I mercati ignorano ‘Taxmageddon’, a loro rischio e pericolo

8 Maggio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – L’anno scorso Ben Bernanke e la Federal Reserve hanno allentato le tensioni sui mercati e sul sistema finanziario, facendo affidamento su una nuova forma di politica di accomodamento monetario.

Secondo un manager di fondi hedge fund, la spinta che ha aiutato i prezzi di borsa a salire del 25% nell’ultimo periodo e’ destinata a esaurirsi. Questo perche’ gli Stati Uniti stanno per entrare in un periodo meglio noto come “Taxmageddon”.

Pedro Noronha, gestore di Noster Capital, ha una previsione piatta per il 2012, dopo i guadagni accumulati l’anno scorso dal suo veicolo di investimento grazie alle puntate speculative al ribasso sulla borsa. Il manager, che ha guadagnato solo l’1% con le sue posizioni lunghe, sostiene che l’anno 2012 diventera’ molto complicato nei prossimi mesi, con le elezioni Usa che inizieranno a occupare le menti degli operatori di borsa.

“Gli Usa dovranno fare i conti con questioni che gli investitori definiscono ‘Taxmageddon”, ovvero una serie di decisioni in materia fiscale, come quei vantaggi fiscali che resteranno in vigore fino alla fine della tornata elettorale del 6 novembre prossimo e che vedra’ sfidarsi il repubblicano Mitt Romney e il presidente in carica Barack Obama, leader dei Democratici.

“Il cosiddetto ‘Taxmageddon effect’ varra’ 500 miliardi di dollari nel solo 2013”, spiega Noronha. Esso comprende la scadenza dei tagli fiscali dell’era Bush, l’aumento delle tasse sulle buste paga, la tassa sull’eridita’ e qualche aumento fiscale del piano di assistenza medica Obama care.

Quando la maggior parte degli investitori si stava preparando a un altro round di Quantitative Easing, Bernanke ha spiazzato tutti decidendo di vendere parte del suo portafoglio di titoli di stato a breve termine e con i soldi ottenuti di ricomprare bond a lunga scadenza, un programma che va sotto il nome di “Operation Twist”.

Tra le prime e le seconde tornate di ‘quantitative easing’ c’e’ una differenza cruciale. Al contrario delle misure di QE classiche, l’Operation Twist non prevede l’emissione di nuovo denaro sui mercati.

Nella sua ultima lettera agli investitori, Noronha scrive che il rally del 25% dall’anno scorso e’ stato alimentato dalle misure non convenzionali varate dalla Fed.

“Con l’intervento Operation Twist, la Fed ha trovato un modo per tenere bassi i tassi di interesse, riducendo di conseguenza i tassi di sconto che gli investitori usano per valutare i flussi di cash futuri”. Cio’, sottolinea sempre Noronha, ha portato a un “incremento dei prezzi dei titoli di borsa, allo stesso tempo riuscendo, senza dover stampare nuova moneta fresca, a ridurre i prezzi delle commodity”.

“La Fed ha creato un altro rally artificiale. Gli investitori hanno investito sull’azionario per via dell’incremento di valore dei flussi di cassa futuri, ,a Bernanke e’ riuscito a creare una spinta ulteriore, visto che le societa’ non devono fare i conti con un rialzo dei costi dell’import”, ha spiegato il manager di fondi, citando il calo dei prezzi delle materie prime.

Anche se le politiche vengono definite positive, Noronha paragona l’operazione a un tentativo di curare un cancro, quello della crisi del debito, con un aspirina: “L’effetto che hanno avuto le misure di allentamento monetario straordinario e’ stato quello di portare l’azionario su livelli insostenibili”.