IL CALO DEL DOLLARO RUBA LA SCENA AL PETROLIO

27 Ottobre 2004, di Redazione Wall Street Italia

* Alfonso Tuor e’ il direttore del Corriere del Ticino, il piu’ importante quotidiano svizzero in lingua italiana.

(WSI) – Il dollaro rischia di rubare la scena al petrolio come guastafeste dell’economia internazionale. Infatti, dopo mesi di torpore, i mercati dei cambi sembrano essersi messi in movimento e il dollaro, che dallo scorso marzo si era mosso nei confronti dell’euro all’interno di una ristretta fascia di oscillazione, ossia tra 1,18 e 1,25, ha cominciato a scendere.

La debolezza del dollaro, combinata con un prezzo del petrolio che continua a mantenersi al di sopra delle più pessimistiche previsioni, sembra destinata ad interrompere quella fase di stallo in cui si muovono da tempo i mercati azionari. Con una battuta ad effetto si può dire che siamo probabilmente alla fine di una fase in cui si sono negati sia i pericoli posti dagli squilibri dell’economia internazionale e che molto probabilmente siamo alla vigilia di un «risveglio» che comporterà una correzione sia delle previsioni economiche sia delle aspettative che sono incorporate nei corsi delle azioni.

Il primo squilibrio è determinato dal disavanzo dei conti con l’estero degli Stati Uniti. Il calo del dollaro degli ultimi giorni è infatti la «razionalizzazione» di quanto tutti già sapevano: ossia che il crescente disavanzo delle partite correnti statunitensi, che si aggirerà quest’anno attorno ai 600 miliardi dollari, è finanziato solo parzialmente dall’afflusso spontaneo di capitali esteri.

Questo afflusso, che già oggi è insufficiente, rischia di assottigliarsi ulteriormente se rallenterà la crescita americana. E la paura oggi non è tanto di un leggero rallentamento della crescita statunitense – ed è questo il secondo squilibrio – ma di una sua frenata.

La crescita americana appare fortemente squilibrata, poiché questo ciclo di espansione è risultato diverso dai precedenti per due aspetti fondamentali: è stato scarsamente «prolifico» di nuovi posti di lavoro e scarsamente «generoso» nel favorire l’aumento dei redditi delle famiglie. La ripresa, messa in moto dalle politiche di stimolo dell’amministrazione Bush e della Federal Reserve, appare dunque fragile e insostenibile, poiché si basa essenzialmente su un aumento dell’indebitamento delle famiglie e da una nuova bolla formatasi nel mercato immobiliare.

Quindi, l’attuale flessione del dollaro, innescata dai timori sul futuro della crescita americana, rappresenta un segnale che prelude una serie di correzioni al ribasso delle aspettative dei mercati finanziari e delle previsioni di crescita dell’economia per l’anno prossimo.

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