I 50 PAPERONI
DI PIAZZA AFFARI

2 Aprile 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Poco meno di 350 milioni di euro: a tanto ammonterebbe secondo uno studio pubblicato da “Milano Finanza” la torta che si spartiscono i top manager delle società a maggior capitalizzazione quotate a Piazza Affari. Fra stipendi, benefit, premi e stock option, nel 2005 i 50 uomini d’oro della Borsa italiana contabilizzano una cifra ragguardevole.

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In testa alla classifica stilata da Milano Finanza c’è l’ex numero uno dell’Eni: Vittorio Mincato ha la busta paga più pesante in assoluto, ben 16 milioni e 598mila euro, composta da un emolumento base pari a 230mila euro, mentre il resto è rappresentato da stock option ( 644mila euro), premi, e bonus. In seconda posizione Antonio Favrin, presidente di Marzotto, con 14 miliardi e mezzo abbondanti. Terzo Marco De Benedetti, ad della Telecom, quarto Paolo Scaroni, ex amministratore delegato dell’Enel, passato poi a guidare il Cane a sei zampe, che nel 2005 ha percepito poco meno di 9 milioni e mezzo di euro.

Poco meno che scontate le remunerazioni sborsate dalla Fiat per pagare gli attuali timonieri del Lingotto: i dati, divenuti di dominio pubblico all’inizio del mese di marzo, vedono un testa a testa fra il presidente Luca Cordero di Montezemolo con 7,039 milioni di euro e l’amministratore delegato Sergio Marchionne (6,999 milioni). In realtà, secondo quanto riportato a suo tempo dal Sole 24 Ore, a guadagnare di più sarebbe l’ad, in vitù di emolumenti che gli derivano da altri incarichi in seno al Lingotto: secondo i calcoli del quotidiano paglierino Marchionne arriverebbe a incassare 7,8 milioni di euro.

Fra i nomi illustri che non compaiono nei primissimi posti della classifica stilata da Milano Finanza , segnaliamo Marco Tronchetti Provera con 5,2 milioni percepiti in qualità di presidente della Telecom e Pier Silvio Berlusconi, con ” appena” 2 milioni di euro che gli arrivano per la sua vicepresidenza di Mediaset. Più in basso ancora Luciano Benetton, presidente dell’omonimo gruppo, che nel 2005 ha ricevuto 1,6 milioni. Molto nutrita la pattuglia dei banchieri, che con poche eccezioni si collocano tutti nelle prime posizioni. A sorpresa, però, il primo è Alberto Nagel ( 9,1 milioni), direttore generale di Mediobanca, uno dei delfini dell’ex ad di Piazzetta Cuccia Vincenzo Maranghi, fatto fuori dalle banche nell’aprile di tre anni fa.

A poca distanza – si fa per dire – il grande timoniere di Unicriedito, Alessandro Profumo, con 7,8 milioni di euro, seguito da Corrado Passera ( Banca Intesa), cui sono andati oltre 6 milioni e mezzo fra emolumenti, bonus e premi vari. Interessante lo spaccato che rigurda le società di calcio quotate in Borsa. A fare la parte del leone quanto è la famosa triade bianconera: Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Roberto Bettega, rispettivamente direttore generale, amministratore delegato e vicepresidente della Juventus.

Ebbene, il primo ha contabilizzato 2,4 milioni (di cui però appena 5mila euro di emolumento), il secondo 2,1 milioni e il terzo 1,2. Rosella Sensi, amministratore delegato della As Roma, ha guadagnato poco meno: un milione e 140mila euro. Vale la pena di notare però, che il re delle stock option, non compare del tutto nella classifica: si tratta di Rosario Bifulco, amministratore delegato di Lottomatica che ha appena incassato 30 milioni di euro grazie all’esercizio delle stock option. Soldi che verranno contabilizzati però, alla fine dell’anno in corso.

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