Il mercato prende per buoni gli stress test delle banche europee

26 Luglio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Lo stress test delle banche, i cui risultati sono stati pubblicati venerdì sera a mercati chiusi, non ha portato grossi scossoni sui mercati. Si tratta, come molti di voi già sapranno, di un programma di valutazione del capitale di vigilanza. Fondamentalmente è stata effettuata una valutazione della riserva di capitale per determinare se le organizzazioni bancarie più grandi europee sono dotate di sufficiente capitale per poter reggere l’impatto di una congiuntura più difficile rispetto a quanto si poteva, ragionevolmente, predire.

Tale limite, Tier 1 al 6% come soglia di sufficienza, sta ad indicare il rapporto fra il patrimonio di base della banca e le sue attività ponderate in base al rischio e rappresenta la quota più solida facilmente disponibile del patrimonio della banca. L’operazione è stata condotta dal CEBS (Committee of European Banking Supervisors), in collaborazione con la Banca Centrale Europea sulle principali banche Europee (91 entità, di cui 5 italiane). Il risultato non è stato poi così preoccupante: esso ha infatti evidenziato una buona capacità delle banche esaminate a poter far fronte ad eventuali ed ulteriori peggioramenti dell’economia reale nel prossimo biennio.

Solo 7 istituti non hanno passato l’esame: la tedesca Hypo Real Estate (già salvata dallo Stato due anni fa, prima di essere nazionalizzata), la Agricultural Bank greca e 5 casse di risparmio iberiche: Cajasur, Diada, Unnim, Espiga e Banca Civica. Le 5 banche italiane che sono state sottoposte a questo esame sono state UniCredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare e Ubi Banca. I mercati, come detto, non hanno mostrato reazioni particolari e noi siamo del parere che, dopo i rumor circolati nelle scorse settimane secondo i quali le banche che non avrebbero passato il test sarebbero state molto più numerose, un numero tale da dover costringere a spostare, almeno momentaneamente, la soglia di tolleranza al 4.5%, tutto sommato, si tratti di un ottimo risultato, che potrebbe dare effettivamente un po’ di fiducia nel sistema.

Per quanto concerne la settimana entrante, dovremo prestare attenzione a molti dati importanti in uscita. Si parte con la vendita di nuove case negli Stati Uniti oggi, con un +5.2% previsto per il mese di giugno, contro il disastroso -32.7% del mese precedente. A seguire, martedì, il dato sulla fiducia dei consumatori americani, da guardare con estrema attenzione in quanto fautore, a nostro parere, dell’inizio della discesa del dollaro americano, cominciate circa un mese fa dopo che era stato pubblicato un 52.9 contro attese superiori a 60 punti (51 consensus). Mercoledì arriveranno gli ordini di beni durevoli, indicativi dell’andamento dell’attività industriale per i prossimi mesi, attesi in aumento dell’1% e la decisione sui tassi della Banca Centrale neozelandese, che dovrebbe alzare i tassi di un quarto di punto, portandoli al 3%. Giovedì giornata tranquilla, a parte qualche dato sugli yen, mentre venerdì, disoccupazione europea, Pil canadese e Indice dell’Università del Michigan.
Non sono variati di molto i livelli da osservare per un po’ di trading nelle prossime ore.

L’eurodollaro è sempre compreso all’interno della oramai famosa tendenza rialzista e sino ad una nuova discesa al di sotto di 1.2820 prima e 1.2750 poi, l’analisi di questa tendenza suggerisce di poter continuare a seguire quanto mostrato sino ad ora. L’obiettivo nel breve rimane a 1.3020.
Dobbiamo, nostro malgrado, ripeterci anche sul cambio UsdJpy. In questo caso i due livelli da considerare per un trading di breve sono dati dal supporto a 86.30 (dove abbiamo visto un bel doppio minimo nell’ultima settimana di scambi) e dal livello di resistenza a 88 figura. Come sosteniamo da alcune settimane la tendenza è evidentemente ribassista e l’obiettivo rimasto ancora da raggiungere si trova a 84.90.

Il cambio EurJpy è insieme al cable, tra le majors, quella più vicina ad una svolta. È distante infatti solamente 30 punti il massimo di 113.30, più volte toccato nelle ultime settimane e da considerare come livello di breakout per seguire l’eventuale aumento di volatilità successivo ad una sua rottura.
Dicevamo sopra di quanto GbpUsd possa essere vicino ad un cambiamento dei livelli a cui siamo abituati da qualche settimana. Il livello di resistenza compreso fra 1.547 e 1.55 si trova infatti particolarmente vicino: una rottura avrebbe come primo livello obiettivo 1.5750.

Passiamo al cambio GbpJpy, vedendo come la risalita degli ultimi due giorni ha avvicinato un livello utilizzato più volte nelle ultime settimane. A 135.70-135.90 infatti si sono concentrati una buona serie di massimi dall’inizio di giugno.

Vediamo il cambio AudUsd in un buon momento di risalita, successivamente al superamento del doppio massimo di 0.8870. Se questo livello, che ora è divenuto il supporto, dovesse tenere ad un’eventuale movimento di discesa potremmo avere una risalita del cambio sino a recuperare tutto il terreno perso da metà aprile, dal famoso doppio massimo di 0.94 figura.

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