Il 2012 e la sfida delle maggiori economie: $8.000 mld di debiti

3 Gennaio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – L’Italia resta sorvegliata speciale dai mercati, ma non è la sola a dover fronteggiare il problema del rimborso dei debiti in scadenza e il problema dell’incremento dei costi di rifinanziamento. Impossibile abbassare la guardia nel 2012. Stando ai dati riportati da Bloomberg, debiti per un valore superiore ai 7,6 trilioni di dollari rischiano di affossare ancora di più le finanze pubbliche delle economie avanzate, in un momento in cui i tassi salgono. Includendo proprio i tassi, l’ammontare da rifinanziare sale a più di 8 trillioni di dollari.

Il Giappone dovrà ripagare 3mila miliardi di dollari, seguito dai 2.800 miliardi in capo agli Stati Uniti. Poi ci sono Brasile, Russia, India e Cina che, insieme ai paesi del G7, dovranno pagare più dei 7.400 miliardi dei debiti che risultarono in scadenza durante lo stesso periodo dello scorso anno.

Considerando che la maggior parte degli economisti sostiene che gli yield dei decennali aumenteranno in almeno sette di questi paesi, il conto da pagare sarà ancora più salato.

“La situazione è difficile”, ha ammesso Stuart Thomson, gestore di Ignis Asset Management. “Piuttosto che l’inizio dell’anno, il vero problema è però la parte centrale del 2012, ossia il momento in cui il rallentamento dell’economia globale potrebbe avere un impatto maggiore”.

Il Fondo monetario internazionale ha già tagliato le previsioni di crescita per l’anno in corso al 4% dal precedente 4,5%, convinto che la crisi del debito si allargherà ulteriormente, mentre gli Stati Uniti avranno difficoltà a impostare una strategia per ridurre il loro deficit di bilancio; questo, a fronte di un mercato immobiliare della Cina che si raffredderà sempre di più.

C’è poi il problema della speculazione (che fa salire i rendimenti e rende più costoso ai paesi debitori riuscire a rifinanziarsi). A soffiare sul fuoco della speculazione è, in particolare, lo spauracchio di nuovi tagli di rating.

L’anno scorso Standard & Poor ha già bocciato gli Stati Uniti portando il giudizio ad AA+ da AAA, avvertendo poi di avere messo sotto osservazione per una possibile bocciatura 15 nazioni europee. “E’ un numero non piccolo e, ovviamente il fatto che i governi continuino ad accumulare debito e versino ancora in una situazione di deficit, è un problema”, ha fatto notare Elwin de Groot, economista presso Rabobank.

Come se non bastasse, un sondaggio di Bloomberg rivela che la maggior parte di strategist ed economisti ritiene che i costi di finanziamento che gravano sui paesi del G7 potrebbero essere saliti fino a +39% nel 2011.

Intanto l’Italia, – con il differenziale di rendimento tra il Btp e il Bund tedesco a 10 anni oltre la soglia dei 500 punti, un tasso sul decennale poco al di sotto del 7% e debiti in scadenza nel 2012 per 428 miliardi di dollari – ha chiesto all’Europa di evitare di rendere ancora più stringenti i vincoli sulla riduzione del debito pubblico, rispetto a quando già previsto nella riforma del patto di stabilità denominata Six Pack. La richiesta, riporta un articolo di Reuters Italia, arriva dal ministro per le Politiche comunitarie Enzo Moavero Milanesi, che ha rilasciato una intervista al Corriere della Sera.

Tale riforma stabilisce per i paesi della zona euro il vincolo di una riduzione del debito pubblico in eccesso rispetto alla soglia del 60% del Pil di un ventesimo ogni anno, ma prevede che vengano considerati fattori attenuanti, come lo stock di risparmio privato di un paese.

Roma non è però sola a far tremare l’impalcatura dell’euro. Anche la Francia fa paura: ha un debito in scadenza da 367 miliardi di dollari, seguita dalla Germania con 285 miliardi. Il Canada deve rimborsare 221 miliardi, il Brasile 169 miliardi, l’Inghilterra 165 miliardi, la Cina 121 miliardi, l’India 57 miliardi e la Russia 13 miliardi.

Che il 2012 sia decisivo per l’area euro, che già questo mese sarà messa alla prova da varie aste di titoli pubblici, ne è convinto che anche il Wall Street Journal.

Secondo il quotidiano americano se supererà il primo test senza molti danni, Eurolandia si troverà ad affrontare numerose altre sfide: il vertice europeo di marzo, le elezioni in Grecia molto probabilmente in primavera e le elezioni presidenziali francesi. Saranno tutti questi i fattori che metteranno alla prova il Vecchio Continente – conclude il giornale – e accerteranno se i paesi del sud Europa ce la faranno a sopportare ulteriori tagli.