I sei rischi sistemici estremi secondo Pimco

4 Giugno 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Pimco , il secondo fondo obbligazionario al mondo, ha messo in fila i sei rischi estremi nel lungo periodo per i mercati finanziari e le principali economie.

In un contesto economico che in linea generale invita al ‘cauto ottimismo’ e malgardo “gli interventi straordinari delle banche centrali hanno funzionato
in parte anticipando i rendimenti futuri”, il team di analisti del gruppo Usa teme che “se nei prossimi cinque anni l’economia globale dovesse scivolare in recessione, pochi paesi disporrebbero del margine di manovra necessario per adottare una politica espansiva“.

Ciò tenuto conto dei tassi modesti di crescita tendenziale e d’inflazione, dei bassi tassi ufficiali, dei bilanci pubblici in aumento e del debito pubblico sempre pericolosamente elevato.

Un secondo rischio sistemico è rappresentato dal sistema bancario globale, “soggetto a una maggiore regolamentazione e caratterizzato da una più solida patrimonializzazione, riserva una quota ridotta del suo bilancio al market making, con conseguenti flash crash, vuoti d’aria e volatilità”.

Il passaggio dalla scarsità all’abbondanza di energia crea vincitori e perdenti e ha un effetto netto positivo sulla domanda globale “solo se l’aumento dei consumi dei vincitori compensa il taglio dei consumi e della spesa per investimenti dei perdenti.

In quarta istanza, i conflitti geopolitici. Finora i mercati hanno reagito bene alle tensioni internazionali. Il “rischio di disastro” è in una certa misura scontato dalle attività finanziarie ed è fonte di volatilità e di rischio per le quotazioni azionarie e per gli spread creditizi, mentre “aumenta il potenziale di rialzo dei prezzi dei titoli di Stato americani e dei Bund”.

Per l’inflazione globale tutto è possibile. “Nell’orizzonte di 5 anni un’impennata dell’inflazione oltre i target delle banche centrali è più probabile di quanto si possa pensare.

Vi è un rischio che lo scenario di riferimento ottimistico di Pimco, che prevede politiche economiche più efficaci nelle principali economie emergenti e industrializzate e la possibilità di futuri cambiamenti significativi della politica economica statunitense, non si sviluppi nell’orizzonte di lungo periodo”.

Secondo il report, infatti, “permane il rischio estremo di polarizzazione politica nell’Eurozona e/o di uscita del Regno Unito dall’Unione europea. In Cina, le riforme in programma sono ambiziose ma il successo non è assicurato e, in particolare, la liberalizzazione del conto capitale sarà un obiettivo difficile da raggiungere nell’orizzonte temporale annunciato”.

In generale le tendenze dei mercati sono al momento principalmente sei, secondo Pimco. In primo luogo Andrew Balls, Chief Investment Officer della divisione Global Fixed Income, Richard Clarida, Global Strategic Advisor, e Daniel Ivascyn
Group Chief Investment Officer, parlano di una “convergenza verso i tassi di crescita potenziale della ‘Nuova normalità’ nelle economie industrializzate ed emergenti.

In seconda istanza una “evoluzione verso un sistema bancario globale soggetto a una maggiore regolamentazione e caratterizzato da una più solida patrimonializzazione”.

Inoltre gli analisti vedono nell’ordine una “transizione dalla scarsità all’abbondanza di energia grazie alla rivoluzione dello “shale” gas; una accelerazione dalla deflazione verso il target d’inflazione del 2% nelle maggiori economie; “un passaggio (trend incipiente) da una sovrabbondanza di risparmio globale sostenuta dal calo dei prezzi delle commodity verso una riduzione degli squilibri globali a fronte di una domanda più sostenuta; una adozione di politiche economiche più efficaci nelle principali economie emergenti (Cina, India) e sviluppate (Eurozona, Giappone), con almeno la possibilità di futuri cambiamenti significativi della politica economica statunitense (immigrazione, esportazioni petrolifere)”.

(DaC)