I PIRATI DELLE VALUTE ALL’ASSALTO DELL’EURO

19 Febbraio 2010, di Redazione Wall Street Italia
*Leon Zingales, PhD in Fisica, Dipartimento di Matematica, Università di Messina, e’ collaboratore di Wall Street Italia. Il suo blog e’ IlCignoNero. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Nel Diciassettesimo Secolo Sua Maestà la Regina Elisabetta, consapevole dell’enorme potere della Spagna, per indebolirla, utilizzò i corsari al fine di dissanguare in maniera continua le casse dello stato spagnolo che si rimpinguavano con le ingenti quantità di oro estratto nelle miniere del Sud America. La guerra non dichiarata impiegando tecniche piratesche è stato uno strumento che, nel corso della lunga storia imperiale, gli inglesi hanno raffinato sempre più e che gli USA stanno validamente emulando.

L’attuale sistema valutario non si poggia sulla maggiore forza delle parti in causa, bensi’ sulla minore debolezza. Al fine di nascondere la debolezza del Dollaro, uno strumento primario è quello di enfatizzare i punti critici del’Eurozona colpendone i ventri molli. Nei mesi passati i corsari attaccavano l’Euro indirettamente mediante incursioni nelle valute dell’Est Europa; tutto ciò con il tacito assenso di Bernanke affinché avessero successo le aste dei TBills.

Per i tuoi investimenti, segui il feed in tempo reale di Wall Street Italia INSIDER. Se non sei abbonato, fallo subito: costa solo 0.77 euro al giorno, provalo ora!

In qualche modo l’azione dei pirati delle valute era necessaria per mantenere un equilibrio tra mercati azionari e mercati finanziari consentendo nel frattempo una tranquilla vendita dei Titoli USA.

Ma in queste ultime settimane si sono registrati segnali inquietanti. Una partita a scacchi globale si è aperta ed il fronte unito che ha gestito la temporanea normalizzazione dei mercati finanziari si è sciolto come neve al sole. In un articolo della scorsa settimana, con un paragone con il dilemma del prigioniero nella teoria dei giochi, ho discusso sulla necessità di preservare la cooperazione per consentire di gestire al meglio la crisi sistemica. I segnali di uno scioglimento delle righe in cui ognuno dei contendenti cercava di salvare il salvabile perseguendo l’utile individuale c’erano già tutti ed ora si sono rapidamente amplificati.

Come conseguenza i corsari si sono scatenati. Le ultime incursioni sono avvenute all’interno stesso del sistema Euro, gangli vitali sono stati bombardati. I corsari, come locuste hanno saccheggiato Atene, Lisbona e Madrid. I lupi famelici, ormai liberati dalle catene, hanno inseguito liberamente le indifese prede.

La Storia non ha mai chiarito se i corsari fossero alle dirette dipendenze della corona britannica; è certo però che vi era una sintonia d’interesse. Non so se i pirati delle valute si siano mossi fiutando l’incrinatura del fronte compatto prima esistente, oppure un esplicito semaforo verde della FED abbia indirizzato lo sciame di cavallette verso la piantagione giusta.

Gli Stati Uniti si sentono accerchiati e si moltiplicano le voci prima sussurrate ed ora sempre più urlate della necessità un ridimensionamento del Dollaro. Ma gli Stati Uniti non possono accettare passivamente la fine del proprio dominio; mettere in discussioni esso significherebbe rinunciare alla propria stessa sopravvivenza come superpotenza che si è abituata a vivere da decenni al di sopra delle proprie possibilità in virtù del ruolo privilegiato del Dollaro. In parole povere, se il Dollaro cessasse di essere la moneta per antonomasia, gli Stati Uniti sarebbero un paese qualsiasi e diventerebbe sempre più drammatico (se non impossibile) finanziare l’enorme deficit crescente.

E’ evidente che l’apparente quanto fragile stabilizzazione creatosi si regge sulla fiducia, collante evanescente che, in quanto tale, è più psicologico che reale. Il recupero dei mercati finanziari da marzo del 2009, per quanto temporaneo e teleguidato, ha determinato la sensazione che la crisi economica stesse per terminare, che il freddo fosse conseguenza di una tempesta di neve passeggera e non effetto di un’era glaciale; presso l’opinione pubblica si è contrabbandata la crisi sistemica per una, seppur grave, normale crisi di crescita.

Uno scontro prolungato tra gli attori protagonisti del sistema finanziario, con associate fluttuazioni repentine, rischia di determinare lo sfaldamento del collante. E non si pensi neanche che i pirati possano essere facilmente richiamati all’ordine: gli squali hanno sentito l’odore del sangue ed è veramente difficile fermarli.