IL CAPODANNUS HORRIBILIS
DEL CAVALIERE

17 Dicembre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Mancano due settimane alla fine del 2003 e per Silvio Berlusconi si prepara, oramai, un capodannus horribilis. Lo schiaffo di Ciampi sulla Gasparri (che ieri il premier ha ricambiato simbolicamente dicendo: «Non leggerò le motivazioni del Quirinale») ha preceduto di alcune ore l’ingloriosa chiusura del tanto atteso semestre europeo e costituisce, infine, il preludio a una verifica rovente di governo.

Una fonte informata del centrodestra assicura infatti al Riformista che «la riapprovazione della Gasparri costerà al premier almeno tre ministri ad An e Udc». Questo significa anche che la verifica di gennaio, richiesta da Fini, si aggancerà alle due principali novità emerse con il rinvio della legge, entrambe decisive per il futuro della maggioranza.

La prima riguarda i rapporti tesissimi tra Ciampi e il Cavaliere, che potrebbero aprire una delicata fase di scontro istituzionale. Nel breve periodo, tutto dipende dal successo dal decreto legge per salvare Rete4. L’altro giorno, si racconta, la trattativa tra il Quirinale e Palazzo Chigi, una volta appresa alle tredici la notizia del rinvio, si sarebbe giocata su questo nodo.

Ciampi avrebbe voluto ufficializzare il messaggio in prima serata, verso le diciotto, ma alcuni «ambasciatori-pontieri» avrebbero ventilato ai loro omologhi del Quirinale la possibile ritorsione del Cavaliere: oscurare Rete4 con la scritta «Chiuso per pluralismo» e far deliberare dal cda Rai la sospensione di Raitre per mancanza di pubblicità. A quel punto, Ciampi avrebbe frenato e l’annuncio del rinvio sarebbe arrivato solo dopo un via libera all’ipotesi del decreto (ipotesi confermata significativamente dalle parole di ieri di Antonio Maccanico: «A certe condizioni un decreto sarebbe accettabile»).

Poi, c’è la questione delle modifiche da fare alla legge che ritorna in Parlamento. E qui entra in gioco la seconda novità scaturita dal rinvio: la vittoria manifesta del subgoverno Fini-Follini. I leader di An e Udc sarebbero infatti assestati sulla linea del Quirinale, per nulla preoccupati di uno scontro con i falchi di Forza Italia e Lega che vorrebbero riapprovare la Gasparri così com’è. E il più felice di tutti sarebbe il segretario dei centristi, Follini.

Ieri non ha rilasciato alcuna dichiarazione ma ai suoi avrebbe confidato i piani dei prossimi giorni: «La prima partita, tra chi voleva cambiare la legge e chi no, l’abbiamo vinta noi. Adesso c’è il confronto tra chi vuol cambiare solo dettagli e chi la sostanza. E noi sosterremo la linea del Quirinale». Anche sul rimpasto, l’Udc sarebbe sicura di sé: quello che è certo, dicono i folliniani, è che adesso l’Udc, ma anche la Lega, hanno un’arma in più. Tuttavia per i centristi del Polo un nuovo governo sarebbe meglio farlo dopo le Europee, a giugno.

A parte la delusione e la rabbia dei berluscones Gasparri e La Russa, anche per An, quella di ieri, è stata una bella giornata. Il risultato più importante, come anticipato dal Riformista nelle settimane scorse, sarebbe stata la definitiva ciampizzazione del vicepremier Fini. Come Follini, pure il leader di An è stato zitto e sarebbe pronto a sostenere le ragioni del Quirinale; e quando poi, alla fine dell’anno, sarà a lui a firmare il decreto per salvare Rete4, tutto avverrà con la benedizione del capo dello Stato e, si dice, di parte dell’opposizione: non a caso, ieri, il vicepremier ha incontrato il segretario ds Fassino, e Violante ha parlato, a proposito di Rete4, di «salvare posti di lavoro ovunque».

Sullo sfondo resta l’incognita Bossi, ormai indicato come l’ultimo dei berlusconiani. Qualcuno prevede un’uscita dura a tutto spiano nei prossimi giorni, complice anche la stizza per non essere stato invitato al vertice che il centrodestra ieri ha tenuto sulla Gasparri.

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