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I CDS: DA ASSICURAZIONE A RASSICURAZIONE

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Leon Zingales e’ collaboratore di WSI. PhD in Fisica, Dipartimento di Matematica, Università di Messina, gestisce anche il bel blog IlCignoNero e che ringraziamo. Carmela Vitanza e’ Professore Ordinario di Analisi Matematica, Dipartimento di Matematica, Università di Messina. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero degli autori e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Dopo la crisi culminata con la sfiorata apocalisse del Settembre 2008 vi erano due possibili alternative: una dolorosa (anzi tremenda) ristrutturazione del sistema finanziario ed un’altra strada, apparentemente meno drammatica, che consisteva nel tappare le falle nella maniera più approssimativa possibile onde tirare avanti come se nulla fosse accaduto. E’ chiaro a tutti quale via è stata intrapresa.

Socializzando i debiti del sistema finanziario aumentando a dismisura i debiti pubblici si è tamponato la crisi ma si è sperperato una immensità di denaro pubblico che avrebbe consentito di rendere meno traumatico il cammino sulla strada di una riorganizzazione fallimentare del sistema finanziario. Allorché il sistema rientrerà in fibrillazione (a prescindere dalla causa scatenante, finanziaria o valutaria), arrivati a questo punto non capiamo su quali risorse gli Stati potranno contare onde contrastare il rapido impoverimento generale. Tutto questo contesto dovrebbe far volare qualsiasi indice di misura del rischio.

I CDS (acronimo di Credit Default Swap) rappresentano essenzialmente una assicurazione contro il fallimento di una azienda o di uno Stato. Il compratore si assicura contro il default pagando una somma al venditore (sovente banche ed assicurazioni). Per questo il CDS è spesso utilizzato come polizza assicurativa o copertura per il sottoscrittore di un’obbligazione. I CDS potenzialmente sono una bomba atomica (o mostro dell’apocalisse fate voi) per il sistema finanziario mondiale; in caso di fallimento i colossi finanziari o assicurativi dovrebbero rimborsare cifre così alte da richiedere una liquidità immensa che nessuno ha.

In teoria più il mercato dei CDS teme l’insolvenza di un emittente, più il CDS di riferimento dovrebbe aumentare di prezzo. Ma, soprattutto per quanto riguarda i debiti sovrani, le cose vanno diveramente.

Diamo un’occhiata ad alcuni dati emblematici considerando il rapporto debito/PIL. Le grandi potenze economiche si stanno italianizzando: in USA e Gran Bretagna il debito pubblico si sta avvicinando al 100% (solo in piccola parte l’aumento del rapporto è causato dalla diminuzione del denominatore, ossia dalla decrescita del PIL). Non dimentichiamo che, oltre all’enorme debito privato (103% nella Gran Bretagna e 108% in Usa), vi sono deficit correnti che si avvicinano al 12%. A tutto ciò si aggiunga che, fonte Phoenix Project, sono previste nuove emissioni di debiti sovrani nel 2010 di oltre 3000 Miliardi di Dollari dagli USA e 320 da parte del Regno Unito.

Eppure, mentre un anno fa, il 31-12-2008, i CDS (costo annuo per assicurare un debito di 10000 Dollari) relativi ad USA, UK erano rispettivamente 67 e 107, oggi i CDS sono divenuti 43 e 81. Insomma, malgrado l’aumento esponenziale di deficit e debito pubblico, il debito sovrano è considerato più sicuro.
Appare chiaro che il costo dei CDS è ormai da vedersi in ambito relativo; di conseguenza non è che la situazione stia migliorando, bensi’ tutto sta peggiorando. Non è che le montagne alte (in questa metafora il picco rappresenta un indice di rischio) stiano scendendo, ma semplicemente anche le colline stanno diventando montagne. In quest’ottica i valori dei CDS assurgono al significato non di assicurazione contro il rischio, ma di rassicurazione dal rischio.

Pertanto chi pensa di poter valutare la solvibilità dei paesi più grandi in virtù dell’andamento dei CDS è un illuso. E’ eufemistico dire che l’andamento dei CDS è edulcorato ed è divenuto indipendente dalla valutazione del rischio reale. Ormai i CDS in qualche modo rappresentano, più che una corretta misura del rischio reale, una sorta di ottimistico auspicio.
In fondo è assolutamente comprensibile: passi forse per Grecia e Dubai, ma che senso avrebbe assicurarsi contro il fallimento di USA e UK? Un simile atto avrebbe il medesimo significato di puntare sulla propria morte (tra l’altro non avendo alcun erede).