IL FANTASMA DI BIN LADEN TURBA WALL STREET

13 Settembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Per una volta, economisti, analisti finanziari, gestori, sembrano essere tutti quanti d’accordo: le Borse rimarranno ferme, impalate, come bambini davanti a una vetrina, fino alla fine dell’anno. I più estremi dicono che rimarranno ferme addirittura per i prossimi sei mesi, cioè fino alla primavera del 2005. E questo significa che, senza un’impennata di fine anno, il 2004 si chiuderà in perdita per i listini azionari.

Ma quel che è stato è ormai stato e bisogna guardare avanti. Quale fondamento ha l’idea che almeno fino a fine anno non succederà niente? Che i mercati alterneranno alti e bassi, ma in fondo senza muoversi poi tanto da dove si trovano adesso?

Gli esperti spiegano questa previsione con il fatto che il tasso di incertezza è ormai talmente elevato che nessuno ha il coraggio di rischiare davvero interventi importanti in Borsa. Al massimo si punta qualche soldo, giocando sulla notizia della giornata (buona o cattiva non importa).

Ma, allora, quali sono gli elementi che stanno alla base di questa incertezza cosmica, universale, che ha conquistato tutti, operatori e analisti?

Gli elementi, per la verità, sono almeno cinque, e tutti di un certo peso.

1 – Al primo posto ci sono le incertezze sull’economia americana. Greenspan è ottimista e dice che tutto va bene e che andrà ancora meglio. Ma è difficile credergli davvero fino in fondo. Intanto, sono gli stessi dati statistici a segnalare che c’è un rallentamento e tutti prevedono che l’economia americana passi dal 4,5 per cento di crescita di quest’anno al 3 per cento l’anno prossimo. Quindi, tutto va bene, ma su quale pianeta? Su questo si sta rallentando e anche in misura consistente.

Ma questa è solo una parte del problema economia. Poi ce ne sono almeno altre. Il primo è rappresentato dal fatto che non si sa bene fino a quando i consumi americani reggeranno, e si sa che tutto questo castello di carte che è l’economia del 2004 poggia sui consumi dei cittadini americani. L’altra parte consiste nel fatto che nessuno sa bene come andrà a finire la sfida cinese. I cinesi devono frenare (e molto forte) la loro economia prima che esploda. Per ora sono scesi da una crescita del 20 per cento a una del quindici per cento, ma devono arrivare all’8 per cento. E quindi c’è ancora il tempo e il rischio di sbandare. E se sbandano quelli, sono guai un po’ per tutti.

2 – Subito dopo le ansie per l’economia, ci sono quelle per il mondo hi-tech, che conta molto nel destino delle Borse (è la parte più dinamica in assoluto) e che continua a mandare segnali discordanti. Ogni tanto si sente parlare di grande ripresa e di grandi movimenti, poi invece arrivano segnali di cautela, se non addirittura di arretramento. La sensazione è che a muoversi siano soprattutto i telefonini (e quindi i chips che ci stanno dentro e le aziende che li fabbricano). Ma forse i telefonini sono un po’ poco per appenderci la ripresa dell’hi-tech mondiale. Noi italiani ne compriamo tantissimi (e quindi diamo un grosso contributo alla ripresa hi-tech), ma è evidente che tutto ciò non basta. E non ci sono segnali chiari che il resto stia correndo davvero forte. Un po’ va e un po’ rallenta.

In ogni caso l’hi-tech non è più quel mondo fantastico che cresceva al ritmo del 20-30-40 per cento all’anno. Adesso, si sente che ha il fiato un po’ grosso. D’altra parte di novità esplosive in giro non se ne vedono. I computer sono sempre più potenti, più compatti e costano sempre meno, ma sono sempre sostanzialmente gli stessi e risulta difficile allora convincere la gente che deve assolutamente comperare il modello nuovo. Ma è evidente che in questo modo è difficile per le aziende guadagnare sempre di più.

3 – Se le due precedenti sono le cause di ansia specifiche dei mercati, ci sono poi quelle di tipo generale. La prima delle quali è certamente rappresentata dalle tensioni geo-politiche. Probabilmente non è vero quello che dicono Bin Laden e i suoi amici, e cioè che loro controllano buona parte dell’Afganistan e dell’Irak, ma è certo che gli “altri” non hanno il controllo assoluto di queste zone. Si ha la sensazione che esistono importanti aree del mondo nelle quali non è chiaro chi comanda sul serio.

E questo, ovviamente, diffonde una certa quantità di incertezze. Una volta si diceva che bastava si profilasse all’orizzonte il profilo di una cannoniera inglese perché tutti si mettessero zitti e perché le rivolte rientrassero. Oggi le “cannoniere” americane sono ovunque e ben in vista, ma i disordini continuano si ha sensazione che aree anche strategiche sono governate fino a un certo punto.

4 – Tutto questa incertezza e fragilità geo-politica getta ovviamente un’ombra pesante sul petrolio. Gli esperti continuano a dire che non c’è da preoccuparsi, che il prezzo tornerà indietro e che avremo tutto il petrolio che ci serve. Ma il mondo è nervoso e quindi basta una cattiva notizia in arrivo dall’area del Golfo per mettere tutti sul chi vive e per farli stare più prudenti. Il risultato finale è che la gente non corre a investire in Borsa e forse non corre nemmeno più al supermercato con l’entusiasmo di una volta.

5 – Infine, c’è la questione delle questioni: e cioè la campagna elettorale americana. Il risultato è ancora molto incerto e tutti sanno che nessuna decisione importante sarà presa fino a quando non si saprà chi ha vinto. Tutti credono di sapere che cosa faranno Bush (avanti così) e Kerry (freniamo un po’) se saranno eletti. Ma poiché nessuno sa chi sarà eletto, in realtà nessuno sa niente.

E quindi si torna all’affermazione fatta all’inizio. Ci sono troppi elementi di incertezza perché la gente rischi davvero soldi importanti sui listini. Non si sa che piega prenderà l’economia, non si sa che cosa farà il petrolio, e non si sa nemmeno che cosa farà il costo del denaro e il denaro medesimo (ce ne sarà ancora tanto o verrà un po’ razionato?), e non si sa chi governerà il mondo dopo novembre (elezioni in America). E, per chiudere, non si sa nemmeno quanto è forte (o debole) il fronte antagonista (terrorismo, fondamentalisti, ecc.). Insomma, mai come oggi non sappiamo quasi niente. E allora stiamo alla finestra e teniamo il denaro sotto il materasso in attesa come scrive l’analista di Bnl Giovanni Pedone di “futuri ingressi”. Quando la situazione sarà meno incasinata e si capirà qualcosa.

I futuri ingressi, però, possono arrivare anche fra quattro sei mesi (e perché non fra un anno?). L’attesa, insomma, sarà lunga. Nel frattempo, i più coraggiosi possono andare in Borsa e fare un po’ di surf, oggi si compra questo e domani lo si vende, magari insieme a quell’altro, che poi verrà ricomprato venerdì. I professionisti riescono, in questo modo, anche a guadagnare dei bei soldi. Gli altri, quasi sempre invece i soldi li perdono.

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