IL DOPPIO GIOCO
SUL PETROLIO

10 Aprile 2003, di Redazione Wall Street Italia

Fra i profeti delle sventure connesse alla guerra in Iraq, il luogo comune preferito è stato, per parecchio tempo, il rincaro del petrolio. Con la sua inevitabile sequela di guai: alta inflazione, e conseguente necessità (teorizzata dal presidente della Banca centrale europea) di tenere alti i tassi; rincaro dei trasporti e caduta della domanda, a causa dell’erosione del potere di acquisto dei consumatori.

E mentre questa cortina fumogena si distendeva sui mercati, sostituendo alla tesi della guerra lunga quella di una lunga guerriglia, che avrebbe impedito al grezzo iracheno di fluire dai pozzi ai terminali dell’export, i russi e gli arabi inondavano il mercato di barili, che gli importatori accumulavano per timore di rimanere senza.

A sostenere le fortunate vendite russe e arabe hanno contribuito anche le carenze di grezzo dal Venezuela e dalla Nigeria, dovute a scioperi. E non è un caso che la compagnia russa Lukoil, la quale ha avuto da Saddam la promessa di una fornitura pari a 15 miliardi di barili, abbia cercato in questi giorni di negoziare con gli americani la salvaguardia di questo suo diritto.

Ma ora il presidente dell’Opec, Abdullah Hamad bin Al-Attiah, dichiara che il mercato è saturo e che il prezzo potrebbe crollare. Raccontano che la causa ultima di questa “emergenza” da sovrabbondanza sia stata la partenza di grossi carichi dal Venezuela per gli Usa.

Ma il recupero era nell’aria ormai da parecchi giorni e appena i carrarmati americani sono entrati a Baghdad, la nebbia diffusa dalle cassandre si è diradata di colpo. Il barile è sceso, nei contratti con scadenza maggio, a 23,4 dollari; quello russo-mediterraneo, con consegna immediata, a 22 dollari.

Per arginare l’improvvisa spirale al ribasso, l’Opec ha deciso di tenere il 24 aprile una riunione di emergenza per imporre restrizioni all’offerta e sostenere così le quotazioni. La decisione ha già provocato un primo effetto: il prezzo medio dei grezzi è risalito a 25 dollari, mentre la varietà “brent”, a Londra, si è riposizionata su 24,68. Nel frattempo però la bandiera dei pacifisti, ai petrolieri, è servita da schermo per eccellenti affari.

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