“I vostri risparmi valgono meno di quello che pensate”

23 Settembre 2016, di Alberto Battaglia

Un eccesso di risparmio, o meglio, per usare il termine inglese un “savings glut“: così viene spesso definito uno degli aspetti chiave della stagnazione secolare. Se la propensione a investire non può essere rivitalizzata in nessun modo, è difficile immaginare un recupero da parte di un’economia globale nella quale “i rischi”, per dirla con il Fmi, “sono al ribasso”. L’altra faccia della medaglia del cosiddetto savings glut dovrebbe essere una grande ricchezza accumulata, potenzialmente “sbloccabile” in direzioni produttive, ma secondo l’influente ex banchiere Satyajit Das, siamo meno ricchi di quel che sembra.

E questo perché i 250mila miliardi di dollari di risparmi globali (stima di Credit Suisse) “sono quasi impossibili da realizzare al loro valore facciale. Tale cifra perciò sovrastima di molto l’entità della savings glut”.

Se ad esempio parliamo di risparmi localizzati nel settore immobiliare, un caso peraltro molto rilevante in Italia, è chiaro che il valore di una casa “non si trasforma automaticamente in potere d’acquisto”. Anzi, “una prima casa non produce reddito” ma “è cash-flow negative”, comporta costi, fra tasse e manutenzione. Certo, “una casa può essere venduta” (o divenire il collaterale per un prestito) ma molto del profitto della vendita “sarà mangiato dai costi di transazione”.

Inoltre il numero dei compratori potenziali di case, dal cui volume dipende o meno la crescita dei prezzi del real estate, “potrebbe diminuire” a causa dei cambiamenti demografici e dei salari stagnanti che rendono l’accesso ai prestiti più difficoltoso.

L’altra grossa fetta dei risparmi globali si trova sotto la gestione dei fondi pensione, sotto forma di bond e azioni. Secondo Das, né l’una né l’altra forma d’investimento è un porto sicuro: nel primo caso “la maggioranza dei guadagni” nelle quotazioni azionarie degli ultimi tempi “riflette maggiori livelli di P/E ratio, non maggiori utili” da parte delle società riferite ai titoli. Nel caso del reddito fisso Das nota il declino della credit quality del titoli governativi e bancari: fatto che li espone “a svalutazioni in caso di stress finanziario”.

In breve: “l’impossibilità di convertire un investimento in cash alle valutazioni attuali comporta che si potrebbe essere molto meno ricchi di quanto si crede”, implica anche “consumare meno per per assicurare cash sufficiente per i bisogni futuri” e, di conseguenza, “ridurre l’attività economica”. Il risultato di risparmi troppo alti, oppure più bassi di quello che si crede, conclude Das, potrebbe essere comunque lo stesso: “una prolungata stagnazione”.