IL DILETTANTE
E I PROFESSIONISTI

17 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Il governo sarà anche in crisi, e la maggioranza allo sbando, ma il ministro dell’Economia fa il castigamatti sul caso Parmalat, e avvolge nella sua tela anche le opposizioni, mentre la riforma delle istituzioni, un nuovo pezzo di Costituzione incentrato su una nuova forma di governo, va in aula tra pochi giorni in Senato nello smarrimento e nell’abbandono delle opposizioni, che sull’Aventino sognano di vincere in Italia un referendum per diminuire i poteri del premier (vasto programma).

L’opposizione sarà anche pimpante e primeggiante nei sondaggi, ma un suo esponente si è domandato ieri se sia meglio un programma comune con più liste o una lista comune con programmi divergenti. E’ questa seconda ipotesi, piuttosto balzana, che sta avanzando. Francesco Rutelli affiora sempre di più dalla linea di galleggiamento in cui si è adagiato per anni, e ora propone sulle pensioni un meccanismo di riforma del criterio dell’anzianità che i suoi alleati, e in specie la Cgil, giudicano “devastante”.

L’ira di Giulio Tremonti è stata fronteggiata in ordine sparso, con divisioni nette tra i democratici di sinistra e tra questi e la Margherita. Sull’Iraq e la politica estera è tutto semplice: quando arriverà in Parlamento, il rifinanziamento delle missioni italiane all’estero sarà l’ennesima occasione per mostrare una “lista Prodi” che ha due o tre o quattro ipotesi di politica estera e di sicurezza, e di conseguenza vota sparpagliata.

C’è poi il “caso Travaglio”, che si incrocia con il pasticcio dei girotondi e del duo di lotta Di Pietro-Occhetto: amarezze, il fango che risale la china da cui è disceso attraverso le colonne di un ex grande giornale avvilito a mattinale, divisioni spettacolari di ogni genere e a forte personalizzazione. Intanto Romano Prodi, uno strano condottiero, fa l’oracolo e tiene tutti sulla graticola facendo perdere i nervi agli onesti lavoratori del voto che vorrebbero il suo impegno. L’aggettivo è sempre quello: cose “devastanti”.

Se avete letto la bella intervista di Edmondo Berselli, avrete capito l’essenza della questione, che travalica, come diciamo da tempo, i limiti della ormai noiosa piccola politologia di partito: nel caos il Cav. ci sguazza, perché la mancata restaurazione della politica alla fine premia il suo “sorriso militarizzato”, la sua capacità di proporre come soluzione ai mali italiani, in mancanza d’altro o a integrazione di quel che manca, un se stesso al cubo. Gli altri, de minimis.

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