IL CONCLAVE:
LE REGOLE PER ELEGGERE IL PAPA

2 Aprile 2005, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime esclusivamente il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Una volta constatato il decesso del Papa, si apre una fase delicata e complessa per la Chiesa, quella che passa per i funerali del Pontefice ed arriva al conclave.

LA VACATIO – Le norme osservate durante l’interregno mentre il Trono di San Pietro è vacante, sono solennemente decretate da un documento di Papa Paolo VI del 1975, “Romano Pontifico Eligendo”, che Papa Giovanni Paolo ha aggiornato nel 1996 con la costituzione apostolica “Universi Dominici Gregis”. Fino al conclave che eleggerà il nuovo Papa, il governo della Chiesa viene affidato al Sacro collegio dei Cardinali, ma solo per quelli che Papa Paolo VI definì “affari ordinari che non possono essere rimandati”. I cardinali, che si incontrano periodicamente, non hanno giurisdizione in materie che riguardavano l’ultimo Papa. Non possono correggere o modificare la leggi o gli insegnamenti della Chiesa che sono stati emessi dal Papa mentre era in vita.

Un cardinale conosciuto come Camerlengo – o ciambellano – designato dal Papa, diventa una sorta di amministratore capo ad interim fino a che il nuovo Pontefice viene eletto. Il Camerlengo attualmente è il cardinale Eduardo Martinez Somalo, spagnolo. Una Congregazione Generale – composta da tutti i cardinali che arrivano a Roma – prende le decisioni per gli affari importanti, mentre una Congregazione particolare – composta dal Camerlengo e da tre cardinali assistenti – decide le questioni di routine. La Congregazione particolare decide quando il corpo del Papa deve essere portato nella Basilica di San Pietro per essere mostrato ai fedeli. Decide anche la data del funerale papale, che deve avvenire entro tre giorni dalla morte e prende accordi per i nove giorni di lutto ufficiale, e sceglie la data di inizio del conclave, che deve cominciare in un periodo compreso tra i 15 e i 20 giorni dalla sepoltura del pontefice.

IL CONCLAVE – La scelta del nuovo Papa spetta ai cardinali elettori, attualmente 117, che sono i cardinali che, al momento della morte di Giovanni Paolo II, non avranno ancora compiuto gli 80 anni.

Già dal primo giorno si comincerà a votare: una sola votazione. Nel prossimo conclave, le votazioni, dal secondo giorno saranno due al mattino e due al pomeriggio. Proprio nelle votazioni c’è la novità sostanziale portata dalla riforma del 1996. Fino alla elezione di Giovanni Paolo II, essa era possibile tre modi: «per acclamazione» che «si ha quando i cardinali elettori, come ispirati dallo Spirito santo, liberamente e spontaneamente proclamino uno, all’unanimità e a viva voce, sommo pontefice», «per compromesso», che si aveva quando «per circostanze particolari, i cardinali elettori, nessuno dissenziente, affidano ad un gruppo di loro il potere di eleggere, al posto di tutti, il pastore della Chiesa cattolica». Il gruppo, di numero dispari, doveva andare da un minimo di 9 ad un massimo di 15 cardinali. Il «terzo ed ordinario modo» di elezione era quello per votazione: necessari i due terzi dei voti più uno. Ciò serviva a garantire che l’eventuale voto per se stesso dell’eletto fosse ininfluente.

Per i primi 15 giorni sarà necessario una maggioranza di due terzi dei votanti. Dopo tale periodo si potrà decidere una nuova procedura: si potrà continuare a cercare un candidato che raggiunga i due terzi dei voti, oppure optare per una elezione a maggioranza assoluta o per un ballottaggio. Sempre comunque i voti saranno per iscritto e segreti.

L’elezione del nuovo Pontefice sarà segnalata dalla cosidetta fumata bianca che si ottiene semplicemente bruciando le schede dell’elezione in un’apposita stufa. per ottenere la fumata nera infatti si aggiunge alle schede della paglia umida.

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IL POTERE E LA SUCCESSIONE AL SACRO SOGLIO

di Roberto Monteforte

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(WSI) – Ci si prepara al peggio in Vaticano. Mentre tutta la Chiesa è in preghiera, i cardinali sono in preallarme. Attendono da un momento all’altro la chiamata da Roma. Perché quando arriverà l’annuncio della morte di Giovanni Paolo II, scattano procedure precise. È il momento della «Sede vacante» che si concluderà con il Conclave e l’elezione del successore di Wojtyla alla cattedra di Pietro, vescovo di Roma e Papa della Chiesa universale.

Ma prima vi sono altri adempimenti in parte dettati dalla tradizione, in parte da norme stabilite dallo stesso Giovanni Paolo II con la costituzione apostolica «Universi Dominici Grecis» promulgata nel 1996. Quando dall’appartamento apostolico arriverà la notizia della morte del Papa che può essere comunicata dal medico curante spetterà al cardinale «camerlengo», lo spagnolo Edoardo Martinez Somalo, il compito di accertarla ufficialmente. L’annuncio è un atto che va compiuto alla presenza del «maestro delle celebrazioni liturgiche», e del segretario e cancelliere della Camera apostolica. Immediatamente dopo il camerlengo, che ha funzioni di garanzia e che durante la «Sede vacante» è la massima carica in Vaticano, deve compilare «il documento o atto autentico di morte», quindi deve apporre i sigilli alla camera e allo studio privato del pontefice. È compito del camerlengo comunicare l’avvenuto decesso al vicario di Roma, il cardinal Ruini, che «ne informerà il popolo di Roma».

Subito dopo Somalo prenderà possesso dei palazzi apostolici del Vaticano, del Laterano e della residenza estiva di Castel Gandolfo. Come è tradizione il sacro portone di bronzo viene chiuso a metà e le campane di san Pietro suonano rintocchi a martello. Al camerlengo spetta anche il compito, con il consenso dei cardinali, di «curare tutto ciò che le circostanze consiglieranno per la difesa dei diritti della Sede Apostolica e per una retta amministrazione di questa».

Per assolvere a questa funzione sarà aiutato da tre «cardinali assistenti» che saranno estratti a sorte tra i cardinali «elettori» già presenti nella Capitale, ciascuno in rappresentanza di ciascun ordine (vescovi, preti e diaconi) del collegio cardinalizio. Dopo tre giorni verranno sostituiti da altri tre cardinali sempre sorteggiati tra i tre «ordini». Le questioni correnti meno importanti saranno gestiti da questa «commissione», definita «Congregazione Particolare», quelle più importanti, invece, saranno sottoposte alla valutazione dell’intero collegio dei cardinali: la «Congregazione generale» cui devono partecipare se «non legittimamente impediti, non appena sono informati della vacanza della Sede Apostolica» tutti i cardinali. Sono lo strumento di governo della Chiesa sino all’elezione del nuovo vescovo di Roma, ma solo per «gli affari ordinari o quelli indilazionabili».

Tutto quello che è di pertinenza del pontefice dovrà attendere l’elezione del nuovo Papa. Durante la «Sede vacante» decadono, infatti, tutti i capi dicastero di Curia con l’eccezione dello stesso camerlengo, del penitenziere maggiore, lo statunitense cardinale James F.Stafford e del vicario per la diocesi di Roma, Ruini. Resteranno in carica anche i sostituti alla Segreteria di Stato per la gestione degli affari correnti, l’argentino mons. Leonardo Sandri per «le questioni interne» e il ministro degli Esteri, mons. Giovanni Lajolo. Resta in carica anche il decano del collegio cardinalizio, Joseph Ratzinger che è chiamato a svolgere un ruolo importante all’interno del Conclave. Tutte figure eminenti, in particolare il cardinale vicario Camillo Ruini e il prefetto della Congregazione per Dottrina della Fede, cardinale Joseph Ratzinger.

Difficile, in questo momento, ragionare su chi potrà essere il successore di Giovanni Paolo II, ma chi in Curia pensa che dopo un pontificato così lungo e travolgente, sia un bene per la Chiesa avere alla sua guida un Papa che possa aiutarla a gestire e assimilare le tante innovazioni introdotte da Wojtyla, allora si fa strada l’idea di un Papa di «transizione». In questo caso pare forte l’ipotesi Ratzinger. Ha possibilità anche il presidente della Cei Ruini. Se si pensa, invece, ad un pontificato che affronti le nuove sfide per la Chiesa nel Terzo Millennio, allora sono diverse le ipotesi, dall’arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, al Papa «non italiano», latino-americano o asiatico come l’arcivescovo di Bombay, il cardinale Dias. Ma è ancora presto per affrontare questi temi.

Il primo impegno della Congregazione generale dei cardinali ora è quello di predisporre «tutto il necessario per le esequie del defunto Pontefice». Le disposizioni sono precise: le esequie solenni in memoria del Papa dovranno essere celebrate in san Pietro per nove giorni consecutivi, «i Novendiali», dal collegio cardinalizio. L’inizio di esse deve essere fissato in modo che «la tumulazione abbia luogo, salvo ragioni speciali, fra il quarto e il sesto giorno dopo la morte». Alla cerimonia solenne che si terranno nella basilica di san Pietro, saranno presenti delegazioni di Stato di tutto il mondo. Bisognerà attendere di conoscere le eventuali disposizioni lasciate da Wojtyla sulla sua sepoltura. Potrebbe chiedere di essere sepolto nella sua Polonia. Occorrerà attendere che le volontà di Giovani Paolo II siano rese note dal suo esecutore testamentario, il suo segretario particolare mons. Staninslao. Il Conclave sarà convocato entro venti giorni dalla morte.

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