I miliardi iniettati per il rilancio, un veleno per l’economia

16 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Liquidita’ oggi, inflazione domani. E’ questo il destino, anche nel migliore dei casi, per l’area euro e gli Stati Uniti. L’unica soluzione, anche in caso di ripresa, sarebbe riuscire ad assorbire la pioggia di miliardi iniettati nelle vene del sistema dalle banche centrali mondiali.

Gli anglosassoni l’hanno battezzato QE e negli Stati Uniti “Operation Twist”. Per gli europei e’ il programma di «LTRO». Dietro questi acronimi si nascondono gli interventi di Federal Reserve e Bce a colpi di centinaia di miliardi di dollari ed euro, volti a scongiurare una crisi economica di portata epica.

Anche la Banca Nazionale svizzera ha fatto ricorso a una politica monetaria “non convenzionale” ossia a misure di intervento straordinarie, nel suo caso per evitare che l’economia rimanesse strangolata dall’aumento del valore del franco.

Con i tassi di interesse ai minimi storici dopo il crack di Lehman Brothers nel 2008, non disponendo piu’ di mezzi ‘tradizionali’ di allentamento economico, i membri del comitato di politica monetaria della Federal Reserve si sono visti costretti a ricorrere a programmi di acquisto di titoli di stato (Quantitative Easing) per tenere bassi i tassi guida, inondando i mercati di centinaia di miliardi di dollari. Presto anche BNS e Bce hanno adotatto operazioni inedite.

All’interno dell’Eurozona, la Banca centrale europea ha riacquistato dei bond dei paesi in difficolta’ e in dicembre ha poi inondandato i mercati con fiumi di prestiti illimitati a tre anni all’1% alle banche (la famigerata operazione ‘LTRO’)

Sul tema dell’inflazione sono due le dottrine in voga. La prima presuppone che creando della moneta, si crea dell’inflazione domani. Per gli adepti delle teorie di Keynes, invece, il rapporto non e’ cosi’ automatico. “E’ facile creare degli scenari catastrofic”, avverte al quotidiano Le Temps Patrick Legland, responsabile della ricerca presso Société Générale. Ma se si osserva per esempio il caso giapponese di questi ultimi dieci anni, la banca centrale non e’ riuscita a fare abbastanza per creare l’inflazione.

Per placare i rischi di inflazione, gli esperti osservano attentamente la velocita’ della circolazione della moneta. Se e’ debole, il cash iniettato resta nelle mani delle banche. Altrimenti e’ trasformato in prestiti alle aziende o ad ogni modo viene trasferito nell’economia reale. Le banche centrali possono assorbire la liquidita’ considerata come eccedente con una relativa facilita’, tramite delle operazioni di ‘sterilizzazione’. Il rischio inflativo e’ dunque limitato.

Ma nel caso di oggigiorno ci troviamo di fronte a mercati drogati di liquidita’. “I mercati adorano quando la liquidita’ e’ abbondante”, sottolinea al giornale svizzero Michel Juvet, di Bordier & Cie. E nel primo trimestre dell’anno, dopo la prima operazione di prestiti illimitati a tre anni alle banche concessa da Mario Draghi, numero uno dell’istituto di credito centrale di Francoforte, le borse hanno mostrato tutto il loro entusiasmo, con l’indice S&P 500 della borsa Usa che ha guadagnato dieci punti percentuali.

Prima, durante i programmi di riacquisto di Treasuries da parte della Fed, “abbiamo osservato una bolla dei paesi in via di sviluppo e delle materie prime”, secondo l’analisi di Patrick Legland. A tal punto che alcuni temono che i mercati siano diventati dipendenti della liquidita’ diversificata offerta dalle banche centrali con una tale genorisita’. Persuasi che la Fed lancera’ il suo terzo programma di Quantitative Easing, si sono spinti in rialzo prima dell’ultima riunione di politica monetaria, prima di scappare in ritirata una volta che gli investitori avevano capito che stavolta Ben Bernanke non aveva alcuna intenzione di aprire i rubinetti.

Questa strategia e’ malata ma il rialzo dei rendimenti dei titoli di stato spagnoli e italiani hanno alimentato le speculazioni circa nuovi interventi ‘straordinari’ di rilancio dell’economia. Anche se dovessero effettivamente avere l’effetto sperato e la ripresa dovresse partire, bisognera’ poi assorbire tutti i fiumi di denaro con cui si e’ inondato il sistema. E il tempismo dell’intervento stavolta piu’ che mai sara’ cruciale per songiurare l’esplosione dell’inflazione.

Alcuni paesi come Usa e UK possono stampare denaro a prezzi piu’ bassi. Non accetterebbero di mettere un limite al potere delle banche centrali. “Non darei mai un assegno firmato in bianco alle banche centrali. La storia mostra che gli istituti centrali si sono sbagliati nel passato recente, ad esempio durante la bolla immobiliare e durante la crisi del 2008 in Usa. La Fed era sicura che non ci sarebbe mai materializzata una bolla e che i rischi erano contenuti”, avvisa Michel Juvet. A breve termini i rischi sembrano contenuti, ma la questione critica riguarda il medio termine.