IL DOW E’ CROLLATO DEL 20% DALL’INIZIO DELL’ANNO

19 Luglio 2002, di Redazione Wall Street Italia

Una nuova ondata di pesanti ribassi si e’ abbattuta su Wall Street questa settimana. Nel pieno della stagione degli utili societari, i principali listini americani sono nuovamente precipitati a livelli che non si vedevano da anni. Una settimana in cui sono stati predominanti i “sell”. Non c’e’ panico. Ma poco ci manca, visto che il crollo della Borsa Usa e’ adesso sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo.

L’indice delle blue chip, il Dow Jones Industrials Average, ha perso 665 punti (-7,66%), chiudendo a 8019.26, al di sotto sia dei minimi di chiusura toccati il 21 settembre (dopo gli attacchi terroristici) a quota 8.235, ma anche dei minimi intraday di quel giorno (8.062). Nella sola giornata di venerdi’ l’indice ha perso il 4,64%.

Seduta record in termini di volume di scambio per il New York Stock Exchange con 2,6 miliardi di azioni trattate. Il che conferma la drammatica profondita’ del ribasso: potrebbe anzi essere l’anticamera della famosa “capitolazione” (altissimi volumi + panic selling).

La scorsa settimana il Dow aveva registrato un’altra pesante perdita con -7,41%, quindi quelle appena passate sono state le peggiori due settimane nella storia del DJIA, con una perdita record di 1.360 punti (-14,5%). Il crollo dell’inizio dell’anno e’ del 19,98% (il 20% indica la soglia del mercato Orso).

Il Nasdaq e’ andato un po’ meglio. Dopo aver toccato un minimo di 1.315,30 punti, l’indice dei titoli tecnologici ha chiuso a 1319,05: su base settimanale il ribasso e’ di 54 punti (-3,96%). Dal 1 gennaio il Nasdaq e’ giu’ del 32,37%.

La perdita piu’ pesante l’ha registrata l’indice del mercato allargato, lo S&P500, che ha chiuso a quota 847,75, perdendo 73 punti (-7,99%). Era dall’ottobre 1997 che l’indice non scendeva al di sotto dei 900 punti. Da gennaio il calo e’ del 26,19%.

Nel corso della settimana sono passate pressoche’ nell’indifferenza generale le considerazioni di George Bush sullo stato di salute dell’economia Usa, e a poco e’ valso anche l’ottimismo del governatore della Federal Reserve Alan Greenspan.

A rendere pesantemente negativo l’umore del mercato sono state le preoccupazioni sulla ripresa degli utili societari e sull’ affidabilita’ dei bilanci. Sul fronte politico-internazionale il riaccendersi delle spirali di violenza in Israele ha fatto da cornice ad un quadro borsistico molto difficile.

La settimana e’ stata inoltre caratterizzata dalle turbolenze dei mercati valutari: per la prima volta dal febbraio 2000, l’euro ha superato la parita’ con il dollaro.

I mercati azionari:

A scatenare la debacle degli indici, a inizio settimana, sono stati i titoli farmaceutici , sull’onda dell’acquisizione di Pharmacia (PHA – Nyse) da parte di Pfizer (PFE – Nyse). L’operazione, del valore di $60 miliardi, e’ stata bocciata dagli investitori. L’indagine avviata dalle autorita’ Usa nei confronti di Johnson & Johnson (JNJ – Nyse) per illeciti contabili ha peggiorato la situazione del comparto. L’indice di riferimento DRG ha perso il 9,26% su base settimanale.

Particolarmente negativo il settore finanziario DJ_FIN(-7,39%): l’esposizione dei principali gruppi verso il debito accumulato da WorldCom (WCOME – Nasdaq) pesa come un macigno: molto pesante la perdita di J.P. Morgan (JPM – Nyse).

Continua a cedere terreno anche il comparto dei semiconduttori(SOX)(-3,47%), nonostante la buona prova di Intel (INTC – Nasdaq). Si distingue in negativo il crollo di Teradyne ( (TER – Nyse).

La notizia di un’indagine avviata dal dipartimento di Giustizia Usa nei confronti di DaimlerChrysler (DCX – Nyse) ha contribuito a deprimere i titoli del settore auto (DJ_ATO) (-9,42%).

Il softwaree’ stato penalizzato dalle previsioni sconfortanti di Microsoft (MSFT – Nasdaq) e Siebel Systems (SEBL – Nasdaq). L’indice GSO ha perso il 5,33%.

Apple (AAPL – Nasdaq), Hewlett Packard (HPQ – Nyse) e Sun Microsystems (SUNW – Nasdaq) sono tra le aziende che hanno pesato in negativo sul settore hardware (GHA) (-5,72%).

Notizie negative infine provengono dai produttori di cellulari Nokia (NOK – Nyse) ed Ericsson (ERICY – Nasdaq).

L’unico settore a distinguersi in positivo e’ stato il biotech (BTK) (+4%), dopo che la Federal Trade Commission ha approvato la fusione tra Amgen (AMGN – Nasdaq) e Immunex (IMNX – Nasdaq), la piu’ grande nella storia del comparto.

Perdita molto leggera (-0,95%) per il wireless (YLS), che ha beneficiato della buona trimestrale di Nextel Communications (NXTL – Nasdaq).
































Performance settimanale dei listini
americani
Indici Settimana del 5/7 Settimana del 12/7 Settimana del 19/7
S&P500 -0,79
(+0,07%)
-67,64
(-6,84%)
-73,65 (-7,99%)
DJIA -136,24 (-1,47%) -694,97
(-7,41%)
-665,27 (-7,66%)
Nasdaq
Comp.
-14,85
(-1,01%)
-74,86 (-5,17%) -54,41 (-3,96%)
Fonte dati: Ufficio Studi
WallStreetItalia

I numeri sono relativi ai punti persi o guadagnati dai listini nella settimana di riferimento, mentre tra parentesi vengono riportate le performance percentuali.

I dati macroeconomici pubblicati in settimana:

  • Scorte di magazzino. Il dato ha registrato un aumento nel mese di maggio, il primo dal gennaio 2001, determinato in primo luogo dalle aziende retail.
  • Produzione industriale. La crescita della produzione e’ stata ben al di sopra delle aspettative degli analisti, confermando che il settore manifatturiero e’ uscito dalla recessione. Si tratta del sesto rialzo consecutivo, il maggiore dall’ottobre 1999.
  • Nuovi cantieri edili. Il dato ha registrato un calo maggiore delle aspettative degli analisti. Il settore immobiliare resta comunque solido, nonostante la frenata di giugno.
  • Sussidi di disoccupazione. Le richieste di nuovi sussidi sono al livello piu’ basso dal 17 febbraio scorso. Il dato e’ stato molto positivo, decisamente migliore delle stime degli analisti.
  • Bilancia commerciale. Il deficit si e’ attestato ad un livello maggiore di quello che si attendevano gli economisti. A provocare il rialzo delle importazioni e’ stato soprattutto il rincaro del prezzo del petrolio.
  • Prezzi al consumo. Il dato si e’ rivelato migliore delle aspettative degli analisti. L’aumento del livello dei prezzi e’ stato determinato in primo luogo dai prodotti sanitari e del tabacco. L’inflazione non e’ un dato al momento preoccupante per l’economia Usa.

Le obbligazioni:

L’ondata di vendite a Wall Street ha determinato una nuova crescita del mercato dei Titoli di Stato. Il rendimento sul “Treasury Bond” a 10 anni, il benchmark della categoria, ha toccato un minimo del 4,54%, per poi chiudere venerdi’ ad un livello appena superiore.

Gli operatori hanno rotto gli indugi ed hanno continuato ad acquistare titoli a reddito fisso nonostante sia diffusa l’opinione che ci si trovi in una fase di ipercomprato e che in molti possano decidere di incassare i profitti realizzati.

L’intervento di Greenspan al Congresso e il dato sull’inflazione hanno contribuito a rafforzare l’opinione che la Fed non procedera’ tanto presto a un aumento dei tassi.

  • Tasso sui Treasury a 5 anni (FVX – CBOE)
  • Tasso sui Treasury a 10 anni (TNX – CBOE)

Il mercato valutario

La discesa del dollaro e’ proseguita anche questa settimana. Per la prima volta dal febbraio 2000, l’euro ha raggiunto la parita’ con il biglietto verde e, nella giornata di venerdi’, il cambio tra le due valute ha toccato il massimo degli ultimi 30 mesi di $1,018 per euro.

La debolezza di Wall Street ha indotto gli operatori ad abbandonare le attivita’ denominate in dollari, nonostante la crescita economica dei 12 paesi che fanno parte dell’euro non sia particolarmente sostenuta.

Non hanno dissuaso gli operatori neanche le prospettive di nuovi interventi a sostegno del dollaro da parte delle banche centrali asiatiche. Ricordiamo che la sola banca del Giappone e’ intervenuta sette volte, da maggio, con l’acquisto complessivo di piu’ di $30 miliardi.

Il rafforzamento dell’euro (e la riduzione di pressioni inflazionistiche che questo comporta) e’ giudicato da molti analisti come una buona chance che la Banca Centrale Europea proceda a ridurre i tassi.

Le conclusioni

La reazione del mercato nei confronti dei bilanci trimestrali delle societa’ e’ stata particolarmente negativa. D’altro canto, in un mercato cosi’ gravemente scosso dagli scandali contabili, dalle crisi internazionali e dalle paure del terrorismo, gli utili delle societa’ erano l’unico elemento in grado di restituire agli operatori la fiducia nell’investimento azionario.

Sebbene i risultati delle aziende, complessivamente, non siano stati del tutto negativi, le previsioni poco confortanti su reddito e fatturato dei prossimi trimestri hanno indotto molti investitori ad uscire dal mercato.

In sostanza le incertezze relative alla ripresa economica continuano a persistere, con buona pace di Bush e Greenspan, e gli investitori ancora non si fidano dei bilanci delle aziende Usa, anche se questi dovessero risultare positivi.

Gli scandali sull’etica societaria non accennano a diminuire. E perfino lo stesso presidente americano e il suo vice Dick Cheney sono stati coinvolti dalle accuse di insider trading per alcune transazioni borsistiche del passato.

La crisi morale del capitalismo americano aumenta l’insofferenza degli operatori, e il meccanismo psicologico e’ tale che l’avvitarsi a spirale degli indici non ha potuto al momento essere compensato ne’ dal miglioramento dell’economia ne’ da eventuali buoni risultati trimestrali.

E’ probabile pero’ che se alla riapertura di lunedi’ ci sara’ la tanto temuta (o attesa) capitolazione – sarebbe l’effetto del crollo del Dow Jones finito sulle prime pagine di tutti i giornali “tradizionali” – allora ad una prima ondata di panico nella parte iniziale della seduta potrebbe far seguito l’intervento delle “mani forti” con acquisti sui titoli piu’ sacrificati. La conseguenza sarebbe una ripresa dei corsi azionari a Wall Street basata sul meccanismo rialzo e ricoperture degli short. Ma di quale durata?