IL COLTELLO
CHE CADE

2 Giugno 2006, di Redazione Wall Street Italia

*Alessandro Fugnoli e’ lo Strategist di AbaxBank. Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – C’è un metaproverbio che dice “I proverbi sono la saggezza dei popoli”. Giusto, ma poi vengono in mente da una parte “L’unione fa la forza” e dall’altra “Chi fa da sé fa per tre” e il metaproverbio vacilla. (Ci sono anche da studiare il nostrano “Vendi, guadagna e pentiti” e il “Let your Profits Run” di superiore cultura anglosassone).

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Questa settimana nella hit parade dei proverbi più citati Sell in May and Go Away perde la prima posizione. Al vertice della classifica troviamo ora Don’t Catch a Falling Knife, interpretato da un coro multiculturale e arcobaleno che include gruppi come i Technicians, i Permabears, i Gloom and Doom, i No Value, i Wait and See, gli Inflection Point, i Cash is King e gli Shrinking Liquidity di Joachim Fels. Dietro la curva, cantano, c’è solo un gatto morto che rimbalza.

Don’t Catch a Falling Knife vuole essere un inno al buon senso. Un coltello che sta cadendo, lo sanno anche i bambini, non bisogna mai cercare di afferrarlo. In tempi calamitosi di stagnazione incipiente, democratici protezionisti che stanno per riconquistare il Congresso, banche centrali impegnate a prosciugare il mare con le idrovore e portafogli colti in flagranza di over-extension i prezzi scontati e calanti di azioni e (alcune) materie prime non devono indurre in tentazione. Sono caramelle avvelenate, giocattoli bomba, attenzione. Don’t Catch a Falling Knife è il ritirarsi in casa a coltivare i Bot. E’ il piacere catastematico di Epicuro, il piacere come assenza di dolore, la gioia tiepida di stare flat.

Tutto giusto, salvo un piccolo problema. Nella confusione non è chiaro se sia proprio un coltello quello che sta cadendo. Se fosse una moneta d’oro? Dopo tutto negli ultimi due anni ne sono cadute cinque di monete d’oro, e nessun vero coltello. L’ultima volta, in ottobre dopo gli uragani, molti avevano parlato di un coltello. E’ partita l’inflazione, s’era detto, e ora non la ferma più nessuno. La benzina è a tre dollari, si notava, e non ci sono i soldi per comperare il latte ai bambini.

L’indice scese come un coltello del 5.5 per cento. Molti notarono che era una vita che non c’era una correzione del 10 per cento (la cifra magica cui ambiscono le correzioni per avere dignità e prestigio) e che quindi c’era ancora spazio per scendere. Ci furono invece tre rimbalzi, uno per settimana. Gatto morto, si disse. Chi in quelle settimane afferrò gatti e coltelli tra 1180 e 1200 se li vide valutati 1260 un mese dopo e 1325 sei mesi dopo.

Questa volta c’è stato un ribasso del 6 per cento, con la stessa velocità di ottobre. A guardare il grafico di ottobre e maggio sembra di vedere i frattali, tanto si somigliano. C’è stato anche il primo gatto morto e aspettiamo il secondo. La benzina, per inciso, è sotto i tre dollari, costa meno che in ottobre, anche se il latte per i piccoli è sempre a rischio. Come in ottobre Tom McManus, che è uno tutto bottom up e valore in un mondo di top down e momentum (gli apriremo un fan club), si è fatto forza e si è costretto ad aumentare la quota di azioni. Di poco e soffrendo, ma l’ha fatto.

Tutto a posto, quindi? E’ solo questione di opporre a quelli che parlano di coltelli un altro proverbio di quelli che le mamme (e soprattutto i padri) insegnano ai figli annoiati, ovvero il doverista-moralista-antipatico No Pain No Gain? Qualche settimana fastidiosa e poi, completati gli acquisti, facciamo il sorpasso di quelli che ci hanno superato il primo trimestre e ora sono fermi al semaforo tanto carichi di Dax e di rame che non ne possono comprare più?

Possibile, magari anche probabile. E però, da qualche tempo, a ogni correzione viene da reagire con sempre meno entusiasmo. Sarà che si invecchia, noi certo, ma soprattutto questo ciclo di espansione. Ogni volta le quotazioni sono più alte della volta precedente (ora siamo a 1260, il minimo di ottobre fu a 1180), i tassi sono più alti e l’output gap (le risorse inutilizzate) è più basso. E’ vero che i profitti continuano a crescere, ma non c’è più espansione dei margini, per cui se decelera la crescita del Pil decelera automaticamente anche la crescita dei profitti.

Ogni giorno che passa, lentamente ma inesorabilmente, la coperta della liquidità diventa più stretta. La coperta serve alle azioni e ai bond e se viene tirata dalla parte delle azioni (se la borsa sale) rimangono sempre più scoperti i bond, che ora possono rimanere fermi solo se la borsa scende, altrimenti tornano subito a indebolirsi.

In più, questa volta, i consumi in America sono destinati a decelerare sul serio. Niente di allarmante. Anzi, è esattamente quello che hanno prescritto i medici che hanno in cura gli squilibri del mondo. Meno consumi in America e più consumi in Europa e in Asia. E poi più investimenti ovunque, America compresa. Niente di allarmante, si diceva, ma anche niente di esaltante dal punto di vista della borsa americana (anche se il dollaro debole gonfierà ancora gli utili).

Tornando alla correzione, ci sembra che la fase di riduzione della propensione al rischio (la fase normalmente più disordinata e pericolosa) stia per terminare. Fra poco non avremo più posizioni da sistemare, ma dovremo comunque fare i conti con la realtà.

Ora, a proposito di realtà, che ci sarebbe stato un primo trimestre di crescita esplosiva seguito da un secondo semestre in marcato rallentamento lo leggemmo per la prima volta in dicembre, quasi sei mesi fa. Quello che sta avvenendo non è sorprendente per quasi nessuno, ma vedere le cose fa comunque un effetto diverso dal leggerle in anticipo e i mercati non riescono mai a non tenere conto di quello che sta accadendo sotto i loro occhi.

Per qualche mese, quindi, avremo una realtà quotidiana fatta di crescita più moderata e inflazione più alta. Difficilmente, con una dieta di questo tipo, le borse faranno faville. Al momento, quindi, più che un buy and hold come nelle precedenti correzioni, viene da ipotizzare qualche acquisto limitato da rivendere su rimbalzo, magari a metà strada tra qui e i massimi. Fino a ottobre/novembre, insomma, sarà più che altro un umile lavoro di trading per abbassare i prezzi di carico.

Più avanti, verso fine anno, la psicologia dei mercati avrà modo di cambiare. La crescita americana si sarà stabilizzata (quella del resto del mondo sarà ancora forte), la gobba di inflazione apparirà in via di attenuazione, si tornerà a parlare di Goldilocks e questo ciclo di espansione ci concederà un’ultima (o penultima) possibilità di rialzo.

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