IL MAL D’EURO

3 Settembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Il premier svedese Persson, che si batte per il sì all’ingresso della Svezia nell’euro, di fronte ai sondaggi negativi ha adottato una tattica dilatoria: gli svedesi debbono votare sì, ma l’ingresso effettivo della Svezia nell’euro sarà posticipato, in attesa della verifica sul rispetto del Patto di stabilità da parte della Germania, della Francia e dell’Italia. Persson non potendo accusare l’euro in quanto tale, se la prende con i deficit dei tre paesi (quello italiano peraltro è sotto il 3 per cento).

Ma il grande malato è proprio l’euro. Il cambio della moneta è stato il più grande, il più drastico, il più rapido che la storia ricordi. Tutte le monete di 12 Stati sono state sostituite dall’euro, espresso in dischetti di metallo e piccole banconote, in un’area di oltre 250 milioni d’abitanti, senza nessun controllo da parte della Commissione di Bruxelles e della Banca centrale sugli effetti che l’eccezionale operazione poteva esercitare sui nuovi prezzi.

La frase del presidente della Confindustria, D’Amato, per cui l’euro è stato surrettiziamente scambiato dai commercianti per mille lire, riassume bene la situazione, per l’Italia.
Ma tutta l’Europa ha subito una pressione inflazionistica da cambio, seppure in misura variabile, in base alle diverse opportunità di giocare sull’illusione monetaria offerte dal cambio dell’euro con la precedente moneta. La pressione inflazionistica è stata anche favorita dal fatto che la nuova unità monetaria non è rappresentata da una banconota, come il potere di acquisto che essa intendeva rappresentare, ma da una dimessa monetina.

Per evitare che dilagasse la pressione inflazionistica che l’Europa si era inflitta, la Banca centrale ha stretto i freni, mentre di fronte all’intreccio fra effetti dell’11 settembre e sgonfiamento del boom degli Usa, sarebbe stato forse necessario allentarli. Evitando, per esempio, di ridurre i tassi, mentre la Fed di Greenspan li abbassava. La Bce, invece, ha fatto salire l’euro a un cambio artificioso con l’area del dollaro, mandando le economie europee in depressione. Sono scese così le pubbliche entrate e tagliare drasticamente i deficit ora sarebbe pericoloso. Abbiamo molti problemi strutturali, ma l’euro li ha peggiorati.

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