IL COSTO ECONOMICO
DELLA SUPERCONSOB

14 Dicembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

*Fabrizio Tedeschi e´ editorialista di Panorama Economy. Consulente di grandi banche e gruppi finanziari, per otto anni e´ stato responsabile della Divisione Intermediari della Consob a Milano.

(WSI) – La Camera ha recepito la direttiva sul market abuse (manipolazione e
insider trading) e con l’occasione ha rafforzato poteri e organici della
Consob, ora chiamata Superconsob. Sul testo finale del provvedimento, in
linea di massima, non si può che concordare. Si pongono però due
problemi: quale sarà il costo che la collettività dovrà sostenere per
l’attuazione della legge e chi ne controllerà l’applicazione.

In molte università straniere c’è una cattedra che studia e insegna gli
effetti economici della legislazione, di fatto il costo di ogni legge.
In questo caso gli oneri dovrebbero essere ampiamente compensati dai
vantaggi, poiché un mercato finanziario corretto ed efficiente favorisce
l’accesso dei capitali, dà credibilità alle imprese che vi partecipano e
ne aumenta il valore.

Ma chi verificherà che i nuovi assunti in Consob vadano a verificare
bilanci e corsi azionari e non siano utilizzati in attività solo
burocratiche, senza valore aggiunto? Ricordiamo che nella Sec
(l’equivalente americana della nostra Consob) un dipendente su tre è
all’ispettorato ed è impegnato in verifiche sul territorio.

Considerato
che le spese di funzionamento della Consob gravano in parte sul bilancio
dello Stato e in parte sui soggetti vigilati, sarebbe stato utile varare
un collegio di revisori in rappresentanza dei soggetti vigilati, con le
stesse caratteristiche di indipendenza e autorevolezza dei commissari
Consob, con il compito di controllare che l’organizzazione e
l’amministrazione dell’istituto rispondano a criteri di efficienza,
senza naturalmente poter mai entrare nel merito dell’azione di
vigilanza.
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