IL LUSSO
MADE IN ITALY
VINCE IN BORSA

1 Dicembre 2005, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – La moda e il lusso italiano vincono in Borsa. Parola di Merrill Lynch Italia, che ieri, in occasione del Milano Fashion Global Summit, ha illustrato la classifica mondiale delle performance di settore negli ultimi dodici mesi. Ebbene, nelle undici posizioni di testa troviamo ben cinque griffe italiane. A cominciare da Geox, prima assoluta con una crescita del titolo pari al 68,2% tallonata dalla Tod´s di Diego Della Valle in seconda posizione con il 63%.
Al quarto posto ecco Mariella Burani (+51,7%) mentre Luxottica è sesta con un aumento del 44,7%. In undicesima posizione, prima assoluta del comparto alimentare, troviamo Campari (+25,4%).

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Insomma, il made in Italy messo in crisi dalla globalizzazione, impaurito dalla concorrenza cinese, in difficoltà sul fronte della competitività mostra una insospettabile capacità di ripresa. Almeno per quanto riguarda i mercati finanziari e le performance dei campioni esaminati da Merrill Lynch. Lo studio della grande banca d´affari mette in rilievo altri dati interessanti. Come l´incremento medio delle quotazioni borsistiche mondiali del lusso (+23,2%), inferiore di dieci punti al risultato della pattuglia italiana (+34,4%), in questo caso rafforzata dalla presenza di Valentino Fashion Group.

A questo punto c´è da chiedersi se l´exploit borsistico poggi o meno su basi solide. Secondo Merrill Lynch, il made in Italy ha alcuni punti di forza da non sottovalutare. Fra il 2001 e il 2004, ad esempio, le aziende esaminate hanno visto aumentare il ritorno sugli investimenti (l´indicatore denominato Roce) dal 12% al 18%. Nello stesso periodo invece i francesi sono rimasti inchiodati a un Roce del 13%. Resta, però il problema delle dimensioni: il lusso italiano quotato in Borsa ha un giro d´affari complessivo di quasi 9 miliardi di euro contro i 38,9 miliardi della Francia.

L´ottimismo è testimoniato anche da Giulio Tabacchi che alla vigila del ritorno in Borsa della sua Safilo ha rivelato che entreranno nell´azionariato sia Armani sia l´imprenditore veneto Renzo Rosso (Diesel); è invece incerta la partecipazione di Lvmh. Mentre Giancarlo Di Risio, amministratore delegato di Versace, ha spiegato che l´indebitamento del gruppo è sceso dagli oltre 120 milioni del 2004 a circa 20 milioni, con perdite previste nel 2005 inferiori ai 15 milioni. Esulta Della Valle: «Ci aspettiamo un ottimo anno – dice – le vendite di Natale stanno andando molto bene e prevediamo una grande chiusura del 2005».

Quanto a Merrill Lynch sottolinea che i risultati migliori sono raggiunti dalle aziende monomarchio. Un´osservazione confermata implicitamente da Patrizio Bertelli, patron di Prada. Lui, Bertelli, lascia capire di essere disposto a cedere le due griffe Helmut Lang e Jill Sander ma solo «se ci fossero offerte molto, molto, interessanti». Quanto all´ingresso della finanza nel mondo della moda Bertelli non ha dubbi: ha creato solo guai. Colpa degli analisti che «usano strumenti impropri per la moda, un settore dove non bastano i numeri».

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