IL DECLINO
DI CASTRO

28 Ottobre 2004, di Redazione Wall Street Italia

*L´autore è ex direttore di Revoluciòn, in esilio dal 1968

(WSI) – Se Castro, gravemente malato fisicamente e mentalmente, che ha problemi di vista e che cammina appoggiandosi ad una delle sue guardie del corpo, fosse sceso dalle scale accompagnato non sarebbe caduto, ma la sua debolezza sarebbe stata trasmessa in diretta, dando un colpo al suo potere. Sopportando il dolore della sua frattura, le sue prime parole di ammonimento sono state: «Come vedete, posso parlare, e anche se mi ricoverano posso continuare il mio lavoro».

Nel 1966, Castro mi disse: «Mao Tse-Tung è arteriosclerotico ed è un vecchio rimbambito». Io gli risposi: «Se prima stava bene e ora non si rende più conto di niente, lui che ha tutto il potere, che è quello che decide tutto, come si risolve il problema dell´arteriosclerosi del capo del comunismo?». Castro mordicchiò il tabacco, ma non mi rispose.

Castro comanda ancora, ma non governa più. Nell´ultimo mese, la carenza di elettricità, di acqua e dei rifornimenti minimi ha reso la sopravvivenza a Cuba sempre più difficile. Il malcontento, la protesta e i cacerolazos, non possono più essere repressi, e la polizia, furiosa, sfoga il suo potere sull´opposizione pacifica e la stampa indipendente. Lo stesso giorno dello scivolone di Castro, nel cimitero di Santa Clara, è comparso un manifesto a lettere cubitali che diceva: «Fidel, questa è casa tua».
Raúl Castro, il successore designato, ha affermato pubblicamente: «Qui il problema non è l´imperialismo, il problema è la fame». Un altro generale, che sta con Castro dal 1953, commenta: «Bisogna fare dei cambiamenti, ma il vecchio li impedisce».

L´opposizione pacifica avverte che c´è la possibilità di una violenta esplosione di rabbia popolare che travolgerebbe molti dei negozi che l´apartheid turistico, economico e sanitario ha tolto ai cubani e ha destinato solo agli stranieri con dollari. Nonostante il milione di disoccupati, e il recente smantellamento dell´industria zuccheriera, la più importante di Cuba, Castro reprime i cuentapropistas (i piccoli lavoratori autonomi) e annulla l´autonomia delle cooperative di contadini. Se prima regalava liberazioni di prigionieri politici a qualsiasi leader europeo che gliele chiedesse, ora rifiuta di concederle ai socialisti spagnoli, che tentano di convincere l´Unione Europea a modificare le sanzioni imposte dopo l´ultima repressione castrista.

Al vertice del potere, Raúl Castro e i suoi generali, che controllano l´esercito, la sicurezza e l´economia, manovrano già per assicurare la successione dinastica, e hanno intenzione di applicare a Cuba il modello cinese. Generali fedeli a Raúl – si fanno chiamare raulisti – si sono incontrati a Guantánamo con esponenti militari americani, assicurandoli che se il fratello di Castro assume il potere non ci saranno fughe di migliaia di cubani verso gli Stati Uniti, né spargimenti di sangue, che potrebbero provocare un intervento militare americano. Raúl Castro insiste pubblicamente affinché «gli Stati Uniti riconoscano Fidel Castro prima che muoia».

Cuba non è la Cina. Cuba oggi è una rovina totale, ma la seconda generazione del potere, formata nell´Unione Sovietica e che simpatizzava per Gorbaciov, è più vicina alla realtà e alla crisi, e vuole il cambiamento, e si sa bene quali difficoltà incontrano gli eredi designati nell´ex mondo comunista e in qualsiasi altra realtà dittatoriale.

Per la prima volta Castro è isolato internazionalmente e subisce la condanna mondiale. Una parola d´ordine si fa strada, dentro e fuori dell´isola: dinastia e successione, no; transizione, amnistia e riconciliazione, sì. La caduta del caudillo farà precipitare l´inevitabile caduta del castrismo.

(Traduzione di Fabio Galimberti)

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