I Repubblicani vogliono fare fuori Bernanke. Senato: schiaffo a Obama

12 Ottobre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Bernanke attenzione. Se i Repubblicani dovessero vincere la corsa alla Casa Bianca per il 2012 sarai licenziato. È quanto emerso dall’ultimo dibattito tra i candidati alle primarie repubblicane. Sotto attacco le misure poco convenzionali utilizzate dal numero uno della Federal Reserve (la banca centrale americana) per stimolare la ripresa economica della più grande economia al mondo.

Riferendosi al movimento Occupy Wall Street, sulla loro protesta per la differenza di reddito e per il potere eccessivo delle grandi banche,
Newt Gingrich ha detto: “Se vogliono cambiare qualcosa, la prima persona da licenziare è Bernanke, un chairman pessimo per la Federal Reserve. Ha speso in segreto centinaia di miliardi di dollari salvando dei gruppi piuttosto che altri. Credo sia corrotto e credo sia ingiusto per una persona sola avere un simile potere”.

“Non garantirò l’incarico a Bernanke. Sceglierò personalmente un altro candidato”, ha aggiunto Mitt Romney, in testa tra i repubblicani per le prossime elezioni.

“Se dovessi nominare un chairman della Fed che ha fatto bene, quello sarebbe Paul Volcker”, ha detto il membro del Congresso Ron Paul. Volcker è stato in carica presso l’istituto centrale americano tra il 1979 e il 1987. Paul ha speso due parole anche su Greenspan, “un vero disastro” per le politiche che hanno portato a bolle negli investimenti, mentre ora lo stesso Bernanke non sta che aggravando la situazione, attraverso scelte inflattive.

Il suo mandato potrebbe dunque arrivare a termine prima del gennaio 2014. Ecco il dibattito di ieri in New Hampshire riassunto in 100 secondi. Newt Gingrich ha addirittura chiesto l’arresto di due parlamentari democratici, Barney Frank e Christopher Dodd, mentre Cain si e’ ben guardato dal mettere in discussione il suo ruolo di presidente del CdA della banca centrale di Kansas City.

Il Senato ha bloccato ieri il piano da 447 miliardi di dollari a sostegno del mercato del lavoro presentato dal presidente Barack Obama. Un ‘no’ che rischia – avverte il segretario al Tesoro Timothy Geithner – di causare una nuova recessione: “Se il Congresso non agisce la crescita sarà più lenta e più persone saranno senza lavoro”.

Geithner va quindi all’attacco dei repubblicani, che controllano il Senato e dove, nel voto procedurale, non è stata raggiunta quota 60 voti necessaria per avviare il dibattito. “Se il Congresso non agisce è perché i repubblicani non vogliono fare nulla per aiutare l’economia”. Il piano presentato da Obama “é buono e renderebbe l’economia significativamente più forte. Economisti indipendenti hanno stimato che il progetto creerebbe uno o due milioni di posti di lavoro” aggiunge Geithner.

“L’economia si trova in una posizione migliore di quando il presidente ha assunto l’incarico: abbiamo molto lavoro da fare ma siamo in una posizione migliore per le misure prese dal presidente. Ora il dibattito è su come rendere l’economia più forte nel breve e nel lungo termine. Il presidente ha presentato un piano, che è buono. Ritengo che abbiamo l’obbligo di fare qualcosa ora per far tornare gli americani al lavoro il prima possibile”.

L’economia americana “é danneggiata” dalla crisi del debito dell’Europa, che dovrebbe agire “con più forza. Gli impegni presi sono promettenti ma il mercato vuole l’azione. Ho fiducia: in Europa non ci sarà una nuova Lehman” osserva Geithner. Fra i problemi americani, la Cina. Lo yuan si è rivalutato in termini reali del 10% dall’estate 2010 ma Pechino deve fare di più e gli Stati Uniti “stanno facendo pressione” spiega Geithner.

Il pressing dell’amministrazione segue quello del Congresso sulla Cina, con il Senato che ha votato a favore di un progetto che spinge la casa Bianca a essere più aggressiva nell’imporre dazi e sanzioni nei confronti dei paesi che manipolano le proprie valute. Il piano difficilmente diventerà legge, con la Camera che non ha intenzione di esprimersi al riguardo perché teme una guerra commerciale.