IL BRASILE PUO’ ANCORA FARCELA

5 Agosto 2002, di Redazione Wall Street Italia

La profonda crisi brasiliana mette in allarme il mondo finanziario internazionale. Ma secondo Ruggero de Rossi, money manager e responsabile dell’area mercati emergenti per OppenheimerFunds, per il Paese carioca c’e’ ancora speranza.

Wall Street Italia lo ha intervistato poco prima del suo ennesimo viaggio in Brasile, dove il Fondo che gestisce, l’International Bond Fund (OIBAX) ha ottenuto eccellenti risultati nonostante le difficolta’ attraversate dell’area.

Domanda: Dr. de Rossi, lei gestisce quasi 2,5 miliardi di dollari investiti in bond e valute dei mercati emergenti. Dopo un periodo difficilissimo, il Brasile torna a sperare negli aiuti internazionali, almeno nel breve termine. Le notizie delle ultime ore sembrano confermare questa ipotesi. Voi come vedete questa situazione?

Risposta: Nei giorni scorsi ci siamo incontrati con alcuni membri del Fondo Monetario Internazionale e del dipartimento del Tesoro Usa. Le nostre conclusioni sono che esiste una determinazione a continuare ad aiutare il Brasile almeno nel breve termine. La situazione presenta due aspetti diversi. Il primo e’ il periodo fino alle elezioni di ottobre e il secondo riguarda gli accordi che si potranno fare con chi verra’ eletto dopo quel momento.

Il Fondo Monetario Internazionale non vuole impegnarsi in prestiti che richiedono impegni precisi di lungo termine fino a quando non e’ chiaro chi sara’ l’interlocutore. Gli aiuti saranno quindi sufficienti a mantenere in equilibrio la bilancia dei pagamenti fino alle prossime elezioni.

Secondo i nostri calcoli, il Brasile ha bisogno tra gli 8 e i 10 milardi di dollari per poter sostenere le richieste delle aziende locali che devono ammortizzare il debito o addirittura anticiparne l’estinzione per paura che il real si svaluti fino a far diventare gli impegni non piu’ sostenibili.

Quindi, se il Fondo approvera’ aiuti tra i 10 e i 15 miliardi di dollari e verra’ contemporaneamente diminuito di 2 o 3 miliardi il tetto sotto il quale la banca centrale brasiliana non puo’ vendere le sue riserve valutarie (posto attualmente a 15 milardi di dollari), per il Paese non dovrebbero esserci problemi almeno fino ad ottobre.

D: Questo risolve il problema del debito verso l’estero. Tuttavia esiste anche il debito interno, che ha un potenziale destabilizzante molto grande. Cosa ci puo’ dire su questo fronte?

R: Purtroppo anche su questo versante i problemi sono abbastanza gravi. Secondo i nostri calcoli, assumendo che il Governo sia disposto ad utilizzare tutte le risorse a disposizione, se il Brasile non riesce a rinnovare (roll over) il debito in scadenza almeno per il 50% fino alla fine dell’anno le cose potrebbero peggiorare ulteriormente.

Inoltre gli investitori domestici hanno circa 50 miliardi di dollari in real investiti in operazioni di finanziamento a brevissimo termine (overnight). Se questi dovessero decidere di comprare valuta pregiata sarebbe la fine. Difficilmente il Paese si salverebbe dal fallimento.

D: Posto che il Fondo annunci questi nuovi aiuti e che il Brasile riesca a rinnovare il suo debito interno, quali sono le prospettive degli investimenti in questo Paese?

R: Pur rimanendo grave la situazione, in questo caso dovremmo assistere ad un periodo di limitata volatilita’ e di relativa calma sul mercato finanziario. Quello che noi investitori istituzionali speriamo e’ che il Fondo annunci un pacchetto di aiuti al di sopra delle aspettative. E dato che queste sono in continua crescita, e’ chiaro che la notizia deve essere comunicata al mercato al piu’ presto.

D: Per quanto riguarda il lungo periodo, quanto sono importanti i risultati delle elezioni di ottobre?

R: Moltissimo. Il motivo per cui il Fondo e’ fermo sul versante degli aiuti a lungo periodo e’ che il candidato in ascesa in questo momento, Ciro Gomez, viene percepito come portatore di idee poco rassicuranti per il mercato finanziario internazionale. Si tratta di una visione di estrema sinistra, in netto contrasto con quanto fatto e promesso dai governanti brasiliani fino a questo momento.

Fino alla settimana scorsa, il rappresentante dell’FMI in Brasile, Peres, non aveva ancora parlato con il responsabile economico dello schieramento di Gomez. E visto che al momento sembra che questo candidato sia in testa ai sondaggi, e’ ovvio che il Fondo sia restio a concedere prestiti a due, tre o quattro anni al Paese.

D: Se a vincere le elezioni dovesse essere il candidato Luis Ignacio Pedro Lula da Silva, secondo alcuni le prospettive potrebbero essere ancora peggiori. E’ d’accordo?

R: Non necessariamente. Il mercato, noi compresi, ha adottato fin dall’inizio un atteggiamento molto scettico verso Lula. Tuttavia cio’ e’ dovuto piu’ a dichiarazioni fatte in passato piuttosto che all’attuale programma politico, che e’ decisamente piu’ gradito al mercato. Durante i miei colloqui con Dirceo, Presidente del Partito dei Lavoratori che sostiene Lula, ho ricevuto rassicurazioni nel senso di un rispetto degli impegni presi dai passati governi.

Le preoccupazioni su questo fronte sono piuttosto legate al fatto che la squadra guidata da Lula potrebbe non essere adeguatamente attrezzata per affrontare una situazione finanziaria cosi’ difficile. Inoltre, il programma parla di un avanzo di bilancio primario di non oltre il 5% e di politiche fiscali non eccessivamente restrittive. Mentre il resto del risanamento verrebbe lasciato nelle mani di una crescita economica che purtroppo al momento e’ piu’ teorica che reale.

D: Facciamo un passo indietro. Il modello di azione del Fondo Monetario Internazionale, aiuti finanziari in cambio di riforme, sembra abbia fallito per il Brasile cosi’ come per altri Paesi dei mercati emergenti. Cosa si puo fare al riguardo?

R: Ogni caso va considerato separatamente. Quello che e’ sicuramente fallito e’ il tentativo di combattere l’inflazione di questi Paesi attraverso una politica di tassi fissi tra la valuta locale e una moneta forte come il dollaro. In assenza di riforme sociali e fiscali consistenti, un cambio fisso diventa una camicia di forza che non puo’ essere sopportata nel lungo periodo.

Da questo punto di vista il Brasile e’ chiamato a dimostrare di poter e saper portare avanti le riforme. A mio parere questo Paese puo’ ancora farcela. Se attraverso gli aiuti ci sara’ ossigeno a sufficienza per arrivare alle elezioni senza grossi traumi, molte cose possono ancora cambiare. Serra, il candidato del Governo, dopo la meta’ di agosto avra’ la possibilita’ di comparire maggiormente in televisione e potrebbe rafforzarsi. Lula e lo stesso Ciro Gomez avranno il tempo di moderare le posizioni piu’ estreme e rassicurare cosi’ il mercato.

D: Voi come fondo di investimento che strategie state adottando?

R: La decisione sul Brasile l’abbiamo presa gia’ da parecchi mesi. Ad aprile la nostra esposizione era diminuita di circa 400 milioni di dollari. Oggi, dopo aver parlato con gli esponenti dell’FMI siamo tornati ottimisti, almeno nel breve termine.

I titoli obbligazionari brasiliani in alcuni casi sono arrivati a quotare 40 centesimi per ogni dollaro di valore nominale. A nostro parere si tratta di un investimento da prendere in considerazione e per questo motivo siamo tornati a comprare titoli a lunga scadenza. Certo e’ necessario essere molto dinamici e attenti. Non si tratta insomma di un mercato adatto a piccoli investitori deboli di cuore.

D: E per quei piccoli risparmiatori italiani che avessero gia’ titoli brasiliani in portafoglio, che consiglio si puo dare? Vale la pena vendere tutto e incassare la perdita?

R: Come dicevo, i titoli brasiliani quotano oggi intorno ai 40 centesimi per ogni dollaro di valore nominale. Secondo i nostri calcoli in caso di default e di successiva ristrutturazione del debito, il valore di recupero dovrebbe essere intorno ai 35 centesimi. Quindi vendere ora non ha senso.

Diversa invece e’ la considerazione da fare se le quotazioni si riprendessero e si riportassero intorno ai 65-70 centesimi. In questo caso soprattutto per chi possedesse gia’ da qualche anno i titoli e avesse incassato cedole tra l’8% e il 12%, e avesse un profilo di rischio basso, incassare la perdita potrebbe essere un buon consiglio. Fatti i dovuti calcoli, infatti, si tratterebbe comunque di un investimento che ha sovraperformato la stragrande maggioranza delle borse mondiali negli ultimi due anni.

*Francesco Leone e’ responsabile dell’ufficio studi di Wall Street Italia