IL MAGO ROMANO: VIA UNA TASSA QUA, ECCONE
UN’ALTRA LA’

15 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

*vicedirettore di Finanza&Mercati. Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Diciassette anni fa, cadeva il socialismo reale. Con la Finanziaria “tassaespendi”, la trimurti Prodi-Visco-Padoa-Schioppa ha fatto nascere il socialismo irreale. In che cosa consista il socialismo irreale, è presto detto. Primo: sfornare i provvedimenti di legge in una versione originale a sorpresa, con decine e decine di aggravi di prelievo e nuovi strumenti di spesa che vengono sottaciuti al momento della presentazione; che spesso si rivelano malvalutati e malcompresi dagli stessi ministri e parlamentari dell’Unione che li redigono; che diventano evidenti solo a mano a mano che gli osservatori, gli analisti e gli esponenti dell’opposizione riescono a metterci gli occhi sopra.

E che infine, a quel punto, intanto restano scritti – e nel caso del decreto fiscale immediatamente vigenti. Poi, comincia il suk delle annunciate modifiche e delle mille riscritture, con pezzi della maggioranza in lotta l’uno contro l’altro, con ministri riottosi che si battono ciascuno per il proprio dicastero e che magari in Consiglio dei ministri votano no per ripicca, se le proprie richieste non sono state ancora soddisfatte.

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Alla fine, l’Unione annuncia la riscrittura finale, e finisce per vantare addirittura il merito di sgravi, rispetto alle norme esistenti. Et voilà, come fosse il mago Silvani, Prodi bastona nelle nostre tasche ma chiede l’applauso per il suo trucco.

È puro illusionismo. Perché gli aggravi di imposte e di tasse è stata l’Unione a scriverli, e dunque quando si giunge al voto finale su testi rivisti non di sgravi si tratta, ma di lievi attenuazioni che servono solo a distrarre l’opinione pubblica dal fatto che gli aggravi restano. Nel socialismo reale, le nomenklature vendevano al mondo la favola della piena occupazione, e nascondevano il gulag. Nel nostro socialismo irreale, l’Unione vende ai suoi elettori la fiaba degli alleggerimenti a chi ha meno e della maggior redistribuzione, nascondendo un punto e mezzo in più di pressione fiscale su tutti che si realizzerà nel 2007 grazie alle sue leggi.

Il metodo Silvan – con tutto il rispetto per il grande prestigiditatore italiano – lo abbiamo visto nelle quattro riscritture delle cinque aliquote Irpef che hanno sostituito le quattro precedenti, e nelle cinque riscritture susseguitesi delle nuove detrazioni fiscali per numerosità del nucleo familiare per soglia di reddito.

Ogni riscrittura era imposta a Visco dal fatto che saltavano fuori analisi sempre radicalmente smentitorie, della sua pretesa iniziale per la quale solo il 10% dei contribuenti avrebbe pagato di più. Ma la bastonata resta, alla fine.

Il metodo-Silvan lo abbiamo visto ieri in atto sul prelievo aggiuntivo locale disposto con la tassa di soggiorno inizialmente consentita ai Comuni fino ai cinque euro per giorno. E ieri il governo ha fatto marcia indietro innalzando però la soglia dell’addizionale Irpef che gli enti locali potranno chiederci: anche qui in maniera regressiva, visto che la percentuale è fissa a prescindere dalla soglia di reddito.

Il metodo Silvan lo abbiamo visto in atto nei tagli inizialmente previsti al ministero degli Esteri di D’Alema e lo stiamo vedendo in quello dell’Università di Mussi, che di giorno in giorno ottiene riscritture in cambio della sua minaccia di continuare a votare no. Il metodo-Silvan è in atto per quel che riguarda il pubblico impiego, al quale il governo ha risposto appostando i 2,8 miliardi per il nuovo contratto che inizialmente non erano previsti, ma testualmente riservandoli al biennio che scade al 2008.

Il metodo-Silvan lo abbiamo visto in atto nelle diverse puntate della maxistangata riservata ad automobili e motocicli: prima un aggravio del bollo per tutti, poi una maxistangata solo per i veicoli sopra i 136 cavalli, poi la somma dei due criteri col risultato che a risultarne colpiti sono 9 auto su 10 tra quelle circolanti in Italia, poi con la stangata aggiuntiva degli aggravi sulle imposte dovute per ogni atto di compravendita e registrazione del veicolo, al di là della tassa di possesso, e poi ancora coi 50 milioni di più tasse per le sole motociclette.

Ora ci aspetta una rilimatura verso il basso del bagno di sangue complessivo: ma ci potete scommettere, come per l’Irpef e la tassa di soggiorno sarà pura apparenza e la stangata resterà. Anzi: la commedia finirà con un nuovo regalo alla Fiat, oltre alla mobilità lunga a spese nostre per alcune migliaia di suoi dipendenti, e cioè con la reintroduzione degli incentivi alla rottamazione dei vecchi veicoli non di standard Euro4,e dunque più inquinanti.

Talora il governo non riesce a metter la pezza a colori necessaria al gioco di prestigio. E allora, com’è avvenuto ieri sul taglio previsto per oltre 400 milioni degli incentivi al Sud, quando il centrodestra protesta, ecco che il sottosegretario alla Presidenza Letta dice che verranno reintrodotti, anche se per la loro copertura il governo non sa che dire e rimanda la soluzione al prossimo esame del provvedimento.

E ancora, il metodo-Silvan ha partorito le tre diverse versioni dell’esproprio del Tfr, fino alla versione attuale che lo limita a tutte le imprese che abbiano più di 50 dipendenti, compresi però i lavoratori sotto quella soglia per chi la supera: cosa in contrasto col buon senso, ma altrimenti il Tesoro ci perdeva un miliardo e mezzo di nuove entrate su 5,8 che conta di incassarne. Le imprese dovrebbero ringraziare, dice Prodi. Di che, visto che son 6 miliardi in meno nelle loro casse, e in più in quelle statali?

Certo, il decreto fiscale approvato ieri al Senato con 161 voti contro 154, dice che l’Unione degli illusionisti potrà forse veder approvata anche la sua finanziaria, a Palazzo Madama. Ma resta il fatto che il socialismo irreale distrugge ricchezza ed estende l’area del parassitismo di Stato. La parabola migliore del socialismo irreale è quella disegnata ieri dalle parole di Visco riservate all’Alitalia. Non solo abbiamo dilapidato 14 miliardi di euro sull’altare della compagnia di Stato negli ultimi vent’anni. Oggi Visco ci dice che l’unico rimedio è fonderla con AirOne, cioè l’unico concorrente italiano nato in questi anni. Grazie alle follie dispendiose della compagnia pubblica, invece di farla fallire come hanno fatto svizzeri e belgi dovremo ora farle mangiare il concorrente e tornare al monopolio.

Le Ferrovie dello Stato si sono ieri prenotate per analogo trattamento, chiedendo altri 6 miliardi di euro dalle nostre tasche. Il metodo-Silvan può iludersi che gli italiani siano stupidi e ci caschino. Ma i sondaggi dicono che ormai i contrari al governo superano il 60%. Figuriamoci quando gli italiani si renderanno conto dei denari in meno a ogni pagamento disposto dalla finanziaria.

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