HIGH-TECH: CALO DELLE VENDITE IN EUROPA E ASIA

16 Marzo 2001, di Redazione Wall Street Italia

Le societa’ high-tech americane sono destinate a registrare un calo delle vendite anche nei mercati d’oltreoceano.

La crisi delle vendite di prodotti tecnologici in Asia insieme con segnali di un rallentamento della crescita in Europa – Paesi che ammontano a circa meta’ delle vendite mondiali in Information Technology – fanno infatti pensare che l’industria tecnologica americana vedra’ accelerare il trend al ribasso.

“Sembra che ci sara’ un calo sincronizzato a livello globale – ha commentato Steven Milunovich di Merrill Lynch – invece di una forte ripresa nella seconda parte dell’anno penso che se la situazione nel resto del mondo peggiora assisteremo a una ripresa a ‘U’ e si potranno dimenticare gli utili per quest’anno”.

Secondo International Data Corporation, la ridotta crescita negli Stati Uniti indebolisce la richiesta di importazioni dall’Asia e riduce il valore delle monete asiatiche.

Di conseguenza la societa’ di ricerca prevede in quella regione una crescita delle vendite di high-tech del 10% quest’anno, contro il 16% del 2000.
Il mercato sud coreano dovrebbe addirittura crescere solo del 2% dopo l’ aumento del 47% dell’anno scorso.

“Il clima economico sta peggiorando, i consumatori stanno diventando piu’ conservatori e le spese aziendali stanno diminuendo”, ha confermato l’analista Junichi Saeki della sussidiaria giapponese di IDC.

Il mese scorso, ad esempio, Cisco Systems (CSCO – Nasdaq) aveva assicurato gli investitori che le vendite all’estero – che ammmontano per circa la meta’ del fatturato – rimanevano forti, ma la scorsa settimana il CEO John Chambers ha dovuto ricredersi e ha attribuito il taglio dell’11% della forza lavoro al rallentamento di altre parti del mondo.

Molti analisti speravano che la forte domanda straniera dell’anno scorso potesse continuare, anche perche’ le societa’ europee e asiatiche sono in ritardo rispetto agli USA nell’adozione di nuove tecnologie; ma un simile ragionamento era stato avanzato anche durante la crisi finanziaria asiatica del 1997. Allora la spesa in tecnologia e’ stata una delle prime voci ad essere tagliata.

Il problema del calo delle vendite asiatiche sarebbe un problema minore se l’Asia fosse, come gli USA, un importante acquirente di servizi high-tech, ma il mercato e’ dominato dalle vendite di hardware, piu’ vulnerabile ai problemi dei mercati dei cambi.

In Giappone, la crescita a doppia cifra dei servizi tecnologici e’ scesa l’anno scorso al 4% e IDC anticipa un simile aumetno quest’anno. Anche la domanda di computer, dopo una crescita di oltre il 25% nel 2000 dovrebbe assestarsi quest’anno attorno a un +7%.

Gli economisti credono che l’Europa abbia un mercato interno e un dinamismo economico sufficiente a isolarla in qualche modo dal crollo della crescita americana.

“Il cordone ombelicale transatlantico e’ ancora piuttosto forte – ha commentato Paul Horne di Schroder Salomon Smith Barney – ma l’ economia americana e quella europea sembrano meno correlate che in passato”.

Appena il 2,25% del prodotto interno lordo totale dei Paesi europei e’ esportato verso gli Stati Uniti, rendendo l’Unione Europea meno suscettibile al rallentamento americano, ma la crescita anche in Europa e’ destinata a calare.

IDC anticipa che quest’anno la crescita di IT in Europa passera’ dal 12,5% del 2000 all’11,1% e includendo le telecomunicazioni il calo e’ anche piu’ pronunciato, dal 10,6% del 2000 all’8,8% di quest’anno – l’industria delle telecomunicazioni ammonta infatti a circa meta’ della spesa totale di IT in Europa.

Cattive notizie quindi per societa’ quali Intel (INTC – Nasdaq) e Compaq Computer (CPQ – Nyse) che producono chip e server per apparecchi mobili.

Le societa’ che cercano di proteggersi dal calo della domanda negli Stati Uniti attraverso mercati starnieri dovranno, secondo International Data, guardare alla Cina – dopo il Giappone il secondo mercato asiatico per high-tech e quello in piu’ rapida espansione – poiche’ la crescita delle vendite dovrebbe continuare quest’anno attorno al 30%.

Nonostante l’enorme disavanzo di bilancio con gli Stati Uniti l’economia cinese dipende meno di altre da tali importazioni e nel tentativo di prepararsi all’ingresso nella World Trade Organization il Paese necessita di computer e network.