1 Agosto 2003, di Redazione Wall Street Italia

New York, la città che non va mai a dormire, non è più da sola: adesso è
tutta l’America che corre a perdifiato e non va nemmeno più in vacanza
d’estate. Sempre più aziende stanno abolendo le ferie d’agosto e sempre meno
giorni di riposo vengono concessi durante l’anno; stanno correndo a grandi
passi verso il lavoro 24/7 – 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana.

E’
l’inesorabile destino di una nazione-continente che deve trainare l’intero
mondo occidentale, che non può fermarsi mai, che assorbe, consuma e digerisce
molto più di quello che produce. In una sequenza inarrestabile. Pena, il
collasso del sistema.
Borsa, obbligazioni, mutui immobiliari, carte di credito e crediti al consumo
sono il perno fondamentale del meccanismo.

La pensione? Te la costruisci da solo, investendo in Borsa con un orizzonte
temporale di almeno trenta anni e se poi i ribassi delle quotazioni degli
ultimi tempi ti hanno falcidiato il valore delle somme accantonate
costringendoti a ritardare l’addio al lavoro per riportare il tuo fondo
pensione in linea di galleggiamento, lo accetti perchè sono le regole del
gioco.

Gli ospedali? Sono quotati sul mercato azionario e valgono decine di miliardi
di dollari perchè portano a casa un mucchio di profitti; se non appartieni
alle fasce sociali protette dai programmi federali di rimborso MediCare e
MedicAid sai che dovrai pagare lauti premi alle compagnie assicurative
sanitarie.

I debiti? Non sono un’eccezione, sono la regola. Gli Stati Uniti ne sono un
grande esportatore. La proposta di Tremonti in DPEF, poi subito ritirata, di
utilizzare la casa di proprietà a garanzia di prestiti destinati ad
alimentare i consumi o l’estinzione di debiti pregressi ha fatto sorridere o
inorridire ma è l’ingranaggio che ha di fatto sorretto alle fondamenta
l’economia americana nell’ultimo triennio, contribuendo con un incredibile 20%
alla crescita del loro PIL. Ed ora che i tassi di interesse dei mutui sono
sensibilmente aumentati tornando ai livelli di fine 2002 (5,9% a 30 anni) c’è
forte preoccupazione nella Fed che il fenomeno possa bloccare o quantomeno
rallentare questo determinante motore dello sviluppo.

Competere con gli Stati
Uniti per poter diventare il faro del mondo vuol dire seguirli su questa
strada: lo vogliamo veramente?

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