Il Giappone frena il Super Yen. E interviene per la prima volta dal 2004

15 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Erano settimane che in Giappone e nel mondo intero, si continuava ad assistere alla forza del Mr. Yen, aspettando che le autorità nipponiche agissero per fare qualcosa. Il desiderio di un intervento era espresso più o meno tacitamente dalle società esportatrici nipponiche, che assistevano inermi agli smobilizzi dei loro titoli sulla Borsa di Tokyo, complice la decisione degli investitori di scommettere sul calo dei profitti del settore export per colpa dello Super yen.

Ma alla fine, il Sol levante dopo varie false mosse, ha agito, e lo ha fatto stanotte. Tokyo e’ infatti intervenuta per frenare la corsa dello yen vendendo valuta. E’ la prima volta dal marzo 2004 e la mossa e’ stata decisa dopo che la divisa nipponica ha toccato i massimi da 15 anni contro il dollaro a 82,57. A seguito dell’intervento, il biglietto verde ha riguadagnato dunque terreno e il cambio ora si attesta attorno a quota 85.

Il ministro delle Finanze ha confermato l’ordine di acquisto di dollari alla Bank of Japan con ”una azione unilaterale”, non concordata a livello internazionale. Si parla di una operazione di vendita per un ammontare stimato in oltre 100 miliardi di yen.

Immmediata la reazione dei listini nipponici, che hanno visto l’indice Nikkei concludere gli scambi con un progresso del 2,34% a 9.516,56 punti ed il Topix salire dell’1,65% a 848,64 punti.

Il tema del SuperYen è stato dominante negli ultimi giorni, sia in quanto si è parlato di una vera e propria strategia degli investitori, intenzionati a rifugiarsi in tempi di incertezza in bond e yen sia per gli avvertimenti arrivati da più parti contro un rafforzamento eccessivo della valuta nipponica.

Lo stesso ministro dell’economia giapponese Satoshi Arai ha avvertito che il Giappone potrebbe entrare in una fase di stallo nel prosieguo del 2010, a causa in parte del forte apprezzamento del yen.

La mossa del Giappone ha anche un significato politico: dopo le varie dichiarazioni e promesse di fare qualcosa, di fatto il Giappone era ormai costretto a fare qualcosa. “Gli investitori stavano iniziando ad avere meno fiducia sull’impegno del governo di agire in modo fermo”, ha commentato in una intervista a Bloomberg Yoshimasa Maruyma, senior economist presso Itochu Corp di Tokyo.

Attenzione però alle società esportatrici che ora dovranno frenare i loro sogni di poter tornare ai livelli di profitti precedenti. Di fatto, le aziende ritengono che potranno continuare a rimanere in una situazione di redditività e fare profitti fino a quando il rapporto dollaro/yen sarà pari a quota 92,90. Ma Junko Nishioka, responsabile economista di RBS Securities Japan, avverte: “è piuttosto improbabile” che le autorità nipponiche riusciranno a far tornare lo yen a quei livelli.