HO PAGATO I POLITICI PER SALVARE FAZIO

10 Febbraio 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Un terremoto che parte dalla sala colloqui del carcere di San Vittore, rimbalza negli uffici della Procura della Repubblica e investe la ribalta della politica. A partire dalla metà di gennaio, quando era in carcere ormai da un mese, Gianpiero Fiorani, – l’ex presidente della Banca popolare italiana arrestato per associazione a delinquere – ha deciso di fare pesanti ammissioni sui rapporti della sua banca con personaggi di primo piano della vita politica.

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Fiorani non si è limitato a confermare quanto il suo collaboratore Donato Patrini aveva dichiarato sui prestiti allegri della Popolare a una serie di esponenti del centrodestra. Ha anche dato una spiegazione precisa del perché di quei pagamenti. Quei soldi, dice Fiorani, furono il prezzo per comprare alcuni di quei politici e metterli al servizio della causa cruciale: il salvataggio di Antonio Fazio, il governatore della Banca d’Italia, nume tutelare di Fiorani e dei suoi progetti.

Fu pagando personaggi di Forza Italia e della Lega Nord che venne comprato il sostegno a Fazio. Fiorani rivela che anche l’acquisto di Credieuronord, la banca leghista rilevata dalla Bpi quando era sull’orlo di un crac disastroso, faceva parte di quell’accordo. Due, tra i personaggi chiamati in causa da Fiorani, sono uomini di governo. Uno è un ministro: Roberto Calderoli, Lega Nord, ministro per le Riforme. L’altro è il suo “vice”: Aldo Brancher, Forza Italia, sottosegretario alle Riforme. Ieri negli ambienti della Procura milanese si diffonde la voce che i due siano già stati iscritti nel registro degli indagati per finanziamento illecito, insieme ad altri esponenti chiamati in causa prima da Patrini e poi da Fiorani. La Procura smentisce. Ma la decisione, che sia stata o no formalizzata con l’iscrizione, è comunque presa.

Anzi: l’unica incertezza riguarda il titolo di reato da formulare a carico degli indagati. Se le cose stanno come dice Fiorani, liquidare la vicenda come finanziamento illecito potrebbe risultare un po’ riduttivo: facendosi corrompere dai vertici di Bpi, i politici di governo sarebbero entrati di fatto a fare parte della cordata che con la benedizione di Fazio puntava ad aprire la strada alla scalata di Fiorani ad Antonveneta, stoppata solo dall’intervento della magistratura nell’estate scorsa.

Lo scenario di questo valzer di mazzette è quello dello scontro tra il governatore di Bankitalia e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, deflagrato alla fine del 2003 con il crac Parmalat. È Tremonti che vuole, a partire da allora, il disegno di legge sul risparmio che ridurrebbe bruscamente i poteri del governatore. Ma, a sorpresa, Tremonti si ritrova senza l’appoggio della Lega, che si schiera sempre più risolutamente a difesa di Fazio. Fino al voto finale, nell’aprile 2005, nel pieno della manovra Antonveneta, di un decreto che con i voti del Carroccio salva quasi per intero i poteri del governatore. Ora le dichiarazioni di Fiorani gettano una luce diversa sui motivi di questa scelta leghista.

E non casuale appare che insieme a Calderoli venga chiamato in causa Brancher, che è da sempre l’uomo di collegamento tra Forza Italia e il partito di Umberto Bossi: anche quest’ultimo indicato da Patrini come destinatario di un finanziamento da parte della Popolare.

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