I DATI PRO FORMA NON PORTANO CHIAREZZA

24 Agosto 2001, di Redazione Wall Street Italia

Secondo i dati di Standard & Poor’s gli utili operativi delle societa’ appartenenti all’indice S&P 500 sarebbero scesi del 32,9% nel secondo trimestre, rispetto a un anno fa, mentre per Thomson Financial/First Call tale declino sarebbe stato “solo” del 17%.

Inoltre il rapporto medio prezzo/utili sull’S&P 500 sarebbe di 22,2 per Thomson Financial/First Call, di 24,2 per Standard & Poor’s e di 36,8 (il piu’ alto mai raggiunto) se si utilizzassero i criteri contabili universalmente accettati (GAAP, Generally Accepted Accounting Principles).

La ragione di tale discordanza va ricercata nell’abitudine ormai consolidata da parte delle societa’ americane di pubblicare bilanci pro forma, che escludono una serie di costi definiti speciali, inusuali o una tantum.

Generalmente questi costi riguardano le ristrutturazioni, tagli di personale e svalutazioni delle attivita’, che secondo i criteri contabili universalmente accettati non dovrebbero essere esclusi.

Rispetto alla possibilita’ di non contabilizzare queste tipologie di costi, Standard & Poor e’ stata meno flessibile rispetto a Thomson Financial/First Call, che comunque si e’ difesa sostenendo di utilizzare i medesimi criteri degli analisti di Wall Street.

Cosi’ ad esempio, nel caso di Lowes Corp. (LOW – Nyse), per Thomson Financial/First Call la societa’ ha riportato una perdita di $1,14 per azione, per Standard & Poor la perdita e’ stata di $7,18 per azione.

Tutto cio’ finisce per confondere non poco gli investitori e crea il rischio di allontanarsi troppo dai numeri basati sulla realta’ dei fatti.

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