IL GRANDE RISIKO PER NON MORIRE BERLUSCONIANI

9 Marzo 2004, di Redazione Wall Street Italia

In queste ore la battuta più gettonata nel centrodestra non allineato con il Cavaliere è molto maliziosa: «Non moriremo berlusconiani». Il riferimento è all’uno-due micidiale, micidiale per il premier e i suoi amici, apparso nei giorni scorsi su quello che nella Cdl viene ritenuto il principale quotidiano dell’opposizione, la Repubblica di Ezio Mauro.

Le interviste a Giulio Tremonti e a Pier Ferdinando Casini, entrambe firmate dal direttore, avrebbero infatti spianato la strada alle manovre in corso per il dopo-Berlusconi. Come spiega qualcuno è come se «il primo, Tremonti, avesse cominciato l’opera di smottamento e il secondo, Casini, avesse deciso di accelerare e non frenare».

Per il momento, il dopo-Berlusconi è travestito dal dialogo che precisi settori della maggioranza hanno offerto al centrosinistra su vari temi, come sul risparmio e sulle pensioni (Tremonti), e non a caso, forse proprio oggi, lo stesso premier sarà costretto a intervenire alzando i toni e chiudendo tutti i fronti bipartisan aperti in questi giorni (allo scopo, ieri sono già usciti allo scoperto i due fedelissimi Bondi e Bonaiuti: «Impossibile dialogare con questo centrosinistra»). Ma il punto vero è un altro, e cioè che Tremonti e Casini sarebbero al centro di una grossa operazione di smarcamento dal premier, in cui bisogna distinguere due piani, quello economico e quello politico, che potrebbero convergere dopo le elezioni europee del 13 giugno.

La novità Tremonti

La novità più importante emersa in questi giorni riguarda certamente il superministro dell’Economia che veste i panni del dialogante, come abbiamo già scritto sabato scorso. Sulla sua svolta circolano le versioni più disparate (anche perché lui stesso continua a dire di «essere coperto dal premier) e c’è persino chi ricorda il suo passato craxiano: «Nel centrodestra hanno capito che per recuperare i socialisti non serve De Michelis ma Tremonti». Battute a parte, l’uomo simbolo del patto tra Forza Italia e Lega, rivela una fonte accreditata, «è oggi al centro di una manovra bipartisan con Giuliano Amato, Enrico Letta e tutta una serie di eurocrati per sventare in Italia un collasso simile a quello della prima Tangentopoli».

Negli ambienti centristi ancora si nutre scetticismo sulla conversione di Tremonti, ma per qualcuno altro non ci sarebbero più dubbi: «Tremonti ha tracciato il solco economico, a Casini poi è toccato quello politico». Come a dire: i piani sono due e prima o poi potrebbero convergere («convergenza d’interessi») oppure sovrapporsi («identità d’interessi»). Allo stato, i movimenti ci sono. In Forza Italia si racconta che la fronda guidata da Claudio Scajola guarderebbe con attenzione a Tremonti e Casini e a livello regionale ci sarebbero importanti riposizionamenti, come quelli di Roberto Formigoni in Lombardia e Raffaele Fitto in Puglia. Tra i centristi, poi, c’è anche molta fiducia nel ministro dell’Interno Beppe Pisanu, «sicuramente uno degli uomini più apprezzati di questo governo».

L’incognita Fini

In una cornice del genere, l’unica incognita è quella del vicepremier Gianfranco Fini e non a caso qualcuno già delinea un governo-ombra Tremonti-Casini al posto del subgoverno Fini-Follini. Dentro An, ammettono che la posizione del loro leader è un passo indietro rispetto ai due, ma dall’Udc spiegano questo attendismo in un modo ben preciso: «Gianfranco è troppo lento, come se avesse bisogno sempre di essere stimolato da qualcuno. Quando Tremonti è uscito fuori è toccato a Casini rispondere, poi Fini si è accodato. In ogni caso a Fini e Casini giocheranno sempre insieme, questione di convenienza ma anche di generazione. Il futuro del centrodestra passa sì per il ridimensionamento dell’asse Berlusconi-Bossi, ma passa soprattutto per un forte ricambio generazionale».

I conti di Berlusconi

Ovviamente tutti questi ragionamenti devono fare i conti con il premier e la sua determinazione a non mollare. Di conseguenza la dead-line è fissata per lunedì 14 giugno 2004, una volta conosciuti i risultati delle elezioni europee. Solo allora ci sarà un po’ di chiarezza. Sostiene un’autorevole fonte forzista: «Adesso Berlusconi ha allentato le maglie con i suoi, anche con Tremonti, perché ha in testa solo le elezioni e le vuole vincere da solo contro tutti. La soglia della vittoria è al 25 per cento, non un voto di meno». Tra gli azzurri, però, c’è anche la convinzione che, in un modo o nell’altro, dopo le europee nulla sarà uguale a prima: «Che Berlusconi vinca o perda ci sarà un nuovo governo. In caso di vittoria, ci sarà una dura resa di conti con gli alleati che manovrano in questi giorni».

In caso di sconfitta, invece, già circolano solide voci su un esecutivo di centrodestra non presieduto da Berlusconi. Qualcuno lo definisce il governo dei dialoganti e la lista dei papabili premier è la conferma alle ipotesi di questi giorni: primo Casini, secondo Tremonti, terzo Fini. Sulla questione, però, la prudenza è massima e nessuno si vuole bruciare, così anche tra i centristi, dopo aver tratteggiato punto per punto il dopo-Berlusconi, alla fine si preferisce una risposta diplomatica: «Dopo Berlusconi ci sono le elezioni». Sarà proprio così, in un paese in grave declino economico?

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