Il Giornale trova la cucina dei Fini nella casa di Montecarlo

28 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia
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DI ILARIA CAVO

Finalmente possiamo guardare oltre quelle persiane grigie che si affacciano sul cortile interno di Boulevard Princesse Charlotte 14, a Montecarlo, chiuse da settimane; da quando è scoppiato il caso «Montecarlo» e Giancarlo Tulliani si è allontanato da quell’appartamento diventato improvvisamente troppo scomodo.

Quei 70 metri quadri che sono diventati il giallo dell’estate hanno un solo colore dominante: il bianco. Sono bianche le porte di ogni vano, sono bianchi i muri, è bianco tutto l’arredo: l’armadio ad ante scorrevoli della camera da letto, il letto matrimoniale con il copriletto blu, il divano in soggiorno. Soprattutto, è bianca la cucina, proprio come la Scavolini acquistata a Roma, nel mobilificio Castellucci, con un contratto di acquisto a nome Tulliani.

Il Giornale, il 14 agosto scorso, ha pubblicato il progetto di quella cucina in ogni dettaglio, affiancato alle dichiarazioni di Davide Russo, uno dei dipendenti di quel negozio che aveva supervisionato il progetto: «Ho visto Fini e la Tulliani lavorare a preventivi e progetti con i colleghi, le loro visite non sono mai state un segreto. Preventivi, ordini e progetti erano per un appartamento non italiano, si parlava apertamente di una casa a Montecarlo quando ci si riferiva ai preventivi della Tulliani e quella localizzazione fu confermata dall’esigenza di trovare uno spedizioniere di fiducia… Nessuno dubitava che la meta fosse Montecarlo ma la ricerca era: oltreconfine».

Il mobilificio non aveva smentito la vendita di quella cucina, certificata dall’ordine di acquisto, semplicemente aveva precisato di non aver fatto direttamente la spedizione all’estero: aveva di fatto confermato l’acquisto, non la meta di destinazione.

I coniugi Fini, in vacanza ad Ansedonia, avevano fatto trapelare dal loro entourage che quella cucina non provava niente perché era destinata a Roma, non alla casa di Montecarlo. «Quella fattura non prova niente – aveva commentato il finiano Benedetto Della Vedova – la cucina si trova a centinaia di chilometri di distanza da Montecarlo».

Oggi, le foto degli interni dell’appartamento di Montecarlo aggiungono un tassello non di poco conto per comprendere il giallo degli acquisti e del trasporto dei mobili. Non solo la cucina montata nella casa di Montecarlo è bianca come quella acquistata a Roma da Elisabetta Tulliani alla presenza di Gianfranco Fini: anche la disposizione di ogni modulo, di ogni componente di arredo, è identica.

E lo stesso Davide Russo, contattato dal Giornale, di fronte alle foto commenta: «Le somiglianze sono impressionanti. Non so se la cucina è quella di cui si è occupato il mobilificio, noto però che tutto corrisponde perfettamente: dal modello ai colori, dagli accessori alle misure».

Basta un confronto tra la foto scattata all’interno dell’appartamento e il progetto elaborato dal mobilificio romano per avere un immediato riscontro: dall’immagine si vede il lavandino, a doppia vasca, posizionato sulla destra, proprio come suggerisce il progetto degli arredatori del mobilificio Castellucci. Spostato più a sinistra c’è l’angolo cottura (le piastre, non i fornelli) esattamente nel punto indicato dal modello approvato nel mobilificio romano.

Nel confronto tra la foto e il progetto coincide anche la disposizione di ogni anta, di ogni modulo, a partire dal frigorifero che si intravede a destra, per passare alle cappa, identica nella forma a quella del progetto, collocata esattamente dopo tre moduli (il frigorifero e due ante) proprio come indicato dal disegno della cucina acquistata.

Saranno tutte coincidenze ma anche le maniglie sono a incasso, e così vengono indicate nel contratto di acquisto del mobilificio di Roma. «Portarotoli a tre piani cromato» è scritto sull’ordine della cucina acquistata dalla Tulliani, e quello fotografato alla parete della cucina di Montecarlo è cromato e, appunto, a tre livelli. Stesso ragionamento per il portaspugne: cromato sulla carta, cromato sulla foto.

Anche la piantina dell’appartamento di Montecarlo, in particolare della cucina, conferma le deduzioni tra progetto e foto: secondo la mappa (pubblicata sempre dal Giornale due settimane fa) il vano della cucina è lungo 3 metri e 85 centimetri, la cucina acquistata al mobilificio Castellucci misura tre metri e ottanta centimetri: ovvero entra benissimo, alla perfezione, con soli cinque centimetri di scarto. Tutte coincidenze? Tutte casualità?

Il presidente della Camera ha sostenuto, nel suo primo comunicato di metà estate, di non sapere che suo cognato, Giancarlo Tulliani, dopo avergli indicato la società interessata a comprare l’immobile, ne fosse diventato l’inquilino. «Ho appreso da Elisabetta che il fratello aveva in locazione l’appartamento. La mia sorpresa e il mio disappunto possono essere facilmente intuite».

Nel suo videomessaggio di domenica scorsa, dopo la pubblicazione delle carte di Saint Lucia che indicavano Tulliani come proprietario dell’appartamento, ha parlato di «arrabbiatura», proseguendo sempre sulla linea della sua ingenuità e della sua estraneità.

A comprare la cucina di Roma, però, lui c’era. Se quella cucina non è soltanto identica, ma è la stessa a quella montata in boulevard Princesse Charlotte 14, non si può non dedurre che Fini non poteva non sapere.

Alcuni frequentatori del palazzo di boulevard Princesse Charlotte – come l’imprenditore Luciano Care – hanno dichiarato di aver visto Fini nell’androne, insieme alla sua compagna. L’imprenditore Luciano Garzelli, uno dei più importanti costruttori del principato, è stato coinvolto nella ristrutturazione dell’immobile: lo aveva contattato l’ambasciatore italiano, Mistretta, dopo che Giancarlo Tulliani era andato a fargli visita.

Gli avevo chiesto il nome di una ditta fidata disposta a fare i lavori in quell’appartamento ma la società di Garzelli era troppo grossa per un progetto che prevedeva che tutti i materiali arrivassero dall’Italia: «Ho parlato con Giancarlo Tulliani, mi ha spiegato che tutto il materiale, tutto l’arredo, doveva arrivare dall’Italia – racconta Garzelli – allora l’ho messo in contatto con una ditta più piccola, la Tecabat, e mio figlio Stefano ha seguito i lavori con loro».

Tutti i materiali dovevano arrivare dall’Italia, inclusa la cucina? «Sicuramente è arrivata dall’Italia, è arrivata a Ventimiglia quella cucina», ha confermato Garzelli. È stato il primo interpellato, in questa ristrutturazione, quindi il primo a tenere i contatti con l’architetto romano che seguiva il progetto per conto dei Tulliani: «I cambiamenti con l’architetto li facevano Giancarlo Tulliani e la sorella. Ho della mail che parlano anche della sorella… Cambiavano piccole cose, erano loro che gestivano per conto di Timara (la società off-shore che ha acquistato l’immobile) queste cose».

A Gian Marco Chiocci ha anche affermato di essere stato chiamato direttamente, al telefono, dalla Tulliani per i lavori da fare in quell’appartamento e ha mostrato anche alcune mail: «25 ottobre 2009, l’architetto fa presente che la signora Tulliani è d’accordo, mi dice di procedere col preventivo per le forniture»; «20 ottobre, l’architetto dice che la signora Tulliani ha avuto un ripensamento, che vuol eliminare lo spogliatoio armadio adiacente la camera da letto, che vuole la camera da letto più grande e dovrà rimpicciolire il bagno».

E in effetti è stato proprio così: la camera da letto è stata ampliata rispetto al progetto originario, un muro divisorio è stato abbattuto. Ora che tutti i lavori sono terminati, le tre finestre ancora chiuse potrebbero dar luce a un bel soggiorno, arredato con un tavolo di cristallo e un divano bianco. Ma proprio ora che, con centomila euro, l’appartamento è stato trasformato in un alloggio comodo, elegante, al centro di Montecarlo, Gianfranco Fini ha chiesto a suo cognato di lasciarlo.

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