I CONTI IN TASCA
AL CAMPIONE
DELLA PACE

22 Marzo 2003, di Redazione Wall Street Italia

Jacques Chirac ieri ha presentato a Tony Blair le sue condoglianze per i primi caduti inglesi sul fronte iracheno, e il premier britannico ha voluto far notare “il biglietto personale” ricevuto dal presidente francese.

Ma al di là dell’etichetta e di un formale incontro bilaterale di ieri, i rapporti tra i due paesi restano tesi.

Mentre Parigi chiedeva scuse ufficiali per le esplicite accuse di aver sabotato una soluzione pacifica con la minaccia di porre il veto a qualsiasi altra risoluzione Onu, Londra non si è scusata e ha rincarato la dose con un atto ufficiale del governo.

Giovedì il ministro del Commercio inglese, Patricia Hewitt, ha depositato in Parlamento un mini dossier sui rapporti commerciali franco-iracheni. L’editorialista del New York Times, William Safire, insiste da tempo su strane triangolazioni di materiale bellico tra Parigi, Pechino e Baghdad.

Ma i documenti del governo Blair suggeriscono, dati alla mano, un’ipotesi clamorosa: i francesi avrebbero violato l’embargo Onu all’Iraq, in particolare la Risoluzione 661 che impone la restrizione degli accordi commerciali con Baghdad.

Nei primi sei mesi dell’anno scorso, ha scritto il ministro inglese, la Francia ha esportato in Iraq, aggirando le sanzioni, beni per 212 milioni e mezzo di dollari. In cambio Parigi ha acquistato prodotti per 216 milioni di dollari.

Il governo inglese non ha commentato queste cifre ma è chiara l’intenzione di fare i conti in tasca a Jacques Chirac, e di demolire la grottesca pretesa di essersi opposto all’intervento per ragioni morali (per il Figaro, Chirac è “il cavaliere bianco della pace e il campione di tutti gli oppressi della Terra”).

L’Economist dà una lettura nobile dello scontro tra i due paesi. Dalla crisi di Suez del 1956, la Francia pensa che il suo ruolo sia quello di bilanciare lo strapotere americano, mentre Londra è convinta che soltanto insieme con Washington può contribuire a governare il mondo.

Molti osservatori, più semplicemente, credono che l’argomento presentato dalla signora ministro inglese sia quello decisivo: Parigi teme che l’esercito angloamericano, una volta liberata Baghdad, possa liberamente accedere ai documenti riservati del regime di Saddam.

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