I mercati sembrano iniziare a crederci veramente: Atene non fallirà

8 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Arrivano aggiornamenti più rassicuranti sulla Grecia. L’adesione al programma di ristrutturazione del debito della Grecia da parte dei creditori privati è salita al 60% circa rispetto al 39% della vigilia. La soglia critica che l’adesione dovrebbe riuscire a testare per evitare il default disordinato del paese è stata fissata al 75%.

Le principali banche greche, la maggior parte dei fondi pensione del paese ellenico, e più di trenta tra banche e compagnie di assicurazione europee che includono i nomi di BNP Paribas, Commerzbank e Assicurazioni Generali hanno aderito alle condizioni che lo swap sul debito greco (nell’ambito del programma Private Sector Involvement-PSI).

I mercati azionari scommettono sulla buona riuscita dell’operazione. I creditori privati hanno tempo fino alle 21 di stasera per decidere di aderire o meno all’operazione, e di portare la soglia di partecipazione dall’attuale 60% al 75%. E il mondo intero capirà domattina presto, alle 7 di mattina ora italiana, se la Grecia ce l’avrà fatta.

L’operazione, che punta a fare uscire la Grecia dalla spirale dell’indebitamento annullando circa 107 miliardi degli oltre 350 dell’attuale debito pubblico, dovrà essere su base volontaria per riuscire. Il governo greco ha stimato un’adesione compresa tra il 75% ed il 90%.

Ma ha annunciato anche che è pronto a imporre le proprie condizioni di ristrutturazione anche ai detentori delle obbligazioni che non voteranno il default swap entro la scadenza stabilita, ovvero entro stasera. Dopo una riunione che si è svolta a Francoforte il “Greek Debt Management Agency”, ovvero l’agenzia per la gestione del debito ha “confermato”, secondo quanto riporta il Telegraph che, se la maggioranza dei creditori accetterà l’accordo, “intende…di dichiarare gli emendamenti proposti effettivi e vincolanti su tutti gli altri possessori di bond”.

I trader hanno interpretato la dichiarazione alla stregua di un avvertimento, da parte del paese, di ricorrere alla “Collect Action Clauses” (CACs) per imporre l’accordo; ma le agenzie di rating hanno già affermato che una tale misura, approvata dalle autorità greche lo scorso mese, rappresenterebbero un default, il primo nella storia dell’Eurozona.

I termini dell’accordo PSI, posto come condizione dalla troika Ue, Bce e Fmi per sbloccare il nuovo pacchetto di aiuti da 130 miliardi, sono stati discussi per oltre sei mesi e impongono ai creditori privati di rinunciare al 53,5% del valore nominale delle obbligazioni che detengono. Questo taglio, unito all’allungamento della scadenza e alla riduzione del tasso d’interesse, portano ad una perdita complessiva del 70% sui titoli.

Il governo greco ha dovuto anche accettare una perdita di sovranita’ sul suo debito visto che le nuove obbligazioni saranno sottoposte alla legislazione britannica e che qualsiasi controversia che le dovesse riguardare sara’ giudicata dalla Corte di Lussemburgo.

D’altra parte il PSI ha anche un lato positivo, visto che porterebbe la gran parte del debito pubblico greco nelle mani di investitori pubblici come il Fondo salva-stati, la Bce, il Fmi e i singoli stati. L’associazione delle istituzioni finanziarie che ha condotto le trattative (l’Institute for International Finance) ha disegnato uno scenario apocalittico se non si dovesse raggiungere la soglia del 75% delle adesioni alla rinegoziazione del debito.

In un rapporto confidenziale, filtrato sulla stampa, l’IIF parla di un costo per l’economia internazionale superiore ai 1.000 miliardi di euro se si dovesse andare incontro ad un default incontrollato di Atene. Una prospettiva, prosegue, che metterebbe alle corde la stessa Bce e provocherebbe un rapido contagio verso Portogallo, Italia e Spagna.

Hanno gia’ annunciato di voler partecipare al PSI le tedesche Allianz, Commerzbank e Deutsche Bank, le francesi Axa, BNP Paribas e CNP Assurances, l’olandese ING Bank, l’italiana Intesa San Paolo, le tre banche greche Alpha Bank, Eurobank EFG e BNG, oltre al fondo americano Greylock Capital Management.