Il mantra di Bernanke: ok a dollaro forte. Ma euro supera $1,48

28 Aprile 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma- Anche nella giornata di ieri, nel corso della conferenza stampa che ha seguito la decisione sui tassi sui fed funds (rimasti invariati), il presidente della Fed Ben Bernanke ha proferito le solite parole, parole che si sentono da mesi, se non da anni. Un dollaro forte, ha affermato, “è nell’interesse degli Stati Uniti”.

Una dichiarazione che appare sempre di più come un mantra e a cui evidentemente il mercato non crede: stamattina, l’euro è arrivato a testare anche il massimo dal 7 dicembre del 2009, balzando fino a $1,4882, e tuttora rimane puntato verso la soglia a $1,49, visto che scambia a $1,4880.

Diametralmente apposta la performance del dollaro, con l’indice di riferimento che dopo la decisione della Fed di lasciare invariati i tassi – ma anche di non eliminare dal comunicato la frase “per un periodo di tempo prolungato” – scivola al minimo dal 2008, a quota 72,982, riproponendo il minimo degli ultimi tre anni testato già nella giornata di ieri, prima della diffusione del comunicato della Fed.

“Già l’altro ieri il segretario al Tesoro Timothy Geither aveva detto che non voleva sfruttare la leva competitiva del dollaro – afferma in una intervista a Class Cnbc Alessandro Frigerio, di RMJ Sgr – , ma il rapporto di cambio si muove sempre in base a quanto fanno le Banche centrali di riferimento. Checchè ne dicano Bernanke o Geithner, fino a quando la Fed inonderà il mercato di liquidità, è evidente che pensare a un dollaro forte non è un’ipotesi molto credibile, e da europei dobbiamo chiederci quando l’euro forte inizierà a dar fastidio”.

La reazione dei mercati di cambi alla decisione della Fed vede tra l’altro il dollaro australiano toccare un livello record e lo won sudcoreano testare il massimo degli ultimi 32 mesi.

“Le politiche (monetarie) degli Stati Uniti rimarranno molto, molto accomodanti – ha commentato Mikio Kumada, strategist globale presso LGT Capital Management, in una intervista a Bloomberg Television – In un arco temporale molto breve, è difficile immaginare che qualcosa possa cambiare, a meno che il dollaro non dovesse scendere davvero troppo”.