IL DERBY DEGLI ‘ONI’

28 Giugno 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
L’Italia è il Paese che amo» (Berlusconi, 1994). «Parlo da italiano che ama il suo Paese» (Veltroni, 2007).

Dopo un decennio sprecato in inutili preliminari, è finalmente iniziata ieri la madre di tutte le sfide televisive: Silvio contro Walter, il derby degli Oni per stabilire una volta per tutte chi sia il vero allievo di Mike Bongiorno.

Silvio Oni e Walter Oni. Il Padrone contro il Collezionista, le due anime di questo Paese che si divide fra chi sogna di comprare la squadra o l’attrice del cuore e chi si accontenterebbe di conoscerla e andarci a cena. Il duello finale fra uno che considera la tv sua figlia (quella commerciale l’ha creata lui) e il figlio della tv: in senso letterale, il padre di Walter è stato il primo direttore del telegiornale Rai.

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Berlusconi gode ancora di un lieve vantaggio, ma da ieri sera Veltroni è in rimonta feroce, avendo dimostrato di saper usare gli stessi schemi da soap opera e lo stesso buonsenso del suo avversario, con un’aggiunta di sobrietà secchiona che piacerà anche alle «vecchie zie»: quella parte di borghesia anziana e colta del centrodestra, anticomunista da una vita ma che osserva con simpatia questo signore educato che dichiara guerra alla volgarità, cita bambine strappacuore e dice «grazie» a chi gli porta un bicchiere d’acqua sul palco. E forse potrebbe persino votare la Forza Italia di sinistra che ha appena preso le mosse dal Lingotto fra le colline verdi dei maxischermi, la risposta attesa da dieci anni ai cieli azzurri di Berlusconi.

Ci voleva tanto? Il verde sa di pace, fa molto agriturismo, evoca l’Italia di mezzo che per Veltroni non è solo un riferimento geografico alle regioni appenniniche governate dal centrosinistra, ma un luogo dello spirito dove tutte le conflittualità si risolvono fra le pieghe del suo abbraccio sinuoso. Soprattutto il verde calma e rilassa un’umanità sempre più astiosa e ansiosa. Il verde è una tisana. Come l’eloquio di Walter, il Sarkò de noantri. Senza l’energia rabbiosa e inesportabile dell’originale, ma con il piglio del buono fuori-cattivino dentro, del decisionista che «basta, lo dico con fermezza e gentilezza, ma basta!». Basta alla sinistra conservatrice, ai mille parlamentari mille, agli extracomunitari che delinquono impuniti, ai commercianti strozzati da troppa burocrazia e troppe tasse, all’Italia divisa in due su tutto. Quando invece lui, Veltrò, è la prova vivente che si può stare con i muratori e con i costruttori, con i consumatori e con i negozianti, con Totti e con Del Piero.

A sentirlo parlare in apnea per un’ora e mezza non sembra che stia leggendo su un gobbo laser, misteriosa e invisibile creatura di cui abbiamo appreso ieri l’esistenza, ma che stia recitando a memoria un discorso provato e riprovato per tutta la vita. Una spremuta di ovvietà meravigliosamente televisive. Il Buonsenso Assoluto. Diverso ma speculare a quello che Berlusconi ha venduto per anni prima di tornare al governo, senza riuscire poi a metterne in pratica nemmeno una briciola. Probabile che Veltroni sia atteso da analoga sorte. Che i sindacati e Bertinotti gli rideranno in faccia quando ripeterà loro ciò che ha detto al Lingotto, invitandoli a occuparsi dei giovani e non solo degli anziani, a tutelare più i precari vogliosi di lavorare che gli iperprotetti abituati a oziare.

I sogni, si sa, muoiono all’ingresso di Palazzo Chigi. Ma fino a un minuto prima voleranno altissimi, regalandoci una campagna elettorale memorabile. Oni contro Oni. Che nessun Ini o Ino si azzardi a rovinarci lo spettacolo. I due Oni, ovviamente, si temono e si detestano. Walter considera Silvio corrotto e volgare, ma lo dice alla Veltroni: alludendo di continuo al rivale senza mai dargli la soddisfazione di nominarlo.

Silvio reputa Walter il prototipo del sinistrorso parassita e invidioso, ma lo esterna alla Berlusconi: mettendolo al centro di qualche barzelletta. Una volta disse: «Il Pallone d’oro lo darei a Veltroni, con quella faccia… sembra un pallone!». Incarnano i due italiani-tipo, di destra e di sinistra. O forse lo stesso italiano che si guarda dentro due specchi. Di sicuro sono i soli politici che assomigliano ai loro elettori e a cui i loro elettori vorrebbero assomigliare. Gli unici che riescono ancora, anche ieri, a infarcire i loro discorsi di parole belle e impossibili come «Allegria!». Mike Bongiorno non è dunque vissuto invano.

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