I titoli al riparo dalla crisi

13 Agosto 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Milano – A un primo colpo d’occhio fa pensare agli scenari del Gran Canyon. Infatti anche il grafico dell’indice Ftse Mib delle grandi capitalizzazioni di Piazza Affari degli ultimi 12 mesi è tutto un susseguirsi di profondi crepacci e di salite ripidissime. Una di queste, la più vertiginosa, prende avvio il 24 luglio scorso e spinge l’indice a recuperare in poco più di due settimane quasi il 18% della propria capitalizzazione. Per effetto di questo rimbalzo dai valori minimi dell’anno Piazza Affari oggi è sotto di appena il 5% rispetto ai valori di 12 mesi fa e alcune società – tra cui Mediolanum, Bper, A2A – hanno recuperato oltre il 30% della capitalizzazione complessiva. Queste performance sono seguite a ruota da quelle delle maggiori banche, Intesa SanPaolo e Unicredit, e dai rialzi di società industriali come Prysmian e Diasorin. Alcune aziende tuttavia, i laggards , ovvero i ritardatari della rimonta, tra cui Campari, Snam, Lottomatica, Luxottica hanno messo a segno un rimbalzo di appena il 5-6% dai minimi del 2012. Ma questi titoli, a differenza di quelli appartenenti al primo gruppo, hanno dimostrato di tenere il prezzo molto meglio in questo difficile semestre, o addirittura di essere in grado di realizzare un significativo incremento delle quotazioni da gennaio a oggi (vedi tabella). In mezzo a questi due gruppi una «palude» che sembra l’habitat ideale per grandi gruppi internazionali come Enel, Pirelli, Finmeccanica, Eni.
A questo punto, secondo i gestori, dopo l’estate, un mix ben scelto di società appartenenti a queste tre categorie – tra cui vengono segnalate Intesa, Unicredit, Eni, Enel, Terna, Prysmian e Campari – potrebbe offrire un discreto potenziale di crescita ulteriore, soprattutto se le condizioni dei mercati finanziari tenderanno a normalizzarsi.

«L’aspetto che colpisce maggiormente in questa suddivisione tra società capaci di rimbalzare in modo repentino e titoli dal passo più lento è che all’interno del primo gruppo compaiono ben sei nomi di banche o società finanziarie. Questi infatti sono stati i titoli più penalizzati dalla crisi dello spread e tendono a reagire meglio quando si intravede un abbozzo di uscita dalle difficoltà. Invece fra le società meno reattive nelle fasi di rimbalzo ci sono i nomi di chi ha retto meglio la crisi ma che difficilmente potrà generare ulteriori performance nel breve periodo», commenta Marco Cristofori, responsabile della ricerca azionaria di Centrobanca, la corporate e investment Bank del gruppo Ubi.

Puntare le speranze di performance futura unicamente sul recupero di banche, assicurazioni e società di gestione del risparmio, tuttavia, può essere un azzardo.

«Le valutazioni dei titoli bancari sono ancora molto compresse e ci sono sicuramente ulteriori margini di rialzo. Tuttavia il comparto rimane troppo volatile se si considera che anche grandi gruppi come Intesa e Unicredit possono registrare oscillazioni dell’ordine del 10% in una sola seduta. In questo contesto parlare di un investimento a lungo termine ha poco senso», afferma Alessandro Capeccia gestore azionario di Azimut sgr. Secondo il gestore, in un portafoglio azionario ben diversificato la quota da destinare alle banche non dovrebbe superare il 5-10% del totale. Anche gli analisti assumono una posizione sostanzialmente attendista. Per quanto riguarda Unicredit, su un complesso di 39 report dedicati al titolo, quasi la metà (46%) suggerisce agli investitori una posizione, «hold», e solo il 25% sposano la tesi rialzista con un «buy» o un «outperform». Valutazioni positive sul titolo (che venerdì scorso valeva 2,97 euro) sono quelle di Mediobanca (buy con prezzo-obiettivo a 5,6 euro) e Deutsche Bank (buy con target a 4,30 euro). Più favorevoli i giudizi verso Intesa SanPaolo, la prima banca italiana. In questo caso i «buy» e gli «hold» si equivalgono, ciascuno con un 40% del totale dei giudizi, mentre i «sell» che non vanno oltre una quota del 20%. A favore della banca guidata da Enrico Cucchiani ricordiamo la valutazione degli analisti di Equita, che indicano per il titolo un prezzo-obiettivo di 1,40 euro (oggi a 1,13).

Per sfuggire alla estrema volatilità delle banche, fonte di grandi guadagni potenziali ma anche di altissimi rischi, i fund manager suggeriscono di puntare, in alternativa, sui principali nomi del comparto assicurativo, tra cui Generali; oppure sulle società di gestione del risparmio, dove Mediolanum raccoglie una percentuale del 57,1% di giudizi «buy».
«In realtà il modo migliore per predisporre il portafoglio a una eventuale ripresa autunnale consiste nel pesare in modo equilibrato i titoli ad alta capacità di rimbalzo, come i bancari, con società difensive come Enel e Terna nelle utilities, includendo una quota di titoli energetici – prima di tutto Eni – per arrivare a società industriali molto internazionalizzate, come Prysmian», conclude Capeccia.

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