I SONDAGGI
FANNO STAR MALE BERLUSCONI

9 Febbraio 2005, di Redazione Wall Street Italia

*Mario Adinolfi e’ il direttore di Media Quotidiano e fondatore del movimento Democrazia Diretta, con cui Wall Street Italia ha avviato una partnership per la ripubblicazione di alcuni commenti. Il contenuto di questo articolo esprime esclusivamente il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – 1. I sondaggi fanno venire la bronchite a Silvio Berlusconi. Prima era solo un’influenza, ora i dati catastrofici sfornati dagli istituti demoscopici hanno avuto l’effetto di dare l’assalto alle vie respiratorie dell’Augusto Corpo del Cavaliere. Certo, c’è chi come Renato Farina oggi su Libero fa cadere en passant la definizione “malato immaginario”. Domani, forse, ritroveremo il Cavaliere in piedi. Ma un fatto è sicuro: il premier oggi sta messo male.

2. Gli ultimi sondaggi gli hanno fatto rizzare i capelli appena trapiantati. La Casa delle Libertà è sotto in undici regioni e persino il blindato Piemonte di Enzo Ghigo è tornato in bilico. Il fattore decisivo? Alessandra Mussolini. La sua candidatura affonda Francesco Storace nel Lazio (sotto di tre punti rispetto a Piero Marrazzo), mentre il leader di Forza Nuova Roberto Fiore è diventato l’incubo di Raffaele Fitto, che per la prima volta viene sorpassato nei sondaggi dal “sovversivo” Nichi Vendola. Se salta pure il baluardo piemontese, per il Cavaliere il disastro del 4 aprile avrebbe conseguenze letali: un dodici a due per il centrosinistra (attualmente la Cdl governa 8 regioni su 14) sarebbe la fine del berlusconismo.

3. Il vento della sconfitta possibile sta travolgendo i già fragili equilibri della coalizione. Alleanza nazionale, infatti, si è messa a puntare i piedi ritirando la disponibilità a candidare Italo Bocchino a presidente della Regione Campania. Ieri su Media Quotidiano avevamo scritto che Antonio Bassolino avrebbe vinto senza neanche dover fare campagna elettorale (anche qui, grazie alla candidatura di Alessandra Mussolini). E An ha confermato esplicitamente le nostre parole, avanzando i sospetti di un “inciucio” di Forza Italia con Bassolino in Campania.

4. Per sovrapprezzo, i berlusconiani vogliono imporre ad Alleanza nazionale di rinunciare al candidato presidente in Emilia Romagna in cambio della candidatura di Italo Bocchino in Campania. La posizione di Forza Italia non è così strampalata: An, con Bocchino, avrebbe quattro candidati presidenti su quattordici quando la Lega non ne ha neanche uno. Ignazio La Russa, comunque, è intenzionato a prolungare il braccio di ferro. E tra ventiquattro giorni si presentano le liste.

5. Nel caso saltasse veramente la candidatura di Italo Bocchino in Campania, si sta riscaldando ai bordi del campo l’ex ministro Ortensio Zecchino, fortemente sponsorizzato dall’ala democristiana di Forza Italia capeggiata da un altro ex ministro: Giuseppe Gargani, ascoltato consigliere del Cavaliere nelle faccende di giustizia. Ieri si è affacciata sulla stampa anche l’ipotesi di una candidatura di Emma Bonino in Campania con la Cdl. L’interessata, raggiunta al Cairo, ha replicato sobriamente: “E’ una bufala”.

6. Il caos che regna nella Casa delle Libertà è paradossale, dal momento che la Gad affronta un nodo potenzialmente dirompente che potrebbe permettere a Berlusconi di rialzare la testa: il voto sull’Iraq. Romano Prodi chiede un voto che mantenga la linea del no alla guerra, Francesco Rutelli e Piero Fassino la pensano diversamente. Domani mattina il Professore li inconterà in un vertice che si annuncia infuocato e decisivo. Ieri, durante l’Assemblea federale della Margherita, si respirava tanta voglia (almeno) di astensione.

7. La riunione del massimo organo della Margherita ha anche affrontato la questione della Fed. Tante parole, un sì sofferto allo statuto della federazione con i Ds. Poi, alla fine, una battuta di Giuseppe Fioroni che spiega meglio di qualsiasi documento quali sono i retropensieri del partito rutelliano: “D’Alema e Veltroni hanno diritto ad avere un sogno, io non voglio avere un incubo”.

8. Ultima questione, marginale ma interessante per avere il termometro del rapporto tra radicali e centrosinistra. Durissimo scambio di accuse tra il quotidiano della Margherita, Europa, e il direttore di Radio radicale, Massimo Bordin. Dopo aver letto nella sua seguitissima rassegna stampa mattutina un editoriale non firmato del giornale rutelliano che attaccava a testa bassa i radicali mettendo in mezzo anche la convenzione pubblica con la radio, Bordin ha definito “vile” l’atteggiamento di Europa, rimproverando al quotidiano diretto da Nino Rizzo Nervo di aver voluto ostacolare l’intesa tra radicali e Gad. Forse Bordin sarebbe stato tranquillizzato da Franco Marini che, davanti ad una polemica analoga, proclamò: “Tranquillo, tanto Europa non lo legge nessuno”.

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