Il governo apre l’ennesima procedura salva Innominabile

21 Aprile 2011, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – Palazzo Chigi solleverà il conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale sul processo contro Silvio Berlusconi per frode fiscale sui diritti tv Mediaset. Piu’ di un anno fa, il primo marzo del 2010, i giudici non ritennero legittimo impedimento l’assenza in udienza del premier, imputato per frode fiscale, malgrado il premier fosse impegnato in Consiglio dei ministri.

Si tratta dell’ennesima iniziativa del governo volta a evitare che l’Innominabile venga processato, come spiega il Corriere della Sera: “Delle eccezioni coltivate dagli avvocati-parlamentari del presidente del Consiglio non si butta via niente: se non diventano leggi, o se diventano leggi fatte però poi a pezzi dalla Corte Costituzionale, son sempre buone per montarci un conflitto di attribuzione. Anche a scoppio ritardato, anche più di un anno dopo”.

ESIGENZE – Il Consiglio dei ministri del primo marzo 2010 era stato fissato inusualmente di lunedì, in una data successiva a quella in cui era già stata stabilita l’udienza Mediaset (altre tre udienze erano precedentemente saltate). I giudici della prima sezione del Tribunale di Milano, presieduti da Edoardo D’Avossa, rifiutarono di considerare quel Cdm come legittimo impedimento del premier in quanto – scrissero nell’ordinanza – «nulla è stato dedotto» riguardo la necessità e l’inderogabilità della riunione a Palazzo Chigi.

Quel giorno il Consiglio dei ministri varò il ddl sull’anticorruzione (messo però a punto nella sua stesura definitiva diverse settimane dopo e poi arenatosi al Senato). La decisione dei giudici di Milano fu considerata dal premier un atto di aperta ostilità, venne stigmatizzata dal ministro della Giustizia Angelino Alfano durante il Cdm e fece dire agli avvocati-parlamentari del premier, Niccolò Ghedini e Piero Longo, che ricorrevano gli estremi per sollevare un conflitto davanti alla Corte costituzionale.

Ma il ricorso non venne presentato perché nel giro di un mese, in aprile, entrò in vigore la legge-ponte che integrava i casi di legittimo impedimento di premier e ministri, e grazie alla quale il premier poteva rimanere lontano dalle aule di giustizia per i successivi 18 mesi. L’esigenza di proporre il conflitto sarebbe tornata di attualità dopo che, lo scorso gennaio, la Consulta ha bocciato in molti punti la legge sul legittimo impedimento. L’Avvocatura generale dello Stato starebbe preparando il testo del conflitto per lamentare la lesione del principio di leale collaborazione tra poteri dello Stato.

Il governo chiederà pertanto l’annullamento dell’ordinanza con cui i giudici del processo Mediaset non concessero il legittimo impedimento a Berlusconi. In quella circostanza, Ghedini non solo si disse certo dell’accoglimento di un eventuale conflitto, ma fece notare che «anche la Cassazione non potrà che annullare questo processo e il suo prosieguo».

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