I DIVIDENDI AZIONARI FANNO LA DIFFERENZA

4 Settembre 2002, di Redazione Wall Street Italia

Fino agli anni Settanta gli azionisti hanno beneficiato di ritorni elevati in termini di dividendi, molto apprezzati dalla clientela cassettista sia privata che istituzionale. Con il boom dei mercati azionari degli anni Novanta la ricerca del dividendo è stata quasi abbandonata a favore del guadagno da capital gain.

In periodi di vacche magre come quello attuale, caratterizzati dal calo dei prezzi delle azioni e da bassi rendimenti sui titoli di Stato (lo yield sul Treasury Bond a 10 anni e’ al di sotto del 4%), per il risparmiatore diventa opportuna la scelta di acquistare azioni, emesse da societa’ finanziariamente solide, che offrono ritorni elevati in termini di dividendi e che possiedono un elevato potenziale di rivalutazione nel medio termine.

CHE COSA E’ SUCCESSO AI DIVIDENDI?

Nel 1978 la pratica di distribuire utili ai soci era adottata dal 66,5% delle compagnie quotate sui principali mercati. Questa percentuale è scesa al 20,8% nel 1999. Si tratta di un calo generalizzato su tutti i settori, ma in particolare tra le start-up, le small cap e le societa’ high-tech, di cui Microsoft è l’esempio più eclatante.

Negli Stati Uniti i motivi alla base del calo sono il diverso regime fiscale rispetto ai guadagni da capital gain e l’aumento delle emissioni di nuove azioni per operazioni di M&A e per piani di stock option.

Nel primo caso il prelievo fiscale è immediato e il dividendo va ad aumentare il reddito imponibile, mentre il capital gain viene pagato nell’esercizio fiscale successivo ed è soggetto ad una tassazione separata. Nel secondo caso le società cercano di drenare liquidità per effettuare le operazioni menzionate, e quindi hanno scarsa propensione a distribuire gli utili.

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*Federico Schmid è gestore di BNP Paribas – Banque Privée, Italia.