Il fenomeno WikiLeaks investe anche l’Eni

2 Dicembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

(Teleborsa) – Qual è l’ultima moda del 2010? Divulgare documenti riservati sul web, scatenando una valanga di smentite e dichiarazioni. Si chiama fenomeno WikiLeaks, nome dell’organizzazione internazionale che riceve in modo anonimo, grazie a una “drop box” protetta da un potente sistema di cifratura, documenti coperti da segreto e poi li mette in rete sul proprio sito web. Dopo le indiscrezioni sull’operato del Governo USA, sul comportamento pubblico e privato di capi di Stato europei, sui rapporti tra USA ed estremo Oriente e sulle posizioni dei principali alleati, il sito fondato da Julian Assange ha diffuso delle rivelazioni compromettenti sul rapporto Berlusconi-Putin e soprattutto sui legami d’affari Eni-Gazprom. Il cane a sei zampe si è trovato coinvolto in questa tempesta mediatica a causa di alcune indiscrezioni secondo le quali Putin avrebbe promesso al premier italiano una percentuale dei profitti che vengono da ogni gasdotto costruito da Gazprom, in collaborazione con l’Eni. A scriverlo sarebbe stato Ronald Spogli all’inizio del 2009, all’epoca ambasciatore americano a Roma, apostrofando Berlusconi come “portavoce di Putin”. Da queste dichiarazioni sarebbero nate delle tensioni tra Stati Uniti e Italia, subito smorzate dalle parole pronunciate dal segretario di di Stato americano Hillary Clinton: “non abbiamo amico migliore di Silvio Berlusconi che ha sostenuto sempre con la stessa coerenza le Amministrazioni Clinton, Bush e Obama”. La Clinton ha sottolineato il “sostegno generoso” dell’Italia in Afghanistan e ha affermato che “tanto le Amministrazioni repubblicano quanto quelle democratiche sanno che possono contare sull’Italia e su Berlusconi per realizzare e sostenere i valori che condividiamo”. Intanto il premier Berlusconi respinge le accuse affermando che “è tutto falso, vogliono solo screditare l’Italia”. Ora nel mirino di Wikileaks ci sono le istituzioni finanziarie e in particolare un grosso gruppo bancario americano mentre Assange continua a essere ricercato dall’Interpol e sulla rete impazzano imitatori del fenomeno.