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I CICLI ECONOMICI NON FINISCONO PIU’ ALL’ IMPROVVISO?

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(WSI) –
Quel che rende unico l’attuale ciclo economico è stato – ed è tuttora – il livello relativamente basso dei tassi di interesse, l’estrema prudenza gestionale delle aziende, la compressione dei costi dopo gli eccessi di fine anni Novanta, e il fatto che la crescita si sia infiammata contemporaneamente in molte aree del mondo».

Ecco le sorgenti da cui trae alimento la forza dell’economia internazionale secondo Karen Olney, strategist azionario europeo di Merrill Lynch e curatrice dell’indagine sulle aspettative dei grandi investitori internazionali. Perché è così importante conoscere il «sentiment» degli investitori professionali?

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«L’indagine sui fund manager offre uno spaccato delle loro opinioni che si rivela preziosissimo per conoscere le linee di tendenza delle vendite e degli ordinativi aziendali, l’evoluzione dei costi e le prospettive di crescita. Tutte informazioni di prima mano che i gestori ricavano dai frequenti incontri e colloqui diretti con il management delle imprese».
E i fund manager hanno decretato che il ciclo economico ha ancora lunga vita…

«E’ esattamente questa la loro valutazione. In pratica dopo la correzione dei mercati azionari del 2000 – la più grave dopo la crisi del 1929 – l’economia globale ha registrato un brusco rallentamento. Ma il forte calo dei tassi di interesse deciso immediatamente dalla Fed guidata da Alan Greenspan e l’eliminazione degli eccessi creati dal boom delle dotcom sono i fattori che ancora oggi continuano a spingere la crescita economica e l’aumento degli utili aziendali».

Si sta forse andando verso una fine dei cicli economici?
«Questo è ciò che sperano in molti. Ed effettivamente la scarsa volatilità dei mercati indica che nessuno prevede che il ciclo finisca all’improvviso. La politica monetaria reagisce rapidamente alle minacce inflazionistiche, l’economia è meno sensibile ai prezzi delle materie prime, i mercati sono più aperti di un tempo. Tuttavia i forti squilibri commerciali tra le grandi aree del mondo potrebbero portare a qualche forte e improvviso aggiustamento. Semplicemente non lo sappiamo».

In questo scenario quali sono le sue scelte settoriali?
«Al momento in Europa siamo neutrali sulle tecnologie, sebbene i produttori di hardware siano trattati a multipli inferiori a quelli delle società industriali. Ci piacciono invece i gruppi assicurativi, con una preferenza per le compagnie più attive nel ramo vita».

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