Il costo delle promesse: “disastro finanziario in arrivo”

3 Luglio 2018, di Alberto Battaglia

Dalla crisi finanziaria del 2011, il debito pubblico italiano non solo è cresciuto dal 115,4% del Pil (2010) al 131,8% (2017), ma è anche distribuito in modo sensibilmente diverso fra le varie categorie di creditori. In generale, si può dire che i creditori privati esteri sono decisamente diminuiti a beneficio delle banche nazionali e dell’Eurosistema Bce-Bankitalia (grafico in basso). L’esposizione delle banche italiane al debito pubblico, unita a un costoso contratto di governo, sarebbe un pericoloso mix per la sostenibilità del sistema finanziario italiano, scrive il think-tank olandese Gefira. Prendendo le mosse dalle stime dell’Osservatorio sui conti pubblici di Carlo Cottarelli, che parlano di un contratto di governo fortemente sbilanciato verso il deficit per almeno 108 miliardi, il think-tank si è interrogato sulle possibili conseguenze di una crisi di fiducia nella tenuta dei conti italiani e di una conseguente impennata dei rendimenti dei Btp.

 

“Le condizioni finanziarie [di banche e assicurazioni italiane] sono già deboli (…) La situazione finanziaria italiana è diventata più sensibile in occasione delle turbolenze legate al nuovo governo italiano nel maggio di quest’anno: i Btp italiani (Buoni del Tesoro Poliennali Italian Government Bonds) hanno perso l’8% in valore. Se i prezzi restano sotto pressione, le banche italiane dovranno vendere queste obbligazioni a un prezzo inferiore e con enormi perdite per garantire che la loro solvibilità non venga ulteriormente minacciata. Per rispettare il rapporto debito/capitale europeo, devono raccogliere nuovo capitale o aumentare i tassi di interesse e concedere meno prestiti”, scrive il Gefira.

Che il governo italiano, contrariamente agli annunci, possa considerare la strada dell’uscita improvvisa dall’euro non sembra uno scenario preso sul serio ai piani alti delle cariche europee: “I funzionari della banche centrali del Nord Europa con cui abbiamo parlato”, scrive il Gefira, “sono sconvolti dall’idea [di un’Italexit eseguita in un weekend] e sono convinti che gli italiani non prenderanno nemmeno in considerazione un piano del genere”.