I GUADAGNI SPETTACOLARI
DI GOLDMAN SACHS

28 Maggio 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Si dice spesso che per capire l’Italia di domani bisogna guardare l’America di oggi, specialmente nella finanza. Ora, a New York, rifulge la stella di Goldman Sachs, la banca d’investimento nella quale lavorava, dopo la sua lunga direzione del Tesoro, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. Per 140 anni Goldman Sachs è stata una partnership di eletti i cui bilanci risultavano oscuri ai gentili. Dal 1999 è quotata a Wall Street e guadagna cifre spettacolari in modi che nemmeno The Economist riesce a ricostruire bene. Se l’antica reticenza era comune a molte banche private, a cominciare dalla Lazard, e dunque poteva al massimo suscitare curiosità, l’attuale difficoltà di lettura rappresenta, proprio perché resiste a un’ampia comunicazione, un problema abbastanza grande da coinvolgere le regole reali del gioco finanziario.

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Nell’esercizio 2005, Goldman Sachs ha realizzato un utile di 5,6 miliardi di dollari con un ritorno del 28% sul capitale netto tangibile, che ascende al 44% nei primi tre mesi dell’esercizio in corso quando l’utile vola a 2,4 miliardi. Performance tanto più impressionanti ove si consideri che i suoi 24 mila dipendenti sono costati in media 520 mila dollari l’anno scorso e addirittura 222 mila nel primo trimestre del 2006, concorrendo a spese operative che assorbono «solo» il 49% dei ricavi.

Il segreto di Goldman Sachs è nel trading. L’alta consulenza, i collocamenti, i finanziamenti rendono più o meno come un tempo. Il trading , invece, fatto anche prendendo posizione con fondi propri, dà ormai i due terzi dei ricavi e la spinta decisiva agli utili. Oggetto del trading può essere tutto: azioni, obbligazioni pubbliche e societarie, commodities, valute, tassi, qualsiasi materia sulla quale si possa montare un derivato da collocare presso le controparti. Una scommessa globale giocata 24 ore su 24 nei cinque continenti. Poiché la finanza pura è spesso un gioco a somma zero, se Goldman guadagna tanto e con tanta continuità, possiamo avere il dubbio che altri, nel vasto mondo, perdano tanto. Ma mentre il soggetto vincente è visibile, chi dovrebbe leccarsi le ferite ha mille volti e, finora, non si è mai lamentato. Questo fatto sembra allentare il sospetto che le carte siano truccate. Certo impressiona che il rischio medio di perdita giornaliero sia di soli 92 milioni di dollari.

Goldman Sachs ha occhi e orecchie professionali in tutto il mondo, che percepiscono subito le tendenze. Il sospetto che l’analisi tecnica sia integrata da notizie riservate ottenute consigliando multinazionali e governi accompagnerà sempre le maggiori banche d’investimento. Resta il fatto che Goldman e le altre guadagnano bene speculando al rialzo e al ribasso, grazie a sistemi di copertura che enfatizzano i profitti e limitano le perdite. Se i valori, invece, restano fermi, non lucrano nulla e pagano i costi, in assoluto rilevanti, delle coperture. Mentre la politica cerca la stabilità (basti pensare all’Unione e alla Banca centrale europea), la miglior banca del mondo ha interesse alla volatilità. Che l’estensione planetaria e la varietà degli affari sembra garantire comunque.

L’unica banca italiana paragonabile è Mediobanca. Depurata dalle attività retail , Mediobanca impiega poco più di 600 persone, che costano 200 mila euro a testa, e ha spese operative pari al 20% dei ricavi, grazie anche alla sua struttura leggera. Pur ottenendo il 20% dei ricavi dal trading , fatto su base domestica, Mediobanca dà un ritorno del 15% sul patrimonio netto, largamente investito in partecipazioni. I soci sono felici, ma le proporzioni dicono quanto l’Italia bancaria sia ormai alla periferia dell’impero.

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